Essere o non essere? Le riflessioni degli amici della community sull’autenticità …

Il confine tra verità e apparenza non riguarda solo il nostro rapporto con gli altri, ma si definisce innanzitutto dentro di noi. Quante volte diciamo “sto bene” per evitare troppe domande? Quante volte scegliamo una versione più semplice e più socialmente accettabile di noi stessi? E soprattutto: quanto rimane visibile della nostra verità quando iniziamo a proteggerla troppo?

Ogni giorno costruiamo un’immagine di noi stessi. Sul lavoro, nelle relazioni, perfino nelle conversazioni più quotidiane. Ma ciò che mostriamo coincide davvero con ciò che siamo? L’immagine che scegliamo di dare di noi è spesso una forma di difesa, un modo per affrontare il quotidiano senza esporre le proprie fragilità?

È da questa riflessione che nasce il nuovo appuntamento di Incontriamoci tra le righe. Un viaggio dietro le maschere che indossiamo, i sorrisi di cortesia e gli spigoli che abbiamo imparato a smussare per non essere feriti.

Raramente il modo in cui ci mostriamo nasce dal desiderio di mistificare, secondo gli amici della community. Più spesso nasce dalla paura del giudizio, dalla necessità di proteggersi, dal bisogno di essere accettati o semplicemente dalla fatica di spiegarsi davvero. Per alcuni la maschera diventa una forma di sopravvivenza. Per altri un’abitudine così radicata da rendere difficile distinguere il volto autentico dal ruolo interpretato ogni giorno.

C’è chi racconta il peso di un’educazione che insegna a reprimere emozioni e fragilità. Chi scopre che la distanza tra essere e apparire cresce soprattutto quando sentiamo di dover essere forti, impeccabili, rassicuranti.

La maschera come protezione

Per Alessandra Massari, la maschera è una risposta alle pressioni sociali e ai ruoli che ci vengono richiesti ogni giorno. Eppure, la verità resta una scelta necessaria: «Tra una bella bugia e una brutta verità sceglie sempre la seconda, perché almeno da lì posso ripartire con il dono della consapevolezza».

Anche Massimo Leotta mette in dubbio l’idea stessa di autenticità: «quell'”essere” che pensiamo di essere, può darsi che sia in gran parte frutto di condizionamenti».

Isabella Donaggio richiama Pirandello, Freud e Virginia Woolf per ricordarci quanto sia difficile distinguere il volto reale dalle identità che costruiamo: «L’immagine che abbiamo di noi stessi è un’illusione, è l’insieme delle maschere che ci vengono imposte che non corrispondono ad un io reale».

Dove nasce il confine tra essere e apparire?

Per Veronica Bruno e Raffaelina Cataldo, il confine tra essere e apparire nasce spesso molto presto, dentro l’educazione ricevuta, i ruoli familiari, le aspettative sociali. «Devi fermarti, devi poter guardarti dentro», scrive Veronica. Raffaelina aggiunge: «Tutti mi vogliono “crocerossina” ed io mi mostro in tale veste… Ho la speranza che qualcuno possa immaginare che esiste un confine e che può essere superato tra quello che mostro e quello che sono».

Daniela Miele trasforma questa frattura in un’immagine precisa: uno specchio a tre ante davanti al quale la protagonista prepara il proprio volto pubblico. «Più rendevo la maschera perfetta per il fuori, più il mio vero io rimpiccioliva».

Anche Benedetta Moschini racconta lo scarto tra percezione esterna e verità interiore. Nel ricordo di un discopub degli anni Ottanta, ciò che gli altri leggono come arroganza è in realtà timidezza e disagio: «Mi nascondo dietro questo fumo sperando di non essere vista».

Il peso del “va tutto bene”

La maschera più indossata è forse quella quotidiana. Quella delle risposte automatiche. Dei sorrisi di circostanza. Del “va tutto bene”.

Mariella Cantella scrive: «“Bene” è la risposta che nasconde lo smarrimento emotivo. Mostrarci veri è un lusso che non sempre ci si può permettere».

Amelia Cirillo ricorda invece quanto facilmente l’apparenza possa ingannare: «L’abito non fa il monaco. Si assumono comportamenti che spesso fanno pensare a chi osserva o ascolta una realtà diversa da quella che appare».

Quando la maschera nasce per proteggere gli altri

A volte, però, la maschera nasce per proteggere gli altri. Simona Milazzo racconta la sua «maschera che sorride» indossata nei momenti più difficili: «Grazie a quella forza e, talvolta, grazie a quella maschera sono riuscita e siamo riusciti tutti a rimanere a galla».

