La casualità del destino in Paul Auster

by M T
Paul Auster

Il 30 aprile ci ha lasciato Paul Auster, uno dei più importanti scrittori americani contemporanei, la cui vita stessa è stata un romanzo. Un intellettuale che, attraverso le sue opere, si è interrogato sul senso dell’esistenza umana e anche sul futuro del proprio Paese. 

La casualità del destino e il libero arbitrio per Paul Auster

In tutta la sua letteratura, Paul Auster ha esplorato il tema della casualità del destino e al tempo stesso del libero arbitrio, e cioè della possibilità dell’uomo di scegliere. Ciascuno di noi ha un suo destino impossibile da controllare. Ma se è vero che non possiamo influenzarlo, abbiamo sempre la possibilità di decidere come reagire a ciò che ci accade nella vita.

Paul Auster e la moglie Siri Hustvedt

L’idea di diventare scrittore gli viene a otto anni

Paul Auster era nato a Newark (New Jersey) il 3 febbraio 1947 da una famiglia di origini ebraiche.  È stato uno scrittore, ma anche poeta, saggista, sceneggiatore e regista. Ha scritto per il cinema, la TV e il teatro, dirigendo e anche recitando alcune delle sue opere.

L’idea di diventare uno scrittore gli viene a soli otto anni – lo ha raccontato lui stesso – il giorno in cui non riesce a farsi fare un autografo dalla stella del baseball, Willie Mays, perché non aveva una matita.

Da quel momento ne porterà sempre una con sé. Scriverà poi in un saggio del 1995. «Se hai una matita in tasca, c’è una buona possibilità che un giorno ti sentirai tentato di usarla».  

Paul Auster pubblica il suo primo libro “Gioco suicida” nel 1982 con uno pseudonimo, da una parte perché stava ancora cercando la sua “voce” come scrittore, ma dall’altra per mettere una linea di demarcazione tra la scrittura e i mille lavori che è costretto a fare per vivere.

La tragedia del figlio Daniel

Dopo essersi laureato alla Columbia University nel 1970, Paul Auster si imbarca come marinaio su una petroliera. Dal 1971 al 1974, con il denaro guadagnato, si trasferisce a Parigi.

In questo periodo, contrassegnato da pesanti ristrettezze economiche – vive di lezioni private, saltuarie collaborazioni con giornali e mille lavoretti, sposa Lydia Davis, dalla quale avrà il suo primo figlio, Daniel, che rappresenterà uno dei grandi drammi della sua vita.

Daniel morirà, infatti per un’overdose di eroina nel 2022, dopo essere stato arrestato e poi rilasciato su cauzione in attesa del processo per la tragica fine della figlia Ruby, di 10 mesi.

I quattro anni successivi al 1978 sono decisivi

Paul Auster divorzia dalla prima moglie e incontra la donna della sua vita, la collega Siri Hustvedt che sposa nel 1981 e da cui avrà una figlia, Sophie, che oggi è un’attrice e cantante popolare in Francia. 

Con gli anni Ottanta inizia a pieno titolo la sua carriera di scrittore, riuscendo finalmente ad avere «l’occasione di fare il lavoro verso cui mi sentivo intimamente portato».

Paul Auster, "Trilogia di New York"

Paul Auster, “Trilogia di New York”

La trilogia di New York di Paul Auster

Il successo arriva nel 1987, con la pubblicazione del romanzo “Trilogia di New York” – composto da “Città di vetro”, “Fantasmi” e “La stanza chiusa”.

Una re-interpretazione postmoderna del romanzo poliziesco americano che scardina le convenzioni del genere.

Ciascuna delle tre storie avvincenti ha al centro un personaggio che conduce una sua inchiesta che lo porterà a scoprire il proprio vero destino in uno scenario dominato dal caos, dalla casualità e dalla solitudine. Una telefonata misteriosa dà il via alla storia di Daniel Quinn (“Città di vetro”), autore di romanzi polizieschi, che si cala nel ruolo di un improvvisato detective in una New York completamente trasfigurata – città che diventerà quasi un personaggio a sé stante in molte opere dell’autore -.

In “Fantasmi” invece, colui che deve pedinare si sente a sua volta pedinato. Ne “La stanza chiusa” infine, il personaggio si immedesima nella vita dell’amico al punto da sposare la sua vedova e adottare il figlio. 

