Da dove nasce il mito di Franz Kafka?

by M T
Franz Kafka

Cento anni fa si spegneva a soli 39 anni Franz Kafka. Dopo la sua morte Max Brod, suo amico ed esecutore testamentario ne ha pubblicato i testi inediti – Il processo” e “Il castello” –  che insieme a “La metamorfosi” ne hanno creato il mito. Ma quali sono gli aspetti della sua letteratura ad averlo trasformato in un mito?

Al centro della narrazione di Franz Kafka

Al centro della narrazione di Franz Kafka vi sono le tematiche dell’esclusione, dell’incomunicabilità, della solitudine e dell’angoscia dell’uomo di fronte al mistero della vita e della sua impotenza a trovare risposte al problema del male e dell’esistenza di Dio.

Tutto ciò unito al senso di colpa e al perenne timore della condanna.

Tutte queste tematiche lo scrittore le esprime in romanzi e racconti difficilmente riconducibili a un genere, in quanto si tratta piuttosto di una commistione di generi, che spazia tra il fantastico, l’allegorico, lo psicologico. I suoi personaggi sono oppressi da leggi misteriose e da apparati burocratici assurdi, gravati da un oscuro destino.

La storia di Kafka

Franz Kafka nasce il 3 luglio 1883 a Praga, allora parte dell’Impero austro-ungarico, in una famiglia ebraica di lingua tedesca. La sua identità ebraica, la cultura tedesca e la città di Praga, all’epoca un grande crocevia di culture, espandono la sua visione del mondo e influenzano la sua scrittura.

Ma è soprattutto la situazione familiare a influenzare il suo modo di relazionarsi alla vita e alle persone che lo circondano. La madre, Julie Löwy, è affettuosa, ma distante, incapace di veri slanci. Suo padre, Hermann, un commerciante, è autoritario e severo. Ed è proprio il rapporto difficile a conflittuale con il padre, a permeare la sua visione del mondo e influenzare la scelta dei temi dei suoi scritti: l’avversione contro l’autorità costituita e il senso di oppressione verso qualsiasi forma di istituzione.

Studia legge all’Università Karl-Ferdinand di Praga, laureandosi nel 1906. Lavora per varie compagnie di assicurazione, tra cui l’Istituto Assicurativo per gli Infortuni dei Lavoratori del Regno di Boemia. Il suo lavoro quotidiano è spesso frustrante e alienante, come accade nella vita dei suoi personaggi.

Ma in questo “posto” lui rimane per gran parte della sua vita, almeno fino a che non deve allontanarsi dalla vita lavorativa per motivi di salute, e cioè fino a quando la tubercolosi, che aveva contratto sin da giovane, lo costringe a ricoverarsi in una clinica dove rimarrà fino alla morte.

"Il processo", Franz Kafka

“Il processo”, Franz Kafka

Franz Kafka nell’immaginario collettivo

La vita di Franz Kafka è segnata da gravi problemi di salute, da relazioni difficili con il mondo femminile e da un profondo senso di alienazione. Sentimenti che si riflettono fortemente nell’angoscia della condizione umana che ritroviamo in tutte le sue opere.

Generazioni di accademici e critici, poi, hanno sempre alimentato l’immagine di Franz Kafka come il prototipo del genio paranoico, frustrato da un lavoro ripetitivo, senza alcuno sbocco creativo, tormentato dalla paura – e insieme da un bisogno compulsivo – del sesso e da un padre terribile.

Quale significato si attribuisce all’aggettivo “kafkiano”

Non a caso, il termine kafkiano è considerato sinonimo di: “inquieto, angoscioso, desolante, o paradossale, allucinante, assurdo” (Enciclopedia Treccani).

Tuttavia, in Excavating Kafka, un controverso libro pubblicato nel 2008, James Hawes, romanziere e storico inglese, azzarda una versione diversa dell’autore, dipingendolo come un giovane di città, ben curato, che frequenta bordelli, ha rapporti sessuali regolari con una ragazza povera, ma carina ed è abbonato a una rivista pornografica di lusso (pubblicata dallo stesso uomo che pubblicò i suoi primi racconti).