Maria Cristina Madera descrive qualcosa di simile durante la malattia del compagno: «Anche la forza, a volte, è una forma silenziosa di amore».

Federica Vagnarelli porta invece il paradosso di chi ascolta il dolore degli altri ma fatica a sostenere il proprio: «La verità è che ho paura di quello che vedo in te».

E quando la distanza tra ciò che siamo e ciò che mostriamo diventa troppo ampia, il corpo finisce per ribellarsi. Silvia Arfinengo racconta questa tensione come un continuo passaggio tra calma e rabbia. Marialuisa Sarnataro sintetizza il tema con una frase semplice: «L’immagine che lo specchio restituisce non è mai una sola».

Quando il velo cade

Cosa accade quando l’apparenza si rompe? Spesso cambia anche il modo in cui guardiamo gli altri. Ugo Bonaccorso racconta la fine di una fiducia costruita negli anni: «La fiducia, a volte, non è una conquista. È un’ipotesi che teniamo in piedi finché qualcosa non la smentisce».

Rosanna Masciari scopre invece il peso silenzioso dell’invidia dentro un rapporto che credeva sincero: «Non tutti sanno gioire per gli altri».

Per Marzia Maestrello, crescere significa anche imparare a convivere con queste crepe: «Non ci sentiamo vivi quando siamo impeccabili, ma quando siamo visti».

Elena Sales racconta il prezzo dell’autenticità: «Dire ciò che senti costringe anche l’altro a guardarsi dentro. E non tutti hanno il coraggio di farlo».

Anna Granà riflette sul rischio di restare intrappolati nello sguardo degli altri: «Ci riconosciamo davvero solo quando comprendiamo quanto ci è costato diventare ciò che siamo».

E Annalisa Cicalese pone forse la domanda più radicale: «Come posso scegliere di essere o di apparire se non so qual è il mio sé autentico?».

Verso un’autenticità possibile

Per molti, il punto non è eliminare ogni maschera. È ridurre la distanza tra ciò che viviamo e ciò che mostriamo. Claudio Foresti scrive: «Faccio più fatica ad apparire. Tanto vale mostrarmi per quel che sono».

Monica Guardino racconta l’autenticità come un processo di sottrazione: «Ogni volta che tolgo ciò che non mi appartiene, qualcosa di più vero rimane».

Anna Maria Draisci parla di un lento spogliarsi dei ruoli imposti: «Essere “sé” è naturale e semplice come bere un bicchiere d’acqua».

Per Cristian Belculfiné, invece, la verità arriva quando smettiamo di difenderci: «L’autenticità non è arrivata togliendo qualcosa. È arrivata quando ho smesso di pretendere di essere diverso».

Vito Bivacco rifiuta l’idea di un’identità completamente definita: «Forse non siamo ciò che mostriamo, ma nemmeno ciò che nascondiamo».

E Romano Galligani chiude il discorso con una consapevolezza semplice: capire davvero sé stessi è forse impossibile, ma questo non significa smettere di cercare. «Perché giudicare? […] Nessuno è perfetto».

Forse è proprio qui, in questo margine di imperfezione condivisa, che smettiamo di interpretare un ruolo e iniziamo, finalmente, a vivere. Tra la maschera che ci protegge e la verità che ci spoglia, esiste uno spazio di libertà che appartiene a chiunque abbia il coraggio di guardarsi allo specchio e sorridere alle proprie crepe.

Grazie a tutta la community di #IncontriamociTraLeRighe per aver condiviso questi frammenti di vita. Ci vediamo al prossimo appuntamento.

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Ecco i commenti più significativi

Ecco i commenti più significativi che abbiamo ricevuto per la rubrica #IncontriamociTraLeRighe dagli amici della community de Il piacere di raccontare.

Silvia Arfinengo

Cristian Belculfinè

Vito Bivacco

Ugo Bonaccorso

Veronica Bruno

Mariella Cantella

Raffaelina Cataldo

Amelia Cirillo

Annalisa Cicalese

Isabella Donaggio

Anna Maria Draisci

Romano Galliani

Anna Granà

Monica Guardino

Claudio Foresti

Massimo Leotta

Maria Cristina Madera

Marzia Maestrello

Rosanna Masciari

Alessandra Massari

Daniela Miele

Simona Milazzo

Benedetta Moschini

Elena Sales

Maria Luisa Sarnataro

Federica Vagnarelli

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