Può un romanzo indurre cambiamenti sociali? Victor Hugo ne è certo. Per lui, scrivere non è solo un atto creativo. E’ un gesto politico, umano, necessario. A centosessanta anni dalla sua morte, le sue parole interrogano ancora i lettori. Le sue storie raccontano di emarginati, di amore, di riscatto. Di ciò che resta quando tutto crolla.
Victor Hugo, romanziere e drammaturgo. Ma soprattutto: coscienza civile di un’epoca
Victor Hugo non è solo un gigante della letteratura. È anche un simbolo di resistenza, un uomo che ha pagato di persona un prezzo altissimo per le proprie idee. La fedeltà ai suoi ideali di uguaglianza lo condanna a diciannove anni di esilio. Ma è proprio da quel dolore, da quell’esilio, che nasce una scrittura militante, animata da una tensione morale profonda. Le sue opere non si accontentano di commuovere. Vogliono cambiare il mondo. E a volte ci riescono.
Nei suoi due capolavori, Notre-Dame de Paris e Les Misérables, Hugo dà voce agli ultimi, denunciando le ingiustizie sociali. Le sue storie parlano di umanità, giustizia e redenzione. In tutta la sua opera c’è un’idea precisa: la letteratura può e deve cambiare il mondo. Riscoprirlo oggi significa confrontarsi con il suo impegno nei confronti della società.
La famiglia di Victor Hugo
Victor-Marie Hugo nasce, ultimo di tre fratelli, il 26 febbraio 1802 a Besançon, una cittadella nella regione della Borgogna-Franca Contea, nel centro-est della Francia. Il padre, Joseph Léopold Sigisbert, è un generale napoleonico. È severo e spesso assente a causa degli impegni militari.
Victor è invece molto legato alla madre, Sophie Trébuchet, di origini borghesi, fervente monarchica e cattolica, che influenza profondamente la sua educazione e i suoi valori. La famiglia si sposta di frequente (Napoli, Madrid), ma dopo la separazione dei genitori, nel 1813, il futuro scrittore, appena undicenne, si trasferisce definitivamente a Parigi con la madre e i fratelli.
I fratelli Abel e Eugène
Victor è molto legato ai fratelli maggiori, Abel Joseph ed Eugène, e viene profondamente colpito dalle difficoltà delle loro vite. Abel, il maggiore, condivide con lui l’interesse per la letteratura e diventa uno storico e uno scrittore, senza raggiungere la fama.
Eugène è un poeta promettente, ma la sua carriera letteraria viene stroncata dai suoi gravi disturbi mentali che peggiorano in seguito al matrimonio di Victor con Adèle Foucher, di cui è segretamente innamorato. Eugène trascorre gli ultimi anni della sua vita in un ospedale psichiatrico.
Gli studi e la formazione letteraria
Victor ha un’educazione frammentata a causa dei frequenti spostamenti della sua famiglia. A Parigi, i fratelli Hugo studiano alla Pension Cordier, un istituto privato.
In seguito Victor si iscrive al Lycée Louis-le-Grand, una delle scuole più prestigiose della Francia, frequentata dai figli di molte personalità illustri. Si appassiona alla letteratura classica e romantica, ispirandosi ad autori come François-René de Chateaubriand, (1768–1848) scrittore, politico e diplomatico, considerato uno dei fondatori del Romanticismo francese, movimento artistico, letterario e culturale della fine del XVIII° secolo.
La passione per la letteratura e l’esordio
Hugo mostra subito un talento precoce per la letteratura, a 14 anni dichiara il suo desiderio di diventare un grande scrittore. A 17, insieme al fratello Abel, fonda Le Conservateur Littéraire, una rivista letteraria che promuove le sue idee e il Romanticismo nascente. Nello stesso anno (1819), vince il premio dall’Académie des Jeux Floraux per la poesia À l’Académie des Jeux Floraux, un’ode che celebra l’importanza della poesia e della cultura.
Subito dopo, nel 1822, pubblica la sua prima raccolta Odes et poésies diverses, che accende su di lui i riflettori del mondo letterario francese. Nel 1823 consolida la sua reputazione come scrittore emergente con Han d’Islande un romanzo gotico, ambientato nella Norvegia del 1699, che racconta una storia di amore, vendetta e intrighi politici.

“Ritratto di Adèle Hugo” di Louis Boulanger.
Matrimonio con Adèle Foucher e i figli
Nel 1822 Hugo sposa Adèle Foucher, un’amica d’infanzia. La madre è contraria perché non la considera all’altezza delle aspirazioni che ha per Victor e teme che possa distrarlo dalla sua carriera. Dal matrimonio nascono cinque figli.
Lo scrittore, anche se spesso assente, è un padre amorevole e sensibile, tutt’altro che severo. Tuttavia, la famiglia diventa per lui anche fonte di grande sofferenza. Léopold, il primogenito, muore poco dopo la nascita. Léopoldine, la prediletta, perde la vita in seguito ad un tragico incidente subito dopo il suo matrimonio a diciannove anni.