Stabilire quale sia la versione più fedele di Kafka come personaggio, a cent’anni dalla sua morte, è però un esercizio non solo difficile, ma anche del tutto irrilevante di fronte all’indiscutibile valore dell’eredità letteraria e di pensiero che l’autore ci ha lasciato.

L’eredità ebraica

I suoi “Diari” sono pieni di riferimenti a scrittori “yddish”. Tuttavia, nell’ adolescenza, si dichiara ateo. Anche in seguito avrà con la religione ebraica un rapporto controverso e altalenante. Hawes suggerisce che Kafka si sentisse a disagio con la propria ebraicità.

Secondo Harold Bloom (critico letterario), nonostante questo disagio, Kafka è “lo scrittore ebreo per eccellenza” e Lothar Kahn, Professore di letteratura e lingue moderne alla Central Connecticut State University (noto per il suo atteggiamento conciliatorio riguardo al rapporto tra tedeschi ed ebrei) conferma questa seconda ipotesi affermando che “la presenza dell’ebraicità nell’opera di Kafka non è più soggetta a dubbi”, soprattutto per quanto riguarda i temi della colpa, della redenzione e della ricerca di significato

"Il castello", Franz Kafka

“Il castello”, Franz Kafka

La scrittura di Franz Kafka

Lo scrittore scrive principalmente di notte e considera la scrittura come una necessità vitale, ma pubblica solo una piccola parte delle sue opere mentre è in vita, tra le quali “La metamorfosi” (1915). Romanzi come “Il processo” (1925) e “Il castello“(1926), saranno pubblicati postumi grazie al suo amico ed esecutore testamentario Max Brod, nonostante Kafka gli avesse espressamente ordinato di distruggere i suoi manoscritti.

Le opinioni politiche

Kafka è un ebreo ceco e il ceco è la lingua della sua famiglia, ma in realtà sceglie deliberatamente di scrivere in tedesco, una lingua considerata di minoranza nel suo Paese, come forma di ribellione contro la lingua di Stato, quella dei padroni e della maggioranza.

Prima dell’inizio del primo conflitto mondiale Kafka partecipa alle riunioni di un’organizzazione anarco-socialista, anti militarista e anti clericale ceca. La successiva adesione all’ideologia socialista metterà in crisi la sua amicizia, che risale ai tempi della scuola, con Hugo Bergmann che invece si professa sionista (anche se ai tempi questa definizione non esisteva). Nei suoi diari, Kafka fa anche riferimento al principe filosofo russo Pëtr Alekseevič Kropotkin, uno dei primi sostenitori dell’anarco-comunismo.

La malattia

Kafka soffre di problemi di salute per tutta la vita. È tormentato da frequenti emicranie, insonnia, e difficoltà di digestione. Nel 1917, gli viene diagnosticata la tubercolosi, una malattia che lo affliggerà fino alla morte a soli quarant’anni.

Le sue relazioni personali sono complicate. Ci sono state tre donne importanti nella sua vita: Felice Bauer, Milena Jesenská e Dora Diamant, ma non riesce ad andare oltre il fidanzamento.

Verso la fine della sua vita Kafka manifesta al ritrovato amico Hugo Bergmann, che nel frattempo si è trasferito a Tel Aviv, la sua intenzione di raggiungerlo in Palestina. Bergmann si rifiuta di ospitarlo perché teme che Kafka possa infettare i suoi figli con la tubercolosi. Kafka muore il 3 giugno 1924, all’età di 40 anni, in un sanatorio a Kierling, vicino a Vienna, a causa della tubercolosi. Le sue ultime settimane sono segnate da una grande sofferenza, ma ad assisterlo c’è la sua ultima compagna, Dora Diamant.

"America", Franz Kafka

“America”, Franz Kafka

Il suo pensiero ruota attorno all’alienazione dell’individuo e all’assurdità dell’esistenza umana

In un mondo dominato da forze ostili e incomprensibili e da sistemi burocratici asfissianti e paradossali, il suo pensiero ruota attorno all’alienazione dell’individuo e all’assurdità dell’esistenza umana. Kafka analizza e descrive il senso di smarrimento dell’uomo nella sua lotta quotidiana contro un universo caotico e indifferente, in cui diventa inutile cercare un significato o, men che meno, la giustizia.

