Il mistero della solitudine in Hopper

by Elena Salem
Dipinto di Edward Hopper - Il mistero della solitudine in Hopper

Edward Hopper, considerato uno dei più importanti pittori americani del XX° secolo, è spesso conosciuto come l’artista della solitudine. L’estraneità che comunicano i suoi personaggi si evince dai loro sguardi, mai rivolti all’osservatore e diretti verso qualcosa che supera i confini del quadro. È come se i suoi “modelli” fossero circondati da un’aurea silenziosa che li isola dal mondo. A cosa stanno pensando?

Il Realismo americano nei quadri di Hopper

La capacità di Edward Hopper – nato nel 1882 a Nyanck, nello stato di New York – è quella di catturare l’atmosfera in una scena statica – apparentemente senza emozioni. Il che ha reso la sua arte universale e senza tempo. E per questo è  considerato il maggiore esponente del Realismo americano.

Il Realismo americano è stato uno movimento artistico sviluppatosi negli Stati Uniti d’America a metà del XIX° secolo.

L’obiettivo dei principali esponenti era quello di cogliere e dipingere le attività quotidiane di persone qualsiasi nell’epoca a loro contemporanea. All’inizio del 1900 gli Stati Uniti attraversarono una serie di cambiamenti industriali, economici, sociali e culturali.

Allontanandosi dalle storie di fantasia, gli artisti si concentravano sui cambiamenti della società americana del ventesimo secolo e su cosa volesse dire vivere in un presente in continua evoluzione.

Situazioni istantanee

Nello stile di Hopper non c’è azione, ma una situazione, ovvero una ripresa istantanea di un personaggio, di un ambiente o di un paesaggio. 

Le sue figure, spesso isolate, sono immobili in ambienti urbani che sembrano privi di vita. Però i personaggi e le situazioni offrono spunti di riflessione su quell’isolamento e sulla natura umana in generale. 

L’incomunicabilità è tangibile

Uno dei capolavori di Edward Hopper a questo proposito è “Nighthawks”  – I nottambuli – del 1942. Tre persone in un bar di Greenwich Village, nel quartiere di Manhattan a New York, si fanno servire da bere.

L’incomunicabilità tra loro è tangibile. È come se ognuno squadrasse l’altro senza riconoscerlo come un proprio simile.

"I nottambuli" di Edward Hopper

“I nottambuli” di Edward Hopper

 

La solitudine come una lente di ingrandimento

Scriveva Giacomo Leopardi: «La solitudine è come una lente d’ingrandimento: se sei solo e stai bene, stai benissimo; se sei solo e stai male, stai malissimo». La solitudine non è necessariamente negativa. Anzi a volte è un’occasione per ritrovarsi, ripensare a se stessi. 

In alcune fasi della vita, invece, rappresenta un momento di disperazione che ha il potere di amplificare lo stato di malessere. E forse si potrebbe fare un’ulteriore distinzione tra “lo stare soli” e il “sentirsi soli“.

"South Carolina Morning", dipinto di Edward Hopper

“South Carolina Morning”, dipinto di Edward Hopper

 Che tipo di solitudine ha voluto rappresentare Edward Hopper?

Che tipo di solitudine ha voluto rappresentare Edward Hopper nelle sue opere? La sensazione, osservando le scene rappresentate, non è sempre chiara. Anzi talvolta sembra avvolta in un mistero voluto. La sensazione di soluzione è soggettiva, dipende dallo sguardo e dallo stato d’animo dell’osservatore.

Alcuni dei suoi personaggi trasmettono un senso di pace e tranquillità, altri di inquietudine e angoscia, altri ancora di estraniamento.

Guardando “Morning sun“ (immagine di copertina) sembra di percepire il respiro della donna seduta sul letto, di sentire il silenzio che la avvolge e il rumore dei pensieri nei quali si sta perdendo. Trasmette una sensazione di calma o di ansia? 

"La luce del sole sui Brownstones", dipinto di Edward Hopper

“La luce del sole sui Brownstones”, dipinto di Edward Hopper

Distanze psicologiche

Alcuni critici hanno accennato a una distanza psicologica tra i personaggi creati dall’artista americano e il mondo circostante. 

Ma lo stesso si potrebbe dire per gli ambienti e i paesaggi rappresentati da Hopper. Inconfondibili e così ben tratteggiati, ma nello stesso tempo irreali, ripresi con una luce che li fissa – o li sospende – per sempre sulla tela.

L’immensità degli spazi

Ha scritto bene Ilaria Perotta su Finestre sull’Arte: «Hopper è il pittore che più di ogni altro è stato in grado di raccontare gli sconfinati paesaggi americani, dove tra un centro abitato e un altro corrono migliaia di miglia da percorrere su strade infinite interrotte solo da stazioni di servizio». 

"Gas", dipinto di Edward Hopper

“Gas”, dipinto di Edward Hopper

L’uso della luce per Hopper

A rendere speciali le scene hopperiane sono le sue inquadrature quasi cinematografiche. Il suo sguardo è quello di una cinepresa. La luce – talvolta fredda e artificiale – dà forma e accorda gli ambienti e nello stesso tempo infonde un senso di inquietudine e di sospensione nel tempo, come se quella scena ci fosse sempre stata, immutabile, nel tempo.

La vera anima americana

«La vera anima americana» scrive ancora Ilaria Perotta, «si riflette nell’immensità di spazi che sembrano senza confini; non è quella fatta di lustrini di Hollywood, bensì quella dove il progresso, la trasformazione del paesaggio a opera dell’uomo ha causato solitudine».

Il lato oscuro del progresso

In altre parole, «Hopper ha rappresentato il lato oscuro del progresso che, contrariamente a ciò che verrebbe da pensare, ha portato a un maggior allontanamento tra gli individui».

Qui sotto troverai una galleria di dipinti di Edward Hopper

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