E infine la figlia minore, Adèle ha disturbi mentali che la portano a vivere gran parte della propria esistenza in istituti psichiatrici. Il terzo figlio Charles, giornalista e scrittore, collabora con il padre in diverse iniziative politiche e letterarie. Il quarto, François-Victor, diventa anche lui uno scrittore e contribuisce a diffondere la cultura inglese in Francia, traducendo le opere di Shakespeare.
Il rapporto di Victor Hugo con la moglie
Il loro legame è inizialmente solido, ma, dopo la nascita di cinque figli e la tragica perdita della secondogenita, si affievolisce. Adèle ha una relazione con il critico letterario Charles Augustin Sainte-Beuve, mentre Hugo inizia una lunga relazione con Juliette Drouet, un’attrice di talento, che abbandona la sua carriera per dedicarsi completamente a lui, nonostante lui fosse un donnaiolo.
Juliette rimane sua amante, confidente e musa per oltre 50 anni. Malgrado le difficoltà, Adèle e Victor scelgono di non divorziare e tollerano a vicenda i loro tradimenti fino alla morte di lei nel 1868.
Nel tributo che le dedica nel 1868 À toi qui es là-haut (A te che sei lassù), l’autore riconosce il ruolo fondamentale che la moglie ha avuto nella sua vita.
Carriera Letteraria
Nel 1826 Victor Hugo è già un membro importante della società letteraria francese. Lavora incessantemente e a volte, per contrastare il blocco dello scrittore, arriva al punto di chiedere ai suoi servitori di portargli via i vestiti e di lasciarlo scrivere nudo e senza distrazioni.
La sua opera spazia dalla poesia al teatro, sino al romanzo, ma è con la Prefazione di Cromwell (1827), considerata il manifesto del Romanticismo, che conquista il centro della ribalta. La Prefazione non è solo l’introduzione al dramma teatrale Cromwell, scritto da lui stesso, ma è soprattutto un atto rivoluzionario che susciterà aspre polemiche e influenzerà profondamente il teatro e la letteratura dell’epoca.
In questo testo, l’autore critica apertamente i limiti del teatro classico, esaltando il Romanticismo per la sua valorizzazione dell’individualità, dell’emozione e della libertà artistica. Per Hugo, le rappresentazioni teatrali devono ispirarsi alle vicende storiche e l’artista deve rappresentare la realtà in tutta la sua complessità.
Nel 1830 va in scena Hernani, un dramma romantico costruito intorno alla figura di un nobile bandito spagnolo, che infrange le regole classiche del teatro, mischia stili diversi e dà ampio spazio a conflitti morali come l’amore proibito e l’onore. La rappresentazione scatena un acceso dibattito tra tradizionalisti e romantici, in seguito definito La battaglia di Hernani, che accredita definitivamente Hugo come leader del movimento Romantico.
Nel 1831 pubblica Notre-Dame de Paris. È la storia di Quasimodo, il deforme campanaro della celebre cattedrale parigina che si innamora della giovane zingara Esmeralda. Un’opera intensa che parla dell’emarginazione, della bellezza e del conflitto tra amore e potere. Il romanzo ispira numerose trasposizioni cinematografiche nel corso degli anni. Nel 1996 la Disney ne fa un film d’animazione che riscuote grande successo e introduce questa storia, in versione più leggera, a una nuova generazione.
Il contesto socio politico e culturale
L’intero XIX secolo sarà per la Francia – e per l’Europa – un terreno instabile, attraversato da imperi, rivoluzioni e restaurazioni che si alternano con violenza al potere: dall’Impero napoleonico alla Terza Repubblica.
Mentre la politica vacilla, la società cambia. L’industrializzazione accelera, le città si affollano, la miseria esplode. Nasce una nuova classe povera: il proletariato urbano. Le diseguaglianze si allargano, l’ingiustizia sociale si fa sistema. Sono queste le ferite che Hugo decide di raccontare, prima con la penna, poi con l’impegno politico.
Intanto, sul piano culturale, avanza il Romanticismo. Un movimento che esalta l’emozione, la soggettività, la rottura con le regole. Hugo ne sarà una delle voci più potenti.
L’ impegno politico e l’esilio
Victor Hugo è profondamente impegnato sia politicamente sia socialmente. Durante la Seconda Repubblica francese (1848-1852), è eletto all’Assemblea Nazionale, in cui si batte in difesa dei diritti umani, della libertà di stampa e per l’abolizione della pena di morte. Non esita a usare la propria voce e le proprie opere per denunciare le ingiustizie e promuovere ideali di libertà e uguaglianza.
