In questo articolo Elena Salem, fondatrice de Il piacere di raccontare, riflette sul rapporto tra lettura, scrittura e intelligenza artificiale a partire dalla decisione della Svezia di riportare libri, quaderni e penne al centro della scuola. Un’occasione per interrogarsi sulle difficoltà crescenti nella comprensione dei testi, nella concentrazione e nell’elaborazione del pensiero critico, e per comprendere perché, nell’epoca dell’IA, leggere e scrivere non siano competenze meno importanti, ma più necessarie che mai.
Negli ultimi anni la Svezia è stata considerata uno dei Paesi più avanzati al mondo dal punto di vista tecnologico. Le scuole hanno adottato precocemente tablet e dispositivi digitali, nella convinzione che familiarizzare con la tecnologia fin dall’infanzia fosse il modo migliore per preparare le nuove generazioni al futuro.
Oggi, però, qualcosa sta cambiando. Il governo svedese ha deciso di riportare libri, quaderni e penne al centro dell’apprendimento. Una scelta che ha fatto discutere e che qualcuno ha interpretato come un passo indietro rispetto all’innovazione.
Non si tratta di una battaglia contro la tecnologia
In realtà, osservando più attentamente le ragioni che hanno portato a questa decisione, emerge una decisione diversa. Non si tratta di una battaglia contro la tecnologia. La Svezia continua a essere uno dei Paesi più digitalizzati del mondo e nessuno pensa di rinunciare agli strumenti che l’innovazione mette a disposizione. La scelta nasce piuttosto dall’osservazione di alcuni segnali preoccupanti.
Le difficoltà di bambini e dei ragazzi nella comprensione dei testi.
E cioè difficoltà da parte dei bambini e dei ragazzi nella comprensione dei testi, tempo di attenzione nella lettura ridotti al minimo e una crescente incapacità di scrivere e argomentare in modo chiaro.
In altre parole, il problema non riguarda la tecnologia in sé, ma il rischio di dare per scontate alcune capacità fondamentali.
Leggere e scrivere. Nessuna di queste abilità si sviluppa automaticamente.
Leggere un testo complesso, seguirne il ragionamento, comprenderne sfumature e significati. Scrivere in modo chiaro, organizzare un pensiero, costruire un’argomentazione. Mantenere l’attenzione per un tempo prolungato. Nessuna di queste abilità si sviluppa automaticamente.
Richiedono esercizio, pazienza e tempo. Anche in Italia il tema è oggetto di crescente attenzione. Insegnanti e dirigenti scolastici segnalano difficoltà che fino a pochi anni fa sarebbero sembrate impensabili: studenti che faticano a seguire un testo articolato, a costruire un ragionamento scritto coerente o persino a utilizzare con sicurezza la scrittura corsiva.
La formazione delle nuove generazioni
La scuola si trova ad affrontare sfide educative sempre più complesse. Le famiglie dispongono spesso di meno tempo da dedicare al dialogo e all’accompagnamento culturale dei figli. Le istituzioni, da parte loro, dovrebbero interrogarsi sul livello di investimento destinato alla formazione e alla crescita culturale delle nuove generazioni.
Ma al di là delle responsabilità specifiche, esiste una domanda che riguarda tutti. Che cosa accade a una società quando un numero crescente di persone fatica a comprendere un testo, a distinguere un’opinione da un fatto, a seguire un ragionamento complesso o a esprimere con chiarezza il proprio pensiero?
La questione non riguarda soltanto il rendimento scolastico
La questione non riguarda soltanto il rendimento scolastico. Riguarda la qualità della vita democratica, la partecipazione civile, il futuro del lavoro e, più in generale, la capacità di una comunità di comprendere se stessa e il mondo che la circonda. La questione diventa ancora più attuale se guardiamo al rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Leggere e scrivere per utilizzare bene l’IA
Oggi l’IA è in grado di scrivere testi, riassumere documenti, tradurre contenuti, analizzare dati e supportare una quantità crescente di attività professionali e creative. Di fronte a queste possibilità, qualcuno potrebbe pensare che leggere e scrivere diventino meno importanti.
Ma sta accadendo l’esatto contrario. Più gli strumenti diventano potenti, più aumenta il valore delle capacità che permettono di usarli in modo consapevole.
Per ottenere risultati significativi da un sistema di intelligenza artificiale occorre comprendere un problema, formulare domande efficaci, valutare criticamente le risposte, distinguere ciò che è rilevante da ciò che non lo è, collegare idee diverse e attribuire significato alle informazioni.
La capacità di elaborare un pensiero autonomo.
Sono tutte attività che affondano le proprie radici nella lettura, nella scrittura e nell’esercizio del pensiero. Senza questi presupposti il rischio è che l’intelligenza artificiale venga utilizzata come una semplice macchina che produce risposte. Il che rischia di annullare del tutto la capacità o la volontà di elaborare un pensiero autonomo.
Per questo la decisione del governo svedese merita attenzione. Non perché offra una soluzione definitiva. E nemmeno perché suggerisca di tornare a un passato idealizzato. Merita attenzione perché riporta al centro una domanda fondamentale: quali strumenti stiamo dando alle nuove generazioni per comprendere la complessità del mondo? La decisione della Svezia riguarda la scuola. Ma la domanda riguarda tutti noi.
E tu che cosa ne pensi?
Se i ragazzi leggono sempre meno, scrivono con maggiore difficoltà e fanno più fatica a concentrarsi, siamo sicuri che il problema sia soltanto loro? O forse dovremmo interrogarci anche sul mondo che noi adulti stiamo costruendo intorno a loro? E tu che cosa ne pensi?
