Che cosa ha cambiato davvero Coco Chanel?

by Mauro Toscano
Coco Chanel

Coco Chanel è una delle figure più influenti e controverse della storia della moda. Questo articolo ripercorre la vita di Coco Chanel, dall’infanzia trascorsa in un orfanotrofio all’apertura delle prime boutique e alla costruzione della maison Chanel. Coco Chanel contribuisce a dare forma a una nuova immagine della donna nel Novecento, più autonoma e libera di muoversi, attraverso abiti dalle linee semplici e creazioni diventate iconiche come Chanel N°5, la petite robe noire e il tailleur in tweed. L’articolo approfondisce anche i rapporti di Coco Chanel con artisti e intellettuali della Parigi del primo Novecento, da Jean Cocteau a Pablo Picasso e Igor Stravinskij, senza tralasciare le zone d’ombra della sua biografia: la relazione con il tedesco Hans Günther von Dincklage durante l’occupazione di Parigi, il tentativo di sfruttare le leggi razziali naziste per recuperare il controllo della società del Chanel N°5 e il successivo trasferimento in Svizzera. L’ultima parte ricostruisce il ritorno di Coco Chanel alla moda nel 1954 e la sua eredità: Chanel non è stata l’unica artefice della trasformazione del guardaroba femminile, ma ha saputo intercettare una nuova idea di femminilità e contribuire a darle una forma destinata a segnare il Novecento.

Gabrielle “Coco” Chanel nasce il 19 agosto 1883. Dall’orfanotrofio alla costruzione di un impero, irrompe nella moda della Parigi di inizio Novecento, creando linee essenziali pensate per una donna diversa dagli stereotipi femminili dell’epoca. Una donna indipendente che lavora, viaggia, guida l’automobile, pratica sport e ha bisogno di abiti che le consentano di muoversi liberamente. Coco accorcia le gonne, elimina definitivamente corsetti e le strutture rigide dell’abito, utilizza tessuti fino ad allora considerati poco adatti alla moda femminile e prende in prestito dal guardaroba maschile giacche, pantaloni e linee più semplici. 

Chanel non cambia soltanto la moda, ma influenza anche la letteratura e l’arte. Nella Parigi degli anni Dieci e Venti Chanel entra in contatto con alcuni dei protagonisti delle avanguardie artistiche e culturali, da Jean Cocteau a Pablo Picasso, Igor Stravinskij e Salvador Dalì. Disegna costumi per il teatro e il balletto e porta nella moda quella stessa ricerca di forme più essenziali che attraversa l’arte, la musica e la letteratura del suo tempo.

Gabrielle "Coco" Bonheur Chanel

Gabrielle “Coco” Bonheur Chanel

Un’infanzia segnata dall’abbandono

Gabrielle Chanel nasce a Saumur, nella regione della Loira, in Francia. La sua è una famiglia poverissima: il padre Albert è un venditore ambulante, la madre Jeanne una lavandaia. La madre muore quando Gabrielle ha dieci anni e il padre la affida a un orfanotrofio di suore ad Aubazine, dove impara a cucire. 

A diciotto anni lascia l’orfanotrofio e perfeziona l’arte del cucito a Moulins. Lavora di giorno come commessa e la sera come cantante nei cabaret, dove prende il soprannome “Coco”, destinato a renderla celebre. In quegli anni incontra Étienne Balsan, ufficiale di cavalleria ed erede di una grande fortuna, che la introduce nell’alta società francese. Chanel entra in contatto con un mondo fatto di corse di cavalli, ricevimenti e donne dell’alta borghesia. Inizia a realizzare per loro i primi cappelli.

Attraverso Balsan conosce anche Arthur “Boy” Capel, uomo d’affari inglese e giocatore di polo, che diventa il grande amore della sua vita. Il loro rapporto è sentimentale ma anche decisivo per i primi anni della sua impresa.

Dalla merceria all’impero della moda

Grazie al sostegno economico di Étienne e di Arthur Capel, Coco apre un piccolo negozio di cappelli a Parigi nel 1910, al numero 21 di Rue Cambon, un indirizzo che ancora oggi è sinonimo di eleganza e lusso.

Negli anni successivi amplia l’attività. Nel 1913 apre una boutique a Deauville, località balneare frequentata dall’alta società, e nel 1915 arriva a Biarritz, dove dà vita alla sua prima casa di moda.

Coco Chanel e Arthur "Boy" Capel

Coco Chanel e Arthur “Boy” Capel

Chanel reinventa il guardaroba femminile

Reiventando quel guardaroba, Chanel non cambia solo la moda: contribuisce a cambiare lo spazio che le donne occupano nella società, intercettando una transizione, già in atto in Europa, che vede sempre più donne sostituire gli uomini nelle fabbriche e negli uffici a causa della Prima Guerra Mondiale. 