Nel 1852, quando Napoleone III prende il potere e comincia il periodo del Secondo Impero Napoleonico, lo scrittore è costretto a lasciare la Francia. Il suo esilio dura 19 anni e lo porta prima a Bruxelles, poi nelle isole britanniche di Jersey e Guernesey, seguito da moglie e amante.
È un periodo molto produttivo nel quale scrive alcune delle sue opere politiche più note, come il pamphlet Napoléon le Petit (Napoleone il piccolo – 1852), una feroce critica a Napoleone III, e la raccolta poetica Les Châtiments (I castighi – 1853), che esprime tutta la sua indignazione contro il regime.
Completa anche la monumentale opera de Les Misérables (I Miserabili), pubblicato nel 1862 e considerato il suo capolavoro. Un intreccio di storie di redenzione, giustizia e amore che ha come protagonista l’ex galeotto emarginato, Jean Valjean, e che attraversa i grandi eventi storici francesi, dalla battaglia di Waterloo ai combattimenti sulle barricate durante i moti del 1832.
Nonostante l’amnistia, concessa nel 1859, Victor si rifiuta di tornare in Francia fino alla caduta del Secondo Impero, nel 1870.

Foto del 1885 ai funerali di Victor Hugo
La morte di Victor Hugo
Al suo rientro dall’esilio viene accolto come un eroe. Dedica i suoi ultimi anni alla scrittura e alle battaglie sociali. Victor Hugo muore a Parigi per una polmonite il 22 maggio 1885, all’età di 83 anni.
Durante il funerale di Stato, che si tiene il 1° giugno successivo, la salma viene esposta al pubblico sotto l’Arc de Triomphe e il corteo funebre lo accompagna verso il Panthéon, dove viene sepolto, insieme ai grandi della Repubblica Francese.
All’evento partecipa una moltitudine impressionante di persone provenienti dalla Francia e da tutta Europa, uno dei più grandi tributi pubblici mai resi a un rappresentante del mondo della cultura.
Les Miserables
Jean Valjean, viene rilasciato dopo 19 anni di lavori forzati per aver rubato un pezzo di pane e aver tentato più volte la fuga. Emarginato a causa del suo passato, trova ospitalità presso Monsieur Myriel, il vescovo di Digne. Jean, condizionato dalle esperienze vissute, ruba l’argenteria del vescovo, ma quando viene catturato dalla polizia, Myriel lo perdona e gli dona anche due candelabri, dicendogli di usarli per diventare un uomo migliore.
Colpito dalla generosità del vescovo, Jean decide di cambiare vita. Ricercato per un altro piccolo furto si dà alla fuga e assume la falsa identità di Monsieur Madeleine. Diventa un imprenditore di successo e persino sindaco della cittadina di Montreuil-sur-Mer. Tuttavia, l’ispettore Javert, un uomo inflessibile che applica la legge senza eccezioni, sospetta che Madeleine sia in realtà l’ex galeotto Valjean e lo tiene costantemente d’occhio.
Nel frattempo, una giovane donna di nome Fantine, abbandonata dall’uomo che amava dopo essere rimasta incinta, è costretta a lasciare la figlia Cosette ai crudeli locandieri, i Thénardier. Licenziata dalla fabbrica nella quale lavora come operaia, a causa di pettegolezzi sulla sua maternità fuori dal matrimonio, Fantine scivola nella miseria e finisce per prostituirsi. Viene arrestata da Javert per aver aggredito un uomo che la stava molestando, ma Valjean interviene in sua difesa e la prende sotto la sua protezione. Alla morte della donna, Jean rintraccia Cosette, maltrattata e sfruttata dai Thénardier. Per sfuggire a Javert, che ha ormai scoperto la sua vera identità, la porta con sé a Parigi e la cresce come una figlia. Cosette, divenuta ormai una giovane donna, si innamora di Marius, uno studente idealista coinvolto nelle rivolte popolari parigine del 1832.
Valjean, scoperto l’amore tra Marius e Cosette, decide di unirsi alla sommossa per proteggerlo. Qui incontra nuovamente Javert, catturato dai rivoluzionari. Ha la possibilità di ucciderlo, ma invece lo libera, mostrando ancora una volta la sua bontà d’animo. La ribellione viene soffocata nel sangue e Marius è gravemente ferito. Valjean lo salva portandolo via attraverso le fogne di Parigi. L’ex galeotto si imbatte nuovamente in Javert, ma questi, dilaniato tra il senso del dovere che gli impone di arrestarlo e la gratitudine per averlo risparmiato, si suicida gettandosi nella Senna. Nel frattempo Marius guarisce e sposa Cosette. Valjean, sentendosi di troppo, si allontana gradualmente dalla vita della figlia adottiva.
Quando Marius scopre quello che Jean ha fatto per salvarlo lo cerca, ma è troppo tardi: Valjean è vecchio e malato. Sul letto di morte, confessa tutto a Cosette e le consegna i candelabri del vescovo Myriel, simbolo della sua redenzione.
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