“Elementare Watson!”. La storia di Arthur Conan Doyle, il papà di Sherlock Holmes

by M T
La storia di Arthur Conan Doyle, il papà di Sherlock Holmes

Nasceva oggi – centosessantacinque anni fa – Arthur Conan Doyle, il papà di Sherlock Holmes, il più famoso investigatore della letteratura mondiale.

A settembre Holmes sarà di nuovo protagonista in  un romanzo di Gareth Rubin per affrontare il suo grande nemico, il professor James Moriarty.  Una “rinascita” del personaggio che è stata approvata direttamente dai discendenti di Sir Arthur Conan Doyle. 

Elementare Watson!

La celebre espressione “Elementare Watson!”, contrariamente a quanto si creda, non fu mai scritta da Conan Doyle. Ma comparve in una delle prime apparizioni cinematografiche di Sherlock Holmes, nel film “The Return of Sherlock Holmes” del 1929. E da allora divenne parte integrante del lessico del celebre investigatore privato.

Arthur Conan Doyle bambino

Arthur Ignatius Conan Doyle nasce il 22 maggio 1859 Edimburgo (Scozia).  La madre, Mary Foley è irlandese e cattolica, il padre, Charles Altamont Doyle è un artista illustratore, ma soprattutto è un alcolizzato. Per questo l’infanzia di Arthur trascorre all’insegna dell’instabilità economica e della solitudine, finché alcuni suoi parenti non si offrono di pagare per la sua istruzione.

Si diploma nel 1876 ma, pur avendo mostrato sin da piccolo un’attitudine alla narrativa e nonostante la tradizione artistica della famiglia. decide di iscriversi alla facoltà di Medicina.

La laurea di Medicina

Da studente conosce anche altri futuri autori come James Matthew Barrie e Robert Louis Stevenson. Ma l’uomo che più di tutti lo influenzerà è il suo professore e chirurgo, Joseph Bell, pioniere della scienza forense

da cui prenderà spunto per l’osservazione, la logica e la deduzione. Doti che lo scrittore Conan Doyle successivamente attribuirà al suo personaggio  Sherlock Holmes. 

Dopo aver conseguito la laurea in medicina presso l’Università di Edimburgo nel 1881, il giovane Arthur trova un impiego nella Marina Mercantile come medico di bordo e questo gli offre la straordinaria opportunità di visitare luoghi come l’Africa e le Indie Occidentali, esperienze di cui troviamo ampie tracce nelle sue opere.

Arthur Conan Doyle, "Lo studio in rosso"

Arthur Conan Doyle, “Uno studio in rosso”

Lo studio medico

Dopo aver lasciato la Marina Mercantile, Conan Doyle apre uno studio medico a Southsea, vicino a Portsmouth e si sposa con Louisa Hawkins. Tuttavia, la passione per la narrativa, per nulla sopita, lo porta a dedicarsi sempre più alla scrittura. Nel 1887, pubblica il suo primo romanzo, Uno studio in rossoche presenta per la prima volta al mondo il celebre detective Sherlock Holmes e il suo compagno, il dottor John Watson.

Il successo di Holmes è immediato in Gran Bretagna e negli Stati Uniti e Conan Doyle inizia la lunga saga dedicata all’investigatore di Baker street.

Lo scrittore è un appassionato giocatore di cricket e un sostenitore della spiritualità, anche se alla fine della sua vita si dichiarerà ateo. 

È un fervente sostenitore della giustizia sociale e si interessa a questioni politiche e sociali, come ad esempio il trattamento degli indigeni nelle colonie. Conan Doyle venne nominato Cavaliere nel 1902 per i suoi servizi alla Corona britannica.

Il 7 luglio 1930 Arthur Conan Doyle muore a Crowborough, Sussex, Inghilterra, lasciando un’eredità letteraria che continua ad essere apprezzata da lettori di tutto il mondo.

I “casi” di Sherlock Holmes

Tra il 1887, in cui esordì con “Uno studio in rosso” e il 1927, l’anno de “Il Taccuino di Sherlock Holmes“, Doyle ha pubblicato una sessantina tra racconti e romanzi dedicati al  brillante investigatore.

