Una lettura inedita di Agata Christie

by Mauro Toscano
Il lato rivoluzionario di Agatha Christie

Agatha Christie, oltre ad essere la regina del giallo, creatrice di personaggi memorabili come Hercule Poirot e Miss Marple, è anche una voce femminile che ha saputo imporsi — con eleganza e senza clamore — in un panorama letterario dominato dagli uomini. Una donna che non subisce la società patriarcale dell’epoca vittoriana, ma la riflette, la critica e la trasforma, senza mai alzare la voce, raccontando donne competenti, complesse e attive.

Con trame ingegnose e uno stile sobrio ma affilato, ha dato vita a donne complesse, capaci, attive: ben lontane dalle figure femminili passive o decorative allora prevalenti. Non ha scritto manifesti, ma ha agito sul piano più potente, quello dell’immaginario collettivo. E così facendo ha trasformato il giallo in uno strumento di osservazione sociale e in una lente controcorrente sul ruolo delle donne nel primo Novecento.

La scrittrice ha pubblicato oltre cento opere, tradotte in più di cento lingue e ha venduto oltre due miliardi di copie. Agatha Christie è l’autrice più letta al mondo dopo la Bibbia e Shakespeare.

Agatha Christie mentre scrive nel suo appartamento

I detective indimenticabili

Tra le ragioni del successo di Agatha Christie rientrano senza dubbio anche i due personaggi che hanno segnato la sua opera e la storia del Giallo. Hercule Poirot e Miss Marple.

Due figure riconoscibili, originali e profondamente radicate nell’immaginario collettivo. Poirot e Marple sono agli antipodi, uno è razionale e spettacolare, l’altra è discreta e intuitiva. Lui è un

uomo cosmopolita, lei una donna anziana di provincia. Eppure, entrambi smascherano i colpevoli, danno voce a chi non viene ascoltato e infine ripristinano l’ordine.

Hercule Poirot è un eccentrico belga che vive come un pesce fuor d’acqua in Inghilterra. Con il suo aspetto impeccabile e la mania dell’ordine, può sembrare una caricatura, ma nasconde una mente lucida, razionale e profondamente morale.

Non ama l’azione, risolve i crimini attraverso l’osservazione e l’analisi. . È guidato da un profondo senso di giustizia. Il suo stile teatrale nasconde una vena tragica: è un uomo solo che cerca ordine in un mondo dominato dal caos.

Miss Marple è una presenza discreta ma micidiale. Anziana e gentile, vive in un villaggio che considera un perfetto spaccato dell’animo umano. Osserva i comportamenti con acutezza, confrontandoli con le esperienze del passato.

Sottovalutata per l’aspetto dimesso, sa cogliere ciò che agli altri sfugge. La sua intelligenza è silenziosa, la sua morale sottile ma incisiva. Incarna la forza dell’esperienza e dimostra che chi osserva in silenzio spesso capisce più di tutti.

Foto di Agata Christie da bambina

Infanzia e giovinezza

Agatha Mary Clarissa Miller nasce il 15 settembre 1890 a Torquay, una tranquilla cittadina balneare nel Devon, in Inghilterra. Figlia di Frederick Alvah Miller, un gentiluomo di origini americane che vive principalmente di rendita, e di Clarissa Boehmer, una donna inglese di origine irlandese.

Agatha cresce in un ambiente borghese colto e protetto. Ultima di tre figli, è molto timida, viene educata principalmente in casa dalla madre. Impara a leggere da autodidatta intorno ai cinque anni. Legge molto. La sua infanzia trascorre felice fino all’improvvisa morte del padre, causata da problemi cardiaci nel 1901, che la segna profondamente.

Durante l’adolescenza la futura regina del giallo sogna di diventare pianista concertista e studia educazione artistica e musicale a Parigi. Tuttavia, la sua timidezza e la consapevolezza di non avere un talento eccezionale la spingono ad abbandonare l’idea. Tornata in Inghilterra, si avvicina gradualmente alla scrittura, incoraggiata dalla sorella maggiore, Madge, che la sfida a scrivere un giallo.

Agata Christie e Archibald “Archie” Christie

Un matrimonio infelice e le prime opere

Durante la Prima Guerra Mondiale, Agatha lavora come infermiera volontaria presso un ospedale della Croce Rossa a Torquay. In questo periodo acquisisce familiarità con i farmaci e i veleni, conoscenze che sfrutterà nei suoi romanzi.

Nel 1914 sposa Archibald Christie, ufficiale dell’aviazione britannica, dal quale ha una figlia, Rosalind (nata nel 1919). Nel 1920 pubblica il suo primo romanzo, “Poirot a Styles Court”, in cui appare per la prima volta il celebre detective.

Il romanzo ottiene un buon successo, ma è con “Dalle nove alle 10” (1926) che la sua fama esplode, anche grazie al finale rivoluzionario e inaspettato, considerato ancora oggi uno dei più sorprendenti della letteratura gialla.

