Una lettera che non sarebbe mai dovuta arrivare, un messaggio misterioso e una chiave arrugginita. E’ da questi tre elementi che ha preso le mosse il tema dell’ultimo appuntamento del Laboratorio di scrittura creativa “Continua tu la storia”, al quale il team degli scrittori de Il piacere di raccontare è stato invitato a partecipare.
Il compito poteva apparire semplice. Un racconto da costruire entro le cinquanta righe, partendo da un incipit narrativo già definito, con una trama uno svolgimento e una conclusione che, magari contenesse una piccola sorpresa.
Così, come nel Laboratorio in cui la storia prende spunto da un dipinto, qui bisognava tenere conto delle informazioni fornite dal testo iniziale, tra cui un elemento: Nando, padre della protagonista, che avrebbe dovuto essere morto e ricompare, almeno apparentemente, attraverso la missiva inserita in una busta azzurra.
Sviluppare la fantasia entro confini definiti
L’obiettivo di questo Laboratorio, e non solo di questo, è quello di contribuire a sviluppare la fantasia entro confini ben definiti. In fondo, avviene la stessa cosa quando si delinea una trama che è partorita dalla nostra immaginazione. Man mano che delineiamo la nostra storia delimitiamo il percorso della nostra immaginazione. Se ambientiamo una storia negli anni Cinquanta del Novecento, i nostri personaggi dovranno esprimersi secondo i canoni dell’epoca (dal modo di parlare, dalle convinzioni etiche agli atteggiamenti nei confronto del lavoro, della famiglia e così via).
Una storia dal senso compiuto
Alcuni amici hanno saputo costruire un’atmosfera, suggerire emozioni autentiche e arrivare a un finale coerente con la storia, pur in uno spazio così limitato.
Molti testi hanno mostrato creatività e fantasia, ma non sempre hanno rispettato le indicazioni principali. In diversi racconti, Nando è diventato compagno o amante, alterando il senso del rapporto iniziale.
Altri autori hanno trascurato l’importanza dell’ambientazione o hanno optato per finali affrettati, più funzionali a chiudere la storia che a rivelarne il senso.
La conclusione dà il senso a tutto il racconto.
La conclusione è molto importante in una storia perché dà il senso a tutto il racconto. Immaginatevi voi stessi nei panni del lettore. Un racconto può anche destare il vostro interesse, ma una fine non soddisfacente, e cioè non coerente con le aspettative che lo scrittore ha creato, può cambiare il vostro giudizio sulla narrazione. Quindi una giusta attenzione alla conclusione è cruciale per costruire una storia di successo.
I racconti del Laboratorio.
Tra questi, il racconto di Giuseppe De Micheli colpisce per la semplicità con cui restituisce un’immagine di pace: Ada arriva in un eremo e viene accolta da un frate. Solo alla fine capisce che quell’uomo silenzioso, “Fra’ Modesto”, è proprio Nando. Una rivelazione asciutta e simbolica che chiude la vicenda senza inutili spiegazioni.
Mariella Cantella, pur modificando il rapporto familiare, costruisce una narrazione in cui la scoperta di un fratellastro diventa l’occasione per riconciliarsi con il passato. Il padre, dice uno dei personaggi, “ci amava, a modo suo”, e questo basta per aprire una porta, concreta e simbolica. Lo stile della narrazione è pacato, ma efficace.
Barbara Baldessin opta per una svolta noir: Ada, attraverso documenti e ricordi, scopre che suo padre è stato ucciso per aver denunciato dei traffici illeciti. Nando, in questo caso, è un uomo giusto ma sacrificato. Il racconto si chiude con una promessa: fare luce sulla verità.
Più evocativa è la scrittura di Laura Orsini Federici, che gioca con l’ambiguità del tempo e dello spazio. Ada prende un traghetto, forse reale forse immaginato, e si ritrova in un luogo che è insieme presente e passato. Lì, “finalmente era lì: vivo e libero”. Una conclusione sospesa, più onirica che realistica, ma capace di restituire un’emozione compiuta.
Silvia Tellar Pandon sceglie una via ancora più visionaria. La chiave non apre una porta, ma si rivela essere una “chiave di violino”, che conduce a una locandina teatrale e a una musica che tutto sublima. Un finale poetico, dove il senso della storia non sta più nei fatti ma nei simboli.
Tra le narrazioni più solide e mature, spicca quella di Fortunata Belgioioso. Anche in questo caso, il rapporto con Nando non è esattamente quello di padre-figlia, ma l’autrice riesce comunque a conservare l’essenza del compito, grazie alla presenza di una “bambina” evocata nelle parole registrate dal protagonista. Ada trova una vecchia cantina e un registratore. Premendo “play”, ascolta la voce di Nando che le dice: “Non è finita, Ada, perché la verità non muore. E nemmeno l’amore.” Da lì, una serie di nastri raccontano una storia rimossa.
La scrittura che illumina
Se queste storie hanno qualcosa in comune, è la capacità di evocare il passato senza cadere nella nostalgia facile, e di restituire ai personaggi — e ai lettori — una possibilità di riconciliazione con il proprio passato.
Quando la memoria si fa racconto, e il racconto si chiude con una rivelazione vera, allora la scrittura riesce davvero a illuminare qualcosa.
Critiche e suggerimenti per migliorare
È emerso però anche un elemento critico ricorrente: la tendenza a scivolare verso espressioni abusate o colpi di scena poco preparati. Espressioni come “tuffo al cuore” o “pugno nello stomaco” sono ricorrenti e spesso svuotano di forza le scene più intense. Allo stesso modo, la difficoltà di costruire un finale sorprendente ma coerente ha portato alcuni a forzare le svolte narrative, non rendendole necessariamente coerenti con il resto della narrazione.
È importante non solo attenersi con precisione all’incipit, ma anche lavorare su uno sviluppo narrativo bilanciato, evitando di dilungarsi troppo nell’avvio, dando il giusto peso all’evoluzione della narrazione, ma senza precipitare verso una conclusione affrettata. E soprattutto, prendersi cura dello stile: perché un racconto è fatto tanto di idee quanto di ritmo, scelta delle parole, credibilità dei dialoghi.
Una lezione di scrittura e un Laboratorio di scrittura riservati per gli amici sostenitori
La scrittura è una disciplina artistica che, come tutte le altro richiede tempo, dedizione e un’adeguata cassetta degli attrezzi.
Proprio aiutare gli Amici Sostenitori nel difficile, ma entusiasmante compito della scrittura, ho pensato che avrebbe potesse essere utile dedicare una Lezione (17 novembre dalle 19 alle 21) e un Laboratorio (24 novembre dalle 19 alle 21) per chi vuole mettersi in gioco e imparare a strutturare meglio la sua storia. Un metodo brevettato da Il piacere di raccontare, sperimentato per la prima volta in Italia. Cliccate qui per iscrivervi ai due incontri riservati.
Ecco i nomi degli amici della community che hanno scritto i testi più efficaci
Ecco qui sotto i nomi e i testi che abbiamo scelto per il Laboratorio di scrittura “Continua tu la Storia” dagli amici della community de Il piacere di raccontare.
Barbara Baldessin
Fortunata Belgioioso
Giuseppe De Micheli
Mariella Cantella
Laura Orsini Federici
Silvia Tellar Pandon