Le sue opere esplorano temi come la solitudine, la colpa, l’impotenza e la disumanizzazione

E lo fa attraverso l’uso di simboli e di metafore potenti, come la celeberrima trasformazione del protagonista de “La metamorfosi” che da un giorno all’altro inspiegabilmente si trasforma in un insetto.

Le tematiche filosofiche nelle sue opere

Franz Kafka non era un filosofo e non ha mai scritto esplicitamente di filosofia, ma la sua formazione e le sue letture lo hanno esposto a diverse influenze di natura filosofica. Le idee e i temi presenti nelle sue opere testimoniano un’interazione continua con le questioni filosofiche centrali del suo tempo.

Anche se Kafka è morto prima della pubblicazione di “Essere e tempo” di Martin Heidegger (1927), alcuni temi come l’essere-nel-mondo, l’angoscia esistenziale e la questione dell’autenticità, che già si respiravano negli ambienti culturali di Praga prima della pubblicazione, trovano eco nelle sue opere.

Anche l’influenza di Sigmund Freud e della psicoanalisi è rilevabile nelle opere di Kafka in aspetti come il subconscio, i sogni, la sessualità e i conflitti familiari (soprattutto il complesso paterno). Infine anche la tradizione e il misticismo tipici della cultura ebraica, hanno lasciato un segno più che evidente in molte delle sue opere.

Lo stile letterario dell’autore

Il linguaggio di Franz Kafka è preciso e clinico, con una semplicità, in aperto contrasto con la complessità e la profondità delle sue tematiche. Il realismo sobrio si mescola con elementi surreali e simbolici, creando situazioni paradossali e, per certi versi, anche divertenti. Le sue descrizioni accurate creano un senso di normalità quotidiana che poi l’autore stravolge all’improvviso con elementi assurdi, creando un’atmosfera di angoscia e alienazione che coinvolge il lettore.

"La metamorfosi", Franz Kafka

“La metamorfosi”, Franz Kafka

La metamorfosi

La metamorfosi(“Die Verwandlung” – 1915) è una delle opere che maggiormente identificano l’autore. Affronta temi come l’alienazione, la perdita di identità e soprattutto l’incomprensione familiare. Tutto ruota intorno alla trasformazione, improvvisa e senza colpa, del protagonista Gregor Samsa in un insetto enorme e mostruoso non meglio definito. Come spiega lo scrittore Giorgio Fontana nel suo ultimo libro Kafka. Un mondo di verità, non si tratta, come pensano i più, di uno scarafaggio, ma piuttosto di un parassita, di un animale infestante e spregevole, che l’autore ha volutamente tenuto nel vago per costringere ogni lettore a immaginarsi quello più adatto a incarnare le proprie paure. 

La storia racconta di come il giovane Gregor cerchi di adattarsi a questa sua nuova bizzarra condizione e di quanto siano grotteschi e persino ridicoli i suoi vani tentativi di relazionarsi con i genitori, con la sorella e persino con il suo datore di lavoro che però lo rifiutano. In ultima analisi, l’amara rappresentazione di una famiglia che vive come un peso il suo membro caduto in disgrazia.

Le altre opere di Kafka

Il racconto La colonia penale” (“In der Strafkolonie” – 1919) analizza invece la brutalità e l’ineluttabilità del sistema giudiziario e della punizione attraverso la descrizione di una terrificante macchina di tortura.

Nel romanzo Il processo(“Der Prozess” – 1925) il protagonista, Josef K., viene arrestato senza conoscere l’accusa e si trova coinvolto in un sistema giudiziario labirintico e opprimente. Il libro rappresenta l’assurdità e l’impotenza dell’individuo di fronte a una burocrazia autoritaria e inaccessibile.

Nel romanzo Il castello(“Das Schloss” – 1926), una rappresentazione simbolica della lotta contro un’autorità elusiva e inflessibile, il protagonista K. cerca inutilmente di ottenere accesso al misterioso castello che governa il villaggio.

America” (“Der Verschollene” -1927), anche noto come “Il disperso“, è in realtà il suo primo romanzo, incompiuto come molti altri, scritto presumibilmente tra il 1911 e il 1915 e pubblicato, dopo la sua morte, dall’amico Max Brod. Descrive le vicissitudini di Karl Rossmann, un giovane immigrato nel nuovo continente. Pur non essendoci mai stato, l’America rappresenta per Kafka la modernità, l’innovazione tecnologica e anche una libertà illimitata nella quale, però, è facilissimo perdersi, ingannarsi e rimanere intrappolati.