Nonostante la fama conserva la sua timidezza, non frequenta i salotti, ma mantiene uno stile di vita molto riservato. Il matrimonio si rivela ben presto un fallimento. Il 1926 è un anno drammatico: la madre muore, e il marito le confessa di avere un’amante e le chiede il divorzio, spezzandole il cuore.

Il divorzio di Agatha e Archibald

Poco dopo, Agatha scompare per 11 giorni, in circostanze mai chiarite. Viene ritrovata in un albergo nello Yorkshire, registrata con il cognome dell’amante del marito. L’episodio suscita un’enorme attenzione mediatica e contribuisce a costruire intorno a lei un alone di mistero.

Nel 1928 i due divorziano, ma la scrittrice continua a firmare i suoi libri con il cognome del marito per non rinunciare alla propria identità letteraria. Agatha ha un rapporto affettuoso, ma trattenuto con la figlia, segnata dalla separazione dei genitori avvenuta quando aveva solo nove anni.

Rosalind è molto protettiva verso la madre e ne eredita il carattere forte e riservato. Dopo la morte dell’autrice, ne custodirà gelosamente l’eredità letteraria.

"La morte nel villaggio", Agatha Christie

“La morte nel villaggio”, Agatha Christie

Le implicazioni politiche

Secondo Merja Makinen, professoressa di Studi culturali e letterari presso la Middlesex University a Londra, nota soprattutto per il libro “Agatha Christie: Investigating Femininity (2006)”, Christie vive in pieno l’età del conflitto di genere, e dai suoi romanzi emerge un’evoluzione delle donne: da figure marginali a protagoniste intelligenti.

Non si dichiara mai apertamente femminista, ma il fatto stesso di essere una scrittrice in quell’epoca e i suoi testi manifestano una critica silenziosa ai pregiudizi della società in cui vive. Crea donne protagoniste con capacità decisionali, professionalità e ruoli tradizionalmente maschili, come medici o direttrici.

E, sebbene a volte usi degli stereotipi di genere, lo fa per mostrare come certe etichette possano essere smentite. Come nel caso di Miss Marple l’improbabile detective che compare per la prima volta nel romanzo “La morte nel villaggio”, pubblicato nel 1930.

Il secondo matrimonio e i viaggi

Nel 1930 Agatha sposa Max Mallowan, un archeologo britannico di 14 anni più giovane di lei. La loro relazione va a gonfie vele. Lei lo accompagna nei suoi scavi in Medio Oriente, e si appassiona al mondo dell’archeologia, che diviene l’ambientazione di alcuni suoi romanzi, come: “Assassinio in Mesopotamia” (1936), “Morte sul Nilo” (1937), “Appuntamento con la morte” (1938). Durante la Seconda Guerra Mondiale, torna a lavorare come volontaria in una farmacia londinese, continuando a scrivere. Sotto lo pseudonimo di Mary Westmacott si cimenta nel genere rosa con sei romanzi meno noti ma molto apprezzati, pubblicati tra il 1930 e il 1956. “Assente in primavera” (1944) è il preferito da Agatha, lo scrive in pochi giorni durante un viaggio in Iraq. Racconta la storia di Joan, una donna inglese bloccata in Medio Oriente, che si ritrova sola con sé stessa e, per la prima volta, è costretta a guardare la propria vita con lucidità. “Ritratto incompiuto” (1934) è invece molto autobiografico. Celia, la protagonista, sta per togliersi la vita dopo la fine del suo matrimonio, ma un incontro imprevisto la porta a riconsiderare la sua decisione.

Ultimi anni e morte

Agatha trascorre con Max gli ultimi decenni della sua vita, tra Winterbrook House, la sua residenza di Wallingford, nella contea dell’Oxfordshire, e Greenway House, una splendida villa nel Devon. Continua a scrivere con regolarità sino agli anni 70, anche se lo stile degli ultimi romanzi mostra i segni dell’invecchiamento. Nel 1971 viene nominata Dama dell’Impero Britannico (DBE) per il suo contributo alla letteratura. Il 12 gennaio 1976, si spegne per cause naturali all’età di 85 anni. Il marito Max la seguirà dopo due anni.  I due condividono la sepoltura nel cimitero di St. Mary a Cholsey, un piccolo villaggio poco lontano da Winterbrook house. Sulla lapide sono incisi i loro nomi completi e le rispettive onorificenze: Dame Agatha Mary Clarissa Mallowan, DBE – Sir Max Edgar Lucien Mallowan, CBE (Commander of the Order of the British Empire).

