Questo libro nasce da un ricordo lontano, quando ero poco più che un ragazzo e frequentavo il liceo artistico. Erano gli anni ’70, e Bari era una città difficile, chiusa, a tratti ostile. Una città che faceva paura, che sembrava non voler farsi conoscere davvero. Eppure, anche allora, sotto la superficie, qualcosa si muoveva.
ROMANZO | PAGG. 100 | 2026 | NARRATIVA

Ci sono città che non cambiano mai.
E poi c’è Bari.
Questo libro nasce da un ricordo lontano, quando ero poco più che un ragazzo e frequentavo il liceo artistico. Erano gli anni ’70, e Bari era una città difficile, chiusa, a tratti ostile. Una città che faceva paura, che sembrava non voler farsi conoscere davvero. Eppure, anche allora, sotto la superficie, qualcosa si muoveva. Perché le città sono come le persone: prima o poi si incrinano. Si aprono crepe. E attraverso quelle crepe passano la luce, le domande, il coraggio. È proprio da quei varchi che nasce il cambiamento. Negli anni, Bari ha iniziato a trasformarsi. I giovani hanno trovato la forza di riscattarsi, di immaginare un futuro diverso. La città ha riscoperto sé stessa: le sue radici, le sue tradizioni, la sua anima più autentica. Il centro storico ha ripreso a vivere. Le strade si sono riempite di voci, di storie, di vita vera. Le massaie, custodi silenziose di un sapere antico, sono diventate simbolo di identità e accoglienza. Bari ha ricominciato a respirare. E così, passo dopo passo, è diventata un’altra città.
Più aperta. Più giusta. Più viva. Oggi Bari è una città che accoglie, che guarda al mondo senza dimenticare chi è stata. Una città moderna, ma profondamente legata alla sua verità. Questo libro è il racconto di quel viaggio.
Di come anche nei luoghi più difficili possano nascere bellezza e rinascita. Perché a volte basta una crepa… per far entrare il futuro. Il protagonista del mio libro, il Maestro, è un uomo che non cerca di apparire, ma che viene inevitabilmente coinvolto in situazioni che lo costringono ad affrontare scelte difficili. Come accade spesso alla maggior parte di noi nella vita, si trova davanti a decisioni da cui non è possibile sottrarsi. Il suo ruolo è quello di guidare senza imporre; insegnare a scegliere, senza irrigidirsi in posizioni nette o giudizi assoluti. Il Maestro non educa a etichettare o condannare, ma accompagna gli altri nel loro percorso, lasciando spazio al tempo e alla maturazione delle decisioni. Il senso del libro non è gridare una verità o cercare colpevoli, ma mostrare come anche un errore, un misfatto, possa trasformarsi. Il cambiamento, nella visione del Maestro, non avviene attraverso rotture violente o traumi, ma attraverso passaggi graduali, capaci di trasformare il buio in luce. Non si tratta di distruggere per ricostruire, né di spingersi oltre ogni limite, ma di fermarsi proprio sul confine in cui tutto può ancora cambiare, evitando la frattura definitiva e permettendo una trasformazione profonda e autentica. Come del resto stiamo oggi assistendo nel conflitto mediorientale: ci si vorrà spingere oltre il confine e distruggere per ricostruire, oppure si cercherà di evitare fratture definitive, favorendo una trasformazione graduale e senza traumi?