Laboratorio di scrittura autobiografica a cura di Elena Salem 😊.
Cari amici , scrivete una storia a partire dal tema «Una cosa che ho imparato tardi». Raccontate di qualcosa che avete capito solo dopo aver affrontato una determinata situazione. Può essere una verità su voi stessi, su una relazione, su una scelta fatta o mancata. Cosa c’era prima di quella consapevolezza? E cosa è cambiato dopo?
🌺Spesso manca il tempo. Il tempo per sbagliare, per guardare le stesse cose da un’altra prospettiva. La vostra storia può partire da un’esperienza personale, ma può anche essere completamente inventata. Potete scrivere in prima o in terza persona, con una o un protagonista di fantasia. Ciò che conta è il processo: il prima, il dopo, e lo spazio in cui qualcosa si è chiarito.
🌺Potete scrivere solo UN RACCONTO di massimo 3 cartelle (ovvero, 90 righe) a persona nei commenti qui sotto. Un racconto non è la descrizione di uno stato d’animo, ma una storia che ha inizio uno svolgimento e una fine.
Avete tempo fino al 23 febbraio. Avviseremo per mail gli amici che hanno scritto le storie più belle. Il nome verrà segnalato sull’Albo d’oro de Il piacere di raccontare e le storie pubblicate sulla Vetrina della Creatività. Buona scrittura !
Il Laboratorio di scrittura autobiografica è pensato per chi vuole scrivere di sé – una storia autobiografica – in prima persona, o attraverso una storia di fantasia. La scrittura è un potente strumento terapeutico, ma lo è in modo indiretto perché costruendo il nostro racconto, noi rivediamo parti di noi, ripensiamo al nostro passato, mettiamo a fuoco pensieri. Insomma, chiariamo meglio a noi stessi la fase che stiamo vivendo, o che abbiamo vissuto.
Ma il nostro compito è quello di costruire una storia che abbia la forma di un racconto, con un inizio, uno svolgimento e una fine. L’effetto terapeutico è indotto dalla narrazione. Quindi la valutazione in questa rubrica sarà sull’efficacia della costruzione del racconto dal punto narrativo. La scrittura autobiografica serve sì a noi stessi, ma aiuta anche i nostri lettori, facendo scattare meccanismi di identificazione con i personaggi e la situazione che mettiamo in scena.
In ogni sessione del Laboratorio, indicheremo un tema che può essere da spunto al racconto autobiografico che dovete costruire. Ogni volta suggeriremo due libri da leggere costruiti in una forma autobiografica. I libri che vi consigliamo questa settimana sono: “Il senso di una fine” di Julian Barnes e “Mi chiamo Lucy Barton” di Elizabeth Strout.
“Il senso di una fine”, Julian Barnes
Tony Webster, ormai anziano, solo e in pensione, riceve un insolito testamento da parte di una donna conosciuta molti anni prima. Si tratta della madre di Veronica, la sua ragazza ai tempi dell’Università. La donna gli ha lasciato una modesta somma di denaro, ed un diario appartenuto ad Adrian Finn, compagno di scuola di Tony alle superiori. Alla ricerca di un “senso”, Tony ripercorre la parte della sua vita legata a quelle persone, dilata il tempo, incerto di fronte all’autenticità dei suoi ricordi, ed attento ad analizzare ogni cosa, cosciente della differenza fra il modo in cui ricordiamo gli eventi, ed il modo in cui essi si sono svolti realmente. L’unica evidenza della storia, quale che essa sia, è che qualcosa è successo, suggerisce Adrian Finn durante un’interrogazione scolastica.
“Mi chiamo Lucy Barton”, Elizabeth Strout
Nel libro si intrecciano tre piani temporali diversi. Nel primo, Lucy è una donna di mezza età, divorziata, risposata, con figlie grandi, apprezzata scrittrice; nel secondo, che ha nel libro lo spazio più ampio, Lucy è la giovane madre di due bimbe, ricoverata in ospedale per alcune settimane, e riceve inaspettatamente la visita della madre che non vedeva da molti anni; infine nel tempo più lontano, Lucy vive un’infanzia molto ardua per l’estrema povertà e per le relazioni difficili nella famiglia, finché decide di andarsene e inizia a perseguire la sua vocazione di scrittrice. Questo passato riemerge durante la visita della madre, attraverso un chiacchiericcio apparentemente insignificante, che riporta alla memoria di Lucy tanti aspetti del passato e le fa riscoprire il forte legame affettivo con la madre.