I più famosi e rappresentativi tra questi sono senza dubbio Il segno dei quattro (1890) e Il mastino dei Baskerville (1902).

Arthur Conan Doyle, "Il segno dei quattro"

Arthur Conan Doyle, “Il segno dei quattro”

Nel primo, Sherlock Holmes e il dottor Watson indagano su una misteriosa serie di eventi collegati a un tesoro rubato in India durante la ribellione dei Sepoy nel 1857.  Nella vicenda, una giovane donna, Mary Morstan, chiede aiuto a Holmes per risolvere il mistero della scomparsa di suo padre e di un altrettanto misterioso regalo – una magnifica perla – che riceve ogni anno da uno sconosciuto Durante l’indagine, Holmes e Watson si scontrano con efferati criminali e intraprendono un’avventurosa ricerca. Attraverso astuzia, deduzione e azione, Holmes risolve il mistero e restituisce la pace a Mary Morstan.

Nel secondo, “Il Mastino dei Baskerville“, forse il più noto in assoluto, la trama ruota attorno alla famiglia Baskerville, la cui eredità è segnata da una maledizione che vede la morte dei suoi membri per mano di un misterioso mastino infernale. Sherlock Holmes e Watson sono incaricati di indagare sulla morte di Sir Charles Baskerville che sembra essere stata causata proprio dalla creatura leggendaria. Mentre Watson si trasferisce a Baskerville Hall per proteggere il successore, Sir Henry Baskerville, Holmes conduce un’indagine da Londra. Attraverso una serie di colpi di scena Holmes e Watson svelano un complotto, sconfiggono il piano dei cospiratori e risolvono il mistero del mastino dei Baskerville.

Non solo Sherlock Holmes

Nonostante il successo, anche economico, derivante dalle avventure di Holmes, Conan Doyle desiderò essere riconosciuto anche per altri suoi lavori letterari che spaziavano dal romanzo storico alla fantascienza.

Arthur Conan Doyle, "Il mastino dei Baskerville"

Arthur Conan Doyle, “Il mastino dei Baskerville”

Il successo di Sherlock Holmes

Alla base del grande successo di questo personaggio c’è una combinazione, unica per l’epoca e forse anche oggi, di capacità narrativa, abilità descrittiva, la creazione ingegneristica di storie a congegno. Doyle riesce a rendere vivi i suoi personaggi, dotandoli di complessità e sfumature psicologiche, suscitando una profonda empatia con il lettore.

Il personaggio di Sherlock Holmes

Sherlock Holmes è l’archetipo del detective privato. Dotato di un acume straordinario è in grado di dedurre informazioni su una persona o una situazione semplicemente osservando dei piccoli dettagli e concatenandoli con una logica rigorosa. L’investigatore è un eccellente osservatore e risolve casi che sembrano incomprensibili, collegando indizi apparentemente insignificanti che sfuggono alle persone che lo circondano. 

Freddo, distaccato, estremamente razionale, Sherlock si affida solo alla logica. Rifiuta l’irrazionalità, il misticismo e persino le emozioni. Tuttavia, dimostra affetto e lealtà nei confronti del suo amico e compagno, il dottor John Watson.

Un tratto controverso del personaggio di Holmes è la sua dipendenza dalla cocaina che utilizza per stimolare la sua mente quando non è impegnato in un caso. Questo aspetto del personaggio riflette l’uso comune di sostanze stimolanti nell’era vittoriana, ma è stato oggetto di critica in tempi più recenti.

Il dottor Watson, la sua spalla

Watson è il braccio destro e narratore delle gesta di Sherlock Holmes. Egli è un medico e un ex ufficiale dell’esercito britannico. In pratica, il Dottor Watson è l’altra metà del genio investigativo di Holmes. Rispetto al suo amico, è più pratico ed emotivo, ma dimostra comunque un’intelligenza e un coraggio notevoli nelle indagini. La sua presenza controbilancia le caratteristiche più eccentriche di Holmes.

A differenza di Holmes, Watson conduce uno stile di vita più borghese e convenzionale. Si sposa e ha una famiglia durante il corso delle storie, e talvolta si preoccupa per le spese e le comodità della vita quotidiana. La sua lealtà e devozione nei confronti di Holmes sono assolute.