La moda femminile era allora creata quasi esclusivamente dagli uomini. Il modo in cui una donna si veste non è una scelta personale: è il riflesso di una gerarchia che le assegna un ruolo decorativo, immobile, dipendente. 

Coco elimina le gonne pompose e rigide che opprimono il corpo femminile, e propone silhouette libere e funzionali. Porta per la prima volta in passerella il jersey, un tessuto allora relegato alla biancheria intima maschile e considerato “povero”, capovolgendo la logica dell’epoca secondo la quale l’alta moda è soprattutto ostentazione. Uno scandalo per i benpensanti. Una liberazione, per le donne.

Coco non si limita a cambiare la moda: la trasforma in uno strumento di emancipazione e in una forma di espressione culturale che la inserisce a pieno titolo nella vivace avanguardia della capitale francese, dove frequenta artisti e intellettuali come Jean Cocteau, Pablo Picasso e Igor Stravinskij, condividendone la ricerca di un linguaggio essenziale e moderno.

L’idea di donna di Coco Chanel

Chanel non si limita a disegnare una nuova femminilità, ma la incarna nella propria vita. Guida l’automobile, frequenta località balneari e ambienti sportivi e adotta personalmente uno stile molto distante dall’immagine femminile tradizionale. 

L’ideale estetico, che lei stessa rappresenta anche fisicamente, la cosiddetta “garçonne” degli anni Venti – corpo snello, capelli corti, silhouette dritta, pelle abbronzata, fino ad allora segno di lavoro manuale e quindi di basso lignaggio – riflette questa visione attiva e sportiva della femminilità.

In un’epoca in cui il matrimonio è ancora considerato il destino naturale della maggior parte delle donne, Chanel non vuole rinunciare alla propria autonomia. La morte di Arthur “Boy” Capel nel 1919, l’amore della sua vita, la segna profondamente. 

Da quel lutto nasce una fase di cupa introspezione che genera visioni estetiche ancor più radicali e forse anche la scelta, già in linea con il suo carattere, di non sposarsi mai, nonostante le numerose relazioni sentimentali che seguiranno.

Brillante, intuitiva e indipendente fino all’ostinazione, capace di decisioni rapide e senza compromessi, Coco si dedica anima e corpo alla costruzione della propria azienda. Diventa una delle imprenditrici più influenti d’Europa, in un mondo ancora dominato dagli uomini.

Pubblicità del profumo Chanel No. 5 con Gabrielle Chanel (Coco) che posa nel suo appartamento al Ritz (1937), immagine pubblicata anche in un editoriale di Harper’s Bazaar

Pubblicità del profumo Chanel No. 5 con Gabrielle Chanel (Coco) che posa nel suo appartamento al Ritz (1937), immagine pubblicata anche in un editoriale di Harper’s Bazaar

Chanel N° 5

Nel 1921 Chanel porta la propria idea di stile fuori . Insieme al profumiere Ernest Beaux crea Chanel N°5: non un accessorio da indossare, ma una fragranza capace di rappresentare la stessa donna per cui disegna i suoi abiti.

Anche qui Chanel rompe con alcune convenzioni dell’epoca. Invece di scegliere un nome romantico o evocativo, utilizza il proprio cognome e un numero, il 5, quello del campione che avrebbe scelto tra le proposte preparate da Beaux. Anche il flacone rinuncia alle decorazioni elaborate di molti profumi dell’epoca: ha forme geometriche, linee semplici e un’etichetta essenziale.

Il N°5 permette così a Chanel di trasformare il proprio nome in qualcosa di più di una firma sugli abiti. Chanel comincia a identificare un universo fatto di moda, profumo e immagine. Un passaggio importante nella costruzione di quello che oggi chiameremmo brand.

Il profumo diventa uno dei prodotti più riconoscibili del Novecento. A renderlo ancora più celebre contribuisce Marilyn Monroe, che nel 1952, alla domanda su che cosa indossasse per andare a dormire, risponde con un’ iconica citazione “Alcune gocce di Chanel N°5”.

Il dialogo di Coco Chanel con l’arte e la letteratura

Il fenomeno Chanel contribuisce a creare un dialogo tra moda, arte e letteratura. Nella Parigi degli anni Dieci e Venti Coco Chanel frequenta alcuni dei protagonisti della cultura europea e con alcuni di loro collabora direttamente.

È amica di Jean Cocteau, poeta, scrittore, drammaturgo e artista francese, per il quale realizza anche costumi teatrali. Frequenta Salvador Dalì, che ospita nel 1938 nella sua villa in Costa Azzurra e per il quale realizza i costumi del balletto Bacchanale. 

Conosce Pablo Picasso, che negli stessi ambienti collabora con il teatro e con i Ballets Russes, e sostiene economicamente il compositore russo Igor Stravinskij.

