#IncontriamociTraLeRighe a cura di Elena Salem . Cari amici ❤️, ci sono momenti in cui sentiamo il bisogno di andare oltre ciò che conosciamo, e altri in cui restare entro un confine ci fa sentire al sicuro. Avete mai sentito il desiderio — o la necessità — di andare oltre qualcosa che vi faceva paura?
Incontriamoci tra le righe è lo spazio in cui queste domande trovano voce, ascolto, confronto. Un appuntamento riservato alle Amiche e agli Amici Sostenitori, pensato per chi sente il bisogno di fermarsi a riflettere, condividere opinioni ed esperienze di vita.
🌺L’Infinito racconta una tensione che appartiene a tutti. Da un lato il desiderio di andare oltre ciò che è immediato, dall’altro il timore dell’indefinito, del perdersi in qualche cosa che è troppo grande per noi. Uscire dalla zona di comfort, nel pensiero o nella realtà, significa spesso confrontarsi con questa tensione.
🌺 Con L’Infinito, Giacomo Leopardi riesce, in pochi versi, a dare voce a un’esperienza profondamente umana: il desiderio di contemplare l’immensità dell’universo e, allo stesso tempo, la paura di oltrepassare i limiti del conosciuto. La siepe non è solo un elemento del paesaggio, ma un confine simbolico. Ed è proprio quel limite a rendere possibile l’immaginazione di ciò che c’è oltre. Non vedendo tutto, la mente è libera di immaginare.
C’è stata, nella vostra vita, una siepe che “da tanta parte / dell’ultimo orizzonte il guardo esclude” – per citare un bellissimo verso di Leopardi nella poesia L’infinito?
✍🏼 Per partecipare dovete essere Amiche e Amici Sostenitori.
✍🏼 I testi – di non più di 30 righe – vanno scritti nei commenti qui sotto.
Avete tempo fino al 3 febbraio. Venerdì 13 febrbaio pubblicheremo sul sito i testi più significativi con nome e cognome dell’autore.
Ecco “L’infinito” di Giacomo Leopardi:
«Sempre caro mi fu quest’ermo colle ,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando , interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.»
Giacomo Leopardi