Autobiografia e scrittura terapeutica

by Elena Salem

C’è un momento nella vita in cui si sente il bisogno di raccontarsi, di fare il punto sulla propria storia. L’autobiografia può essere uno spazio di benessere e di cura. Per questo si parla di scrittura terapeutica. Ed è un bisogno che non dipende solo dagli anni che passano.

L’autobiografia

C’è un momento nella vita in cui si sente il bisogno di raccontarsi, di fare il punto sulla propria storia. Capita a tutti prima o poi. Per fare un po’ d’ordine dentro di sé, capire il nostro presente, ritrovare emozioni perdute, domandarsi come si è diventati. A chi dobbiamo essere grati, o chi o cosa è meglio dimenticare.

All’inizio è una sensazione, prima che un progetto, quasi un messaggio che ci giunge dall’interno. A volte ci accompagna come una desiderio vago che man mano si trasforma in un’urgenza che trasformiamo in progetto di pensiero autobiografico.

Quando l’autobiografia e il pensiero autobiografico entrano a far parte della nostra esperienza umana e intellettuale, esse diventano uno spazio interiore di benessere e di cura. E questo anche quando, volgendosi indietro scorgiamo momenti dolorosi, occasione perdute, storie vissute male o non vissute affatto. 

Scrittura terapeutica

Per questo si parla di scrittura terapeutica. Il ripensare alla propria vita è in qualche modo il primo passo di una riconciliazione con la propria storia. Tale riconciliazione – un’assoluzione spesso difficile – procura a sé stessi momenti di quiete. Quando scriviamo di noi anche attraverso una storia inventata, o raccontando invece fatti realmente accaduti la nostra storia si oggettivizza.

Dipinto di Francine Van Hove.

Autobiografia. Un modo per volgersi indietro 

Ma il volgersi indietro è anche un ripatteggiamento con sé stessi, per quello che si è stati.

Lucia Vasini, nota attrice streheliana, nella sua “Autobiografia” ha scritto di essere riuscita a fare ordine,  a mettere insieme i pezzi della sua vita e finalmente a capirsi.

La distanza dalle emozioni

Prendendo le distanze dalle nostre emozioni, come in un processo catartico, ne traiamo un effetto benefico e conciliatorio». Scrivendo ci si sente protagonisti della propria vita, anche di episodi che si è subiti. 

Ritrovarsi con se stessi come autori sul palcoscenico della propria esistenza, invece che come attori, aiuta a mettere insieme i pezzi della propria esistenza che non sono stati soltanto recitati, ma realmente vissuti.

Autobiografia Francine Van Hove 2

Dipinto di Francine Van Hove.

La nostra storia

Ciò che è stato poteva compiersi altrimenti, la storia avrebbe potuto conoscere altri finali, ma comunque quella storia è ciò che è quella storia è la nostra storia.

Mentre ci rappresentiamo – il nostro passato scorre come in una moviola, sviluppiamo i negativi della nostra vita  ci riprendiamo tra le mani. Ci assumiamo la responsabilità di ciò che siamo stati e a questo punto, ci possiamo anche accettare. L’effetto è, insomma, terapeutico.

Ciò che è stato poteva compiersi altrimenti, la storia avrebbe potuto conoscere altri finali, ma comunque quella storia è la nostra storia.

C’è un libro che consiglio vivamente per chi vuole affrontare il tema della scrittura terapeutica: Duccio Demetrio, Raccontarsi. L’autobiografia come cura di sé, Raffaello Cortina Editore. Se volete acquistarlo su Amazon, ecco il link: https://amzn.to/3HneAgg

Seminario Autobiografia e scrittura terapeutica 16 marzo 2024

Il 16 marzo 2024 Il Piacere di raccontare organizzerà un Seminario di una giornata in cui si approfondirà il tema dell’Autobiografia e della scrittura terapeutica.  Seguirà programma

Il dipinto in copertina è Ivana Besevic

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