Paul Auster, "Moon Palace"

Paul Auster, “Moon Palace”

Un approccio innovativo

In altre opere come “Leviathan” (1992) e “Moon Palace” (1989), spiazza ancora una volta i lettori con un approccio del tutto innovativo.

Il primo – “Leviathan” – segue la vita e i crimini di un uomo che decide di passare dalle parole ai fatti per consegnare il proprio messaggio al mondo. Il romanzo è diviso in tre parti, ognuna delle quali è narrata da un personaggio diverso in prima persona.

Questa struttura narrativa offre una prospettiva multipla e complessa sulla storia, consentendo al lettore di ottenere punti di vista diversi e una visione più ampia dei personaggi e degli eventi.

Il secondo – “Moon Palace” – ha come protagonista Marco Stanley Fogg, un giovane orfano squattrinato che incontra Thomas Effing, l’eccentrico ottuagenario che gli racconterà la propria vita, trascinandolo in un viaggio alla scoperta di sé stesso.

La storia è raccontata attraverso una serie di flashback e salti temporali, che permettono al lettore di esplorare la vita del protagonista in modo non convenzionale. 

Paul Auster, "Diario d'inverno"

Paul Auster, “Diario d’inverno”

Per Paul Auster, la forma della scrittura deve adattarsi al contenuto e non viceversa

Questa continua ricerca di nuovi modi di raccontare riflette la  convinzione di Paul Auster che la forma della scrittura debba adattarsi al contenuto, e non viceversa.

Questo lo porta a sottolineare l’importanza di scegliere attentamente il modo in cui presentare una storia o un concetto, considerando come la forma influenzi la percezione e la comprensione del lettore.

Paul Auster e il cinema

Lo scrittore ha lasciato un’impronta significativa anche nel cinema e non solo come autore e sceneggiatore, ma anche come regista e addirittura come attore e voce narrante fuori campo.

Ha lavorato con registi di fama internazionale come Wayne Wang e Wim Wenders, portando la sua sensibilità narrativa sul grande schermo con soggetti originali e con adattamenti dei suoi stessi romanzi.

Ricordiamo ad esempio “La musica del caso” (1993) o “Smoke” (1995), co-diretto dallo stesso Auster e Wayne Wang, tratto dal suo “Il racconto di Natale di Auggie Wren” pubblicato sul New York Times nel 1990. 

Paul Auster, "Il racconto di Natale di Auggie Wren"

Paul Auster, “Il racconto di Natale di Auggie Wren”

Il racconto di Natale di Auggie Wren

La trama de “Il racconto di Natale di Auggie Wren” ruota attorno alla vita quotidiana dei personaggi che frequentano una piccola tabaccheria nel quartiere di Brooklyn, gestita appunto da Auggie (interpretato nel film da Harvey Keitel) che ha come hobby quello di fotografare ogni giorno alla stessa ora lo stesso soggetto, un incrocio, dallo stesso punto di vista.

Il film esplora, con un andamento lento, le vite interconnesse dei suoi personaggi, con particolare attenzione a Auggie, al suo cliente regolare, il romanziere Paul Benjamin (interpretato da William Hurt), e a un ladruncolo senza fissa dimora, Rashid (interpretato da Harold Perrineau Jr.).

Paul Auster, "L'invenzione della solitudine"

Paul Auster, “L’invenzione della solitudine”

L’esistenzialimo nell’opera di Paul Auster

L’esistenzialismo è un tema ricorrente nel lavoro di Auster. I suoi personaggi sono spesso alla ricerca di significato in un universo apparentemente privo di senso. Questo lo collega a scrittori come Franz Kafka e Samuel Beckett, che hanno influenzato profondamente la sua scrittura.

Con una carriera che abbraccia più di quattro decenni e numerosissimi riconoscimenti negli Stati Uniti e nel mondo, Paul Auster rimane uno dei più rilevanti scrittori americani contemporanei. 

Le sue opere continuano a catturare l’immaginazione dei lettori con la loro complessità narrativa, la loro profondità quasi filosofica e il loro incantesimo poetico. Attraverso il suo labirinto di idee, Auster invita a esplorare i recessi più oscuri dell’anima umana e a riflettere sul mistero della vita.

Le sue opere più importanti sono:

  1. La trilogia di New York
  2. Diario D’inverno
  3. L’invenzione della solitudine”
  4. Il libro delle illusioni
  5. Invisibile

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