La loro amicizia è un elemento centrale di tutti i romanzi che hanno come protagonista Sherlock Holmes.

Il professor Moriarty

Il professor Moriarty è l’arcinemico di Sherlock Holmes, un genio criminale che rappresenta la sua nemesi. Anche se non appare in tutte le storie, la sua presenza si fa sentire in molte delle avventure del famoso detective, poiché è responsabile di molte delle cospirazioni che lui dovrà affrontare.

Arthur Conan Doyle, "Il mondo perduto"

Arthur Conan Doyle, “Il mondo perduto”

Lo stile letterario di Arthur Conan Doyle

Per quanto subisca inevitabilmente i segni del tempo, lo stile narrativo di Arthur Conan Doyle risulta ancora attuale ed è fonte di ispirazione per molti giallisti contemporanei. Lo scrittore utilizza descrizioni vivide spesso ricche di dettagli visivi, sonori e sensoriali, che aiutano il lettore a immergersi nella storia.

È un maestro nel creare suspense e mantenere l’interesse del lettore con trame intricate e colpi di scena che si succedono a ritmo serrato. Doyle intesse la sua narrazione con un approccio realistico e razionale.

Il contesto storico di Sherlock Holmes e Sir Arthur Conan Doyle

Sherlock Holmes e Sir Arthur Conan Doyle condividono lo stesso periodo storico, l’epoca vittoriana, che va dalla metà del XIX° secolo fino alla morte della regina Vittoria nel 1901.

Un periodo caratterizzato da significativi cambiamenti sociali, politici e tecnologici. L’impero britannico raggiunge l’apice della propria espansione coloniale. La rivoluzione industriale cambia radicalmente lo scenario inglese e mondiale. Nascono nuove industrie e molti lasciano le proprie attività artigianali e agricole per spostarsi nelle nuove città che si sviluppano intorno alle fabbriche. Nasce la classe operaia industriale e il divario tra ricchi e poveri aumenta. La scienza e la tecnologia fanno progressi significativi. Scoperte e innovazioni come le macchine a vapore  o l’introduzione della luce elettrica cambiano il mondo e influenzano anche le storie di Conan Doyle.

L’epoca vittoriana vede anche importanti riforme sociali e culturali, inclusi i primi movimenti per i diritti delle donne e la lotta per l’abolizione della schiavitù che vede Doyle, fervente sostenitore della giustizia sociale, impegnato in prima persona.

Copertina del film "Sherlock Holmes", 2009, diretto da Guy Richie

Copertina del film “Sherlock Holmes”, 2009, diretto da Guy Ritchie

L’eredità di Arthur Conan Doyle

Molti degli autori contemporanei ad Arthur Conan Doyle sono stati influenzati dall’ingegno narrativo e investigativo di Shelock Holmes. Tra questi, Agatha Christie e il suo altrettanto noto personaggio, Hercule Poirot. Raymond Chandler, considerato uno dei padri del romanzo poliziesco americano, con il suo protagonista Philip Marlowe e anche la celebre autrice britannica P.D. James ha ereditato parte della tradizione del giallo classico di Conan Doyle.

Michael Connelly, autore di numerosi bestseller nel genere del giallo e del thriller, ha dichiarato apertamente di essere stato influenzato da Conan Doyle e dalle sue tecniche di narrazione.

Infine, l’autore britannico Anthony Horowitz ha raggiunto la notorietà scrivendo nuove avventure di Sherlock Holmes con il permesso degli eredi di Arthur Conan Doyle.

Le trasposizioni teatrali e cinematografiche

La popolarità e l’impatto dell’opera di Doyle hanno da sempre stimolato il mondo dello spettacolo. Dagli anni trenta del Novecento al 2017 non si contano le trasposizioni teatrali e cinematografiche delle avventure di Sherlock Holmes.

Inoltre parole, a distanza di più di un secolo, le storie di Sherlock Holmes, originali, reinterpretate o trasposte che siano, continuano a catturare l’immaginario collettivo.

Ecco qui un elenco delle sue opere più importanti:

  1. Uno studio in rosso
  2.  Il segno dei quattro
  3. Il Mastino dei Baskerville
  4. Il mondo perduto

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