Leggere non serve (tanto) a diventare più colti

by Roberto Borgia
Leggere non serve (tanto) a diventare più colti - Dipinto di Mark Seliger

C’è un malinteso che gira da molto tempo. Che leggere serva a sapere di più. A riempirsi di concetti. A diventare più “interessanti”.

E invece, io leggo per svuotarmi. Si, avete capito bene. Per smettere di pensare solo con la mia testa. Per ricordarmi com’è guardare il mondo con gli occhi degli altri o almeno provarci.

Non leggo per aggiornarmi, o meglio, non solo. Non leggo per collezionare citazioni. Leggo perché ogni tanto ho bisogno di vedere il mondo da un altro angolo, magari più scomodo. Più umano.

La capacità di intuire cosa cosa vive l’altro

Ci insegnano a essere competenti. A risolvere problemi. A portare risultati. Ma nel lavoro — e nella vita — serve anche un’altra cosa. Una che non si misura e non fa curriculum.

Serve immaginazione empatica. La capacità di intuire cosa vive l’altro, anche se non lo dice. La capacità di stare in ascolto senza voler aggiustare tutto.

E sai dove si coltiva questa capacità? Dentro le storie. Quelle vere, quelle imperfette, quelle che ci fanno sentire meno soli.

Le storie ti fanno sentire meno solo

Non parlano di “successo”, né di “vittorie”. Parlano di fallimenti silenziosi, di errori a cui nessuno ha battuto le mani. Parlano di chi ha avuto paura. Di chi si è nascosto. Di chi si è rialzato senza clamore, senza pubblicarlo da nessuna parte.

E proprio per questo ci toccano. Perché ci ricordano che anche la fragilità ha dignità. Che anche i leader hanno giorni in cui non sanno cosa fare.

Saper dire “non lo so, ma ci sono”

Non è sapere sempre dove andare. Non è convincere tutti a seguirti.

Leadership è restare accanto. Avere il coraggio di non riempire ogni silenzio. Saper dire “non lo so, ma ci sono”.

E questa capacità non si impara leggendo solo saggi di management. Si impara facendosi attraversare da storie che parlano di umanità, non di performance.

Un libro che trasforma

La prossima volta che cerchi un libro per “formarti”, prova a scegliere un libro che ti trasformi. Che ti scomodi. Che ti faccia tremare, o magari solo respirare più lentamente. Insomma, un libro che ti faccia vibrare e vivere.

Perché diventare persone migliori non significa solo sapere anche essere d’esempio per gli altri. Ma anche — e forse prima di tutto — imparare a camminare insieme.

A volte una pagina è più potente di un corso intero.

In copertina, dipinto di Mark Seliger

Sono cresciuto in una casa piena di libri. Sarà per questo che adoro le biblioteche ma soprattutto le librerie, girare fra gli scaffali e i ripiani pieni di libri, sfogliarli, respirarli.
Sono figlio di due ex camperisti con la passione per i viaggi. Sarà per questo che ho scelto una professione che mi portasse a girare, incontrare persone di paesi diversi, conoscerne le tradizioni, la cultura.

La curiosità stimolata dai viaggi e dalle letture ha aiutato. L'essere curioso mi porta ad informarmi sulle novità, a trovare strade diverse per fare le cose e a capire, anche per sommi capi, come funzionano le cose. Fare le cose come le abbiamo sempre fatte non fa per me.

Sono un convinto sostenitore dell'apprendimento continuo, credo sia qualcosa per cui tutti dovremmo trovare del tempo e leggere libri aiuta ad allargare i propri orizzonti, ricaricarsi e rifocalizzarsi, dare nuovo impulso alle proprie. Leggere mi rilassa, mi rende "pieno", mi fa "viaggiare con la mente".

A gennaio 2022 ho aperto un gruppo su LinkedIn, Il Club del Libro. Ho scoperto che il libro è uno strumento potentissimo di condivisione, di socialità, e sapere che un mio commento o una mia recensione faccia sì che un libro venga letto, ancor più se da una persona che da un po' non leggeva, mi da una scarica di felicità (altro che dopamina) che non ha paragoni.

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Più recenti
Vecchi Le più votate

Potrebbe interessarti

Listen to this article