Laboratorio di scrittura autobiografica a cura di Elena Salem 😊.
«Quel giorno in cui ho detto basta».
Raccontate un momento in cui avete messo un confine, chiuso una porta, lasciato andare. Cosa vi ha portato fin lì? Cosa avete perso — e cosa avete guadagnato? Scegliete un momento della vostra vita in cui avete deciso di dire “basta” e scrivete un racconto che parli di voi. La storia può anche essere completamente inventata e scritta in 3° persona con un/una protagonista di fantasia.
Potete scrivere solo UNA STORIA di massimo 3 cartelle (ovvero, 90 righe) a persona nei commenti qui sotto. Avete tempo fino al 3 novembre. Mercoledì 12 novembre annunceremo in un articolo le storie migliori. Buona scrittura
!
Il Laboratorio di scrittura autobiografica è pensato per chi vuole scrivere di sé – una storia autobiografica – in prima persona, o attraverso una storia di fantasia. La scrittura è un potente strumento terapeutico, ma lo è in modo indiretto perché costruendo il nostro racconto, noi rivediamo parti di noi, ripensiamo al nostro passato, mettiamo a fuoco pensieri. Insomma, chiariamo meglio a noi stessi la fase che stiamo vivendo, o che abbiamo vissuto.
Ma il nostro compito è quello di costruire una storia che abbia la forma di un racconto, con un inizio, uno svolgimento e una fine. L’effetto terapeutico è indotto dalla narrazione. Quindi la valutazione in questa rubrica sarà sull’efficacia della costruzione del racconto dal punto narrativo. La scrittura autobiografica serve sì a noi stessi, ma aiuta anche i nostri lettori, facendo scattare meccanismi di identificazione con i personaggi e la situazione che mettiamo in scena.
In ogni sessione del Laboratorio, indicheremo un tema che può essere da spunto al racconto autobiografico che dovete costruire.
Ogni volta suggeriremo due libri da leggere costruiti in una forma autobiografica. I libri che vi consigliamo questa settimana sono: “Non ti muovere” di Carmen Mazzantini e “Open” di Andrea Agassi
“Open”, Andre Agassi
“Il tennis è uno sport così maledettamente solitario. Soltanto i pugili possono capire la solitudine dei tennisti – anche se i pugili hanno i loro secondi e i manager. Persino il suo avversario fornisce al pugile una sorta di compagnia, qualcuno a cui può avvinghiarsi e contro cui grugnire. Nel tennis sei faccia a faccia con il nemico, scambi colpi con lui, ma non lo tocchi mai, né parli a lui o a qualcun altro.”
“Non ti muovere”, Margaret Mazzantini
“Cosa vuol dire amare, figlia mia? Tu lo sai? Amare per me fu tenere il respiro di Italia nelle braccia e accorgermi che ogni altro rumore si era spento. Sono un medico, so riconoscere le pulsazioni del mio cuore, sempre, anche quando non voglio. Te lo giuro, Angela, era di Italia il cuore che batteva dentro di me”.