L’ influenza sugli autori del XX° e XXI° secolo

Kafka ha profondamente influenzato moltissimi autori del suo tempo, ma anche contemporanei. Albert Camus si ispira apertamente all’autore nel suo romanzo “Lo straniero” e nel saggio “Il mito di Sisifo” in cui affronta l’assurdità e l’alienazione. Jean-Paul Sartre si rifà ai suoi temi esistenziali in opere come “La nausea” e “Le mosche“. Racconti come “Finzioni” di Jorge Luis Borges, utilizzano il surreale e il metafisico, tipici dell’autore polacco, per esprimere la natura della realtà e della conoscenza.

Gabriel García Márquez dichiara che leggere “La metamorfosi” gli ha aperto nuove possibilità creative. La combinazione tra realismo ed elementi fantastici che troviamo in “Cent’anni di solitudine“, ne è un esempio. Le storie di Philip K. Dick, ambientate in mondi distopici, affrontano la paranoia e alienazione con una chiara impronta kafkiana. Romanzi, come “Ubik” e “L’uomo nell’alto castello“, riflettono la stessa sensazione di realtà distorta. Le opere di Haruki Murakami tra le quali “Kafka sulla spiaggia” e “Norwegian Wood“, sono intrise di elementi surreali e di mistero e parlano dell’isolamento e della ricerca di identità in un modo simile.

Paul Auster, soprattutto nella “Trilogia di New York“, evoca, con il suo approccio enigmatico e surreale, temi e atmosfere marcatamente Kafkiane come: l’identità, il destino e la casualità. Infine Thomas Pynchon, in “L’arcobaleno della gravità“, condivide con Kafka un interesse per la complessità labirintica e l’oppressione delle strutture sociali.

Teatro, cinema e televisione

Le opere di Kafka hanno avuto numerose trasposizioni teatrali e cinematografiche. Il processo(“The Trial“) – regia di Orson Welles (1962) con Anthony Perkins nel ruolo del protagonista Josef K., è forse una delle più riuscite nel catturare l’atmosfera angosciante e surreale del romanzo.

Delitti e segreti, uscito nel 1991, per la regia di Steven Soderbergh è un film che ha come protagonista Jeremy Irons nel ruolo di Kafka. Combina vita e fiction fornendo una rappresentazione semi-biografica della vita e dell’opera dello scrittore. La trama verte su Kafka che investiga sulla scomparsa di uno dei suoi colleghi di lavoro. La narrazione attraversa molti dei suoi scritti, come “Il castello” e “Il processo”.

NeIl castello(“The Castle“) – di Michael Haneke (1997) il regista adatta fedelmente il romanzo al linguaggio cinematografico, mantenendo l’atmosfera opprimente e labirintica che caratterizza l’opera originale. L’ “Intervista” del 1987, diretto da Federico Fellini, vede lo stesso regista come protagonista. Sta girando un nuovo film, tratto dall’opera “America”. Sul set un gruppo di giornalisti stranieri, che intervistano il cineasta, si imbatte in una serie di episodi in puro stile “felliniano”: elefanti furiosi, pellirosse, perfino un attacco bomba e un temporale improvviso che fa scoppiare il caos bloccando le riprese.

Degne di nota sono anche le pellicole che, pur non rifacendosi a opere specifiche dell’autore, ne riflettono le tematiche più caratteristiche. The Tenant – regia di Roman Polanski (1976) è un thriller psicologico che riflette la paranoia e l’alienazione urbana. After Hours” – Regia di Martin Scorsese (1985) racconta di una notte di assurde avventure e disavventure, catturando l’atmosfera di incubo surreale tipica di Kafka. “A Serious Man” – regia di Joel ed Ethan Coen (2009) descrive l’assurdità della vita e le difficoltà di trovare significato in un mondo caotico.

Ecco qui un elenco delle sue opere più importanti:

  1. La metamorfosi
  2. Il processo
  3. Il castello
  4. America

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