Poco prima e subito dopo la sua morte vengono pubblicati due romanzi, scritti negli anni ’40 e considerati una sorta di commiato. “Sipario” (1975), l’ultimo romanzo con protagonista Hercule Poirot e “Addio Miss Marple” pubblicato postumo nel 1976. Il titolo italiano di quest’ultimo però sembra più riferirsi alla recente scomparsa di Agatha Christie piuttosto che a quella del personaggio. Miss Marple non muore nel libro e non si congeda esplicitamente dal lettore, come la sua creatrice, il titolo originale infatti è “sleeping murder” (delitto addormentato).

Edizione originale de “i dieci piccoli indiani”

Un’ opera monumentale

Agatha Christie ci lascia un’eredità letteraria vastissima: 33 romanzi gialli con Poirot, 12 con Miss Marple, 5 con Tommy e Tuppence Beresford – una coppia di detective dilettanti, meno noti ma altrettanto amati, che appaiono per nel 1922 nel romanzo il “Misterioso Mr Brown”-  e 16 senza detective fisso, come ad esempio il famosissimo “Dieci piccoli indiani” (1939).

Pubblica 14 raccolte di racconti di narrativa investigativa e 6 romanzi rosa (come Mary Westmacott). Scrive anche numerose opere teatrali, 19 per l’esattezza, tra cui “La trappola per topi” (1952), il dramma più longevo della storia del teatro, rappresentato ininterrottamente a Londra per oltre 70 anni. Oltre a poesie e saggi sparsi, pubblica nel 1946 un libro di memorie di viaggio “Vieni dimmi come vivi” in cui racconta le sue esperienze archeologiche insieme al marito Max Mallowan in Medio Oriente. Infine nel 1977 viene data alle stampe, postuma, la sua atobiografia “An Autobiography” in cui l’autrice britannica racconta la sua vita, la carriera, gli eventi personali e aneddoti legati ai suoi romanzi e personaggi. Le trasposizioni televisive e cinematografiche delle sue opere non si contano, come non si contano le figure di investigatori e investigatrici che si ispirano ai suoi personaggi.

Ha definito e codificato il romanzo giallo classico

Un mondo ordinario fatto di treni, case di campagna, hotel, salotti, viene scosso da un delitto. Poi, attraverso il metodo, l’intuito e la deduzione, l’ordine viene ripristinato. All’interno di questa semplice equazione Christie concepisce le sue storie come puzzle mentali, in cui ogni indizio è calibrato con precisione chirurgica. Il lettore è invitato a competere con il detective, raccogliendo dettagli e indizi per cercare di arrivare alla verità nonostante l’autrice tenti continuamente di ingannarlo, senza mai barare, giocando con le aspettative, distorcendo i punti di vista, creando alibi impossibili e colpi di scena. Come ne “Assassinio sull’Orient Express” (1934), in cui si ribalta completamente il concetto stesso di colpevolezza. Christie mostra una profonda conoscenza delle debolezze umane che diventano il fattore scatenante di ogni delitto: gelosie, avidità, rancori, passioni represse. Non c’è bisogno di spiegare troppo: le sue caratterizzazioni sono rapide, taglienti. I suoi assassini sono spesso persone ordinarie, ben nascoste sotto una maschera di rispettabilità. L’ossessione per il crimine, il bisogno di giustizia, la curiosità per il lato oscuro dell’animo umano sono temi che coinvolgono tutti rendendo le sue storie universali, nonostante la matrice britannica.

Agatha Christie e Sir Arthur Conan Doyle

Arthur Conan Doyle, un altro gigante della letteratura del genere poliziesco, muore nel 1930, proprio quando la carriera di Agatha comincia a decollare. È innegabile, lo ammette l’autrice stessa, che abbia influenzato il suo lavoro. Tuttavia lei non lo imita, ma lo usa come base, per costruire, un suo mondo completamente diverso, per differenza. Sherlock Holmes è un genio della deduzione scientifica: logico, cerebrale, freddo, risolve il mistero attraverso l’osservazione scientifica. Christie, invece, punta sulla psicologia. I crimini non si risolvono solo con gli indizi, ma soprattutto comprendendo l’animo umano. Holmes è un eroe distante, solitario, geniale che disprezza le banalità della vita. Poirot e Miss Marple sono più vicini al lettore. Lui è vanitoso, umano, persino buffo. Lei è una vecchietta di provincia. Doyle scrive nella Londra vittoriana, in un’epoca in cui la scienza sembra poter spiegare tutto. Christie, si confronta invece con un mondo post-bellico in cui il crimine nasce non solo dalla devianza, ma anche dalla necessità. I racconti di Holmes sono narrati dal fedele Watson secondo uno schema fisso. Christie invece gioca con la struttura: cambia punto di vista, costruisce trame a orologeria, introduce colpi di scena imprevedibili e spesso sovverte le aspettative del lettore. Doyle ha uno stile elegante, preciso, denso di dettagli. Christie è essenziale, asciutta, ritmata: si legge in un fiato. In altre parole se Conan Doyle ha inventato il detective moderno, Agatha Christie ha reinventato il genere giallo in sé, rendendolo un congegno perfetto di suspense.

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