Perché cambiare il modo di pensare è la cosa più difficile del mondo

by Maurizio Goetz

Cambiare il modo di pensare è la cosa più difficile del mondo. Cambiare idea è semplice. Cambiare il modo di pensare è quasi impossibile per certe persone. Oramai la mia è una certezza. Sono più vent’anni che osservo il comportamento delle persone in rete.

Distinzione tra il semplice cambiare idea e la trasformazione del pensiero

Questa distinzione, tra la trasformazione del pensiero e il semplice cambiare idea, su alcune cose, spesso sfugge, ma è cruciale: non riguarda il contenuto delle convinzioni, riguarda l’infrastruttura cognitiva che le sostiene, i filtri, le narrazioni interne che modellano ciò che vediamo e ciò che ignoriamo. E’ proprio questa infrastruttura che la maggior parte delle persone non mette mai in discussione, anche se ne avrebbe tutta la capacità per farlo.

Il pensiero è un sistema conservativo

Dobbiamo partire dall’assunto che il pensiero è un sistema conservativo. La mente umana è progettata per risparmiare energia. Ogni cambiamento profondo nel modo di pensare, non un’opinione, ma lo schema che genera le opinioni ,richiede uno sforzo cognitivo notevole, per qualcuno addirittura titanico.

Il cervello preferisce stabilità, coerenza, prevedibilità. Ecco perché, anche quando mostri che il loro modo di pensare è disfunzionale, che esistono forme più evolute o più efficaci, che altri modelli producono risultati migliori, le persone non cambiano, anzi esibiscono con orgoglio i loro schemi mentali arcaici, guardando con sufficienza chi propone loro qualcosa di nuovo.

Questo succede perché cambiare lo schema significa ristrutturare la casa mentre ci vivi dentro. La mente difende ciò che conosce, questo succede ancora di più, se hai passato la vita come docente universitario a insegnare.

Gli schemi mentali non sono solo strutture cognitive: sono identità

Gli schemi mentali non sono solo strutture cognitive: sono identità. Quando metti in discussione il modo di pensare di una persona, non stai solo criticando una sua idea: stai toccando la coerenza del suo sé. Per questo la resistenza è così forte. Il default cognitivo è conservativo: meglio un pensiero inefficace ma familiare che uno nuovo e incerto.

L’apprendimento trasformativo è un processo di riorganizzazione

L’apprendimento cognitivo non è imitazione, vedere esempi migliori non basta, ammirare modelli più evoluti non basta, avere prove schiaccianti non basta. L’apprendimento trasformativo non è un download: è un processo di riorganizzazione interna. Richiede un certo grado di destabilizzazione, una frizione cognitiva che costringe la persona ad abbandonare vecchie mappe perché non funzionano più. Senza crisi, non c’è trasformazione. Senza necessità, non c’è cambiamento strutturale. Senza motivazione, il pensiero non si muove

È la motivazione, non l’informazione, che altera il modo di pensare

Le persone cambiano struttura mentale solo quando: un fallimento rompe l’illusione di controllo; una nuova opportunità è così potente da rendere inaccettabile lo status quo; un contesto sociale spinge verso nuovi modelli; una narrazione personale si incrina e va riscritta. La motivazione è il motore. La consapevolezza è solo la mappa.

La trasformazione cognitiva è anche un processo di perdita

La trasformazione cognitiva è un processo di perdita, per la maggior parte delle persone, ecco perché è profondamente sbagliato, parlare di resistenza al cambiamento. E’ qualcosa di molto più profondo. Ogni nuovo modo di pensare richiede di abbandonare qualcosa: certezze, abitudini, identità, senso di padroneggiamento. E’ come se ti avessero rubato parte di chi sei e parte di ciò in cui hai sempre creduto. Il vero costo cognitivo è questo: perdere la vecchia coerenza per una nuova che ancora non esiste. La maggior parte delle persone teme più la perdita che la possibilità.

Chi cambia il proprio modo di pensare diventa pericoloso, in senso buono, ma rischia di venire rifiutato dal gruppo a cui appartiene e questo è ancora più impattante se si è un leader riconosciuto di quel gruppo

Ma chi riesce a fare il salto aumenta il proprio raggio d’azione: può innovare, guidare, creare nuovi linguaggi.

Ma chi riesce a fare il salto aumenta il proprio raggio d’azione: può innovare, guidare, creare nuovi linguaggi

La persona che riesce a trasformare i propri schemi cognitivi: vede prima, vede meglio, vede altrove. Diventa più adattiva, più creativa, più strategica. È meno governata dagli automatismi e più capace di immaginare il nuovo, ma rimane profondamente sola. E questo è un rischio che non tutti sono disposti a correre.

In un’epoca in cui l’Intelligenza Artificiale amplifica le capacità cognitive, chi non cambia modo di pensare resta intrappolato in un paradigma obsoleto. Chi lo trasforma, invece, aumenta il proprio raggio d’azione: può innovare, guidare, creare nuovi linguaggi e nuovi futuri, ma il costo di cambiamento è elevatissimo.

Cambiare modo di pensare non è questione di intelligenza: è questione di coraggio

Il modo di pensare non si sostituisce come un software. Chi vuole facilitare questo cambiamento, nel sé o negli altri, deve inevitabilmente lavorare su tre livelli:

  1. generare frizione cognitiva, per mettere in crisi vecchi schemi.
  2. costruire motivazione, per rendere l’evoluzione desiderabile.
  3. offrire nuove strutture, non solo nuove idee.

Cambiare modo di pensare non è questione di intelligenza: è questione di coraggio. E proprio per questo che è la forma di evoluzione più rara e più potente. Come diceva Don Abbondio: se il coraggio non lo hai, non te lo puoi dare.

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Sono un Imagination Designer e Corporate Visioneer, lavoro nei processi di innovazione dello sguardo strategico delle persone e delle organizzazioni, addestrando l'immaginazione strategica di professionisti e team. Aiuto i professionisti ad usare l'immaginazione progettuale per aggiornare la propria visione e sviluppare nuove competenze.

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