Un altro incontro importante è quello con Sergej Djagilev, impresario russo e fondatore dei Ballets Russes, la compagnia che riunisce danza, musica, pittura e scenografia coinvolgendo artisti, compositori e coreografi. Nel 1924 Chanel disegna i costumi di Le Train Bleu, balletto prodotto da Djagilev con libretto di Cocteau e scene ispirate a un’opera di Picasso. I ballerini indossano costumi che ricordano gli abiti sportivi e da spiaggia dell’epoca: maglie, pantaloncini e costumi da bagno.

Frequenta Marcel Proust e gli scrittori della Lost Generation, da Ernest Hemingway a F. Scott Fitzgerald e Gertrude Stein. Nella letteratura del Novecento diventa un simbolo narrativo: molti romanzieri descrivono una donna “vestita Chanel” non per indicare un marchio, ma il carattere di una donna emancipata e moderna.

La petite robe noire, disegno di Vogue del 1926

La petite robe noire, disegno di Vogue del 1926

La “petite robe noire”

Nel 1926 Chanel prende un colore tradizionalmente associato al lutto e lo trasforma in uno dei simboli dell’eleganza del Novecento. La sua petite robe noire – il “tubino nero” – un abito dalle linee semplici, privo delle decorazioni elaborate che caratterizzano la moda dell’epoca.

Nello stesso anno Vogue pubblica un modello Chanel e lo paragona alla Ford Model T, l’automobile prodotta in serie che aveva raggiunto una diffusione enorme. Il paragone non riguarda il prezzo: un abito Chanel rimane un prodotto destinato a una clientela benestante. Vogue intuisce piuttosto che quel modello semplice e facilmente riconoscibile può essere riprodotto, imitato e indossato in occasioni diverse. Il tubino nero diventerà infatti uno dei capi più longevi del guardaroba femminile.

La guerra e l’esilio in Svizzera

Lo scoppio della Seconda guerra mondiale apre il capitolo più controverso della biografia di Chanel. Nel 1939, dopo l’entrata in guerra della Francia, Chanel chiude la maison e licenzia gran parte dei dipendenti. Durante l’occupazione tedesca rimane a Parigi e continua a vivere all’Hotel Ritz che in quegli anni ospita anche ufficiali tedeschi.

È in questo periodo che ha una relazione con Hans Günther von Dincklage, un aristocratico tedesco nazista. Il rapporto con lui non sembra essere soltanto una love story, ma colloca Chanel vicino agli ambienti nazisti presenti nella Parigi occupata.

Negli stessi anni Chanel sfrutta le leggi razziali del regime nazista per recuperare il controllo della società che produce e distribuisce Chanel N°5, controllata dalla famiglia ebraica Wertheimer. 

Dopo la liberazione di Parigi, nel 1944, Chanel viene interrogata dalle autorità francesi, ma non viene incriminata. Poco dopo lascia la Francia e si trasferisce in Svizzera, dove rimane per una decina d’anni.

Jackie Kennedy tailleur in tweed

Il ritorno di Coco Chanel nel 1954

Nonostante le ombre e le questioni mai chiarite di quegli anni, Chanel riesce a rilanciare la propria maison nel 1954, tornando sulle passerelle a settant’anni.

Il mondo della moda parigino la accoglie inizialmente con freddezza e scetticismo e le sue collezioni vengono stroncate. La stampa americana e britannica, invece, la incoronano di nuovo e in breve tempo lei riesce a riconquistare il pubblico.

È proprio in questa fase che presenta il celebre tailleur in tweed: una giacca dalla linea rigorosa, talvolta impreziosita da bottoni dorati, una gonna essenziale e un tessuto di origine maschile trasformato in elemento di eleganza femminile.

Indossato da figure come Jackie Kennedy, da regine e donne di potere, il tailleur Chanel diventa l’emblema di una nuova autorevolezza femminile. A completare l’universo estetico della maison arrivano poi la borsa trapuntata con catena dorata, le scarpe bicolore e altre creazioni diventate simbolo di stile in tutto il mondo.

L’eredità di Coco Chanel

Coco Chanel muore a Parigi nel 1971, dopo aver attraversato quasi un secolo di trasformazioni sociali, guerre e cambiamenti culturali. La moda che lascia è molto diversa da quella che ha conosciuto da ragazza. Il corsetto e le strutture rigide hanno progressivamente lasciato spazio a silhouette più semplici; il jersey, il tubino nero, il tailleur e gli elementi presi dal guardaroba maschile sono entrati stabilmente nell’abbigliamento femminile. 

Coco Chanel è una donna che ha costruito la propria indipendenza in un mondo dominato dagli uomini, ma è anche la stessa che ha utilizzato relazioni con uomini ricchi e potenti per aprirsi delle possibilità.

Chanel non è stata l’unica artefice di questo cambiamento. Ma ha saputo, prima di altri, intercettare una trasformazione in atto. I suoi abiti hanno contribuito ad affermare una nuova idea di femminilità e a darle forma.

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