«Monet è solo un occhio, ma che occhio!». Con questa celebre battuta Paul Cézanne riconosce la grandezza di Claude Monet, ma allo stesso tempo mostra quanto fosse diversa la propria idea di pittura. Monet osserva come la luce trasformi continuamente ciò che ha davanti agli occhi. Cézanne cerca qualcosa di diverso. Vuole capire come sono fatte le cose e come occupano lo spazio. Una mela, una casa o una montagna non sono per lui soltanto soggetti da riprodurre: sono forme da osservare e da ricostruire sulla tela. Non gli basta dipingere ciò che osserva. Vuole capire come rappresentare la realtà.
Autori straordinari
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Quando Agatha Christie comincia a scrivere, un detective di grande successo esiste già. Arthur Conan Doyle ha creato Sherlock Holmes, uno straordinario investigatore capace di risolvere un delitto grazie all’intelligenza e all’osservazione e, prima di lui, Edgar Allan Poe ha affidato ad Auguste Dupin la soluzione di casi apparentemente impossibili.
Per oltre trent’anni milioni di lettori hanno letto i libri di Elena Ferrante senza sapere chi li abbia scritti. Non conosciamo il suo volto. Non partecipa ai festival. Non rilascia interviste in televisione. Non firma copie nelle librerie.
Eppure i suoi romanzi sono tradotti in decine di lingue, L’amica geniale è diventata una serie televisiva internazionale e il suo nome compare da anni tra i possibili candidati al Premio Nobel.Oggi ricorre l’anniversario della nascita di Amedeo Modigliani, nato a Livorno il 12 luglio 1884. Ma il motivo per cui continuiamo a ricordarlo non è una data. È il fatto che basta uno sguardo per riconoscere un suo quadro.
I volti sono ovali. I colli sembrano troppo lunghi. Gli occhi spesso non hanno pupille. 𝗟𝗲 𝗳𝗶𝗴𝘂𝗿𝗲 𝘀𝗲𝗺𝗯𝗿𝗮𝗻𝗼 𝘀𝗼𝘀𝗽𝗲𝘀𝗲, come colte in un momento di intimità profonda. Non cercano la perfezione. Cercano qualcosa di molto più difficile: raccontare ciò che rende unica una persona. Non inseguono la somiglianza. Cercano una verità che va oltre l’aspetto esteriore.- Autori straordinariPersonaggi immortali
Leopardi, perdere le illusioni non significa arrendersi
by Elena Salemby Elena SalemC’è un momento della vita in cui ci accorgiamo che il mondo non mantiene tutte le promesse. Ma perdere le illusioni, non comporta necessariamente diventare cinici. Giacomo Leopardi costruisce gran parte della sua riflessione proprio attorno a questo passaggio: il confronto con una realtà che non corrisponde ai nostri desideri. Segue il disincanto, ma questo non conduce al cinismo
Per questo l’immagine scolastica del “poeta del pessimismo cosmico” racconta solo una parte della sua opera. Leopardi non invita ad arrendersi. Da adolescente Coelho aveva un unico desiderio: scrivere. Voleva scrivere perché dentro di lui c’era qualcosa che chiedeva di essere tradotto in parole. Una voce. Una tensione. Ma non tutte le famiglie sanno riconoscere una vocazione …
Nel 1926 Luigi Pirandello pubblica Uno, nessuno e centomila (video all’interno). A cento anni di distanza, la domanda che attraversa quel romanzo è ancora sorprendentemente attuale: siamo davvero una sola persona, oppure diventiamo diversi a seconda di chi ci guarda?
Tutti conoscono Fernando Botero. Il suo stile è una firma visiva inconfondibile: figure dilatate, volumi monumentali, proporzioni che sembrano sfidare le leggi della fisica (video all’interno). Eppure, nei suoi quadri nulla è realmente fuori misura, tutto appare perfettamente in equilibrio.
Il 23 aprile 1616 moriva William Shakespeare. A oltre quattrocento anni di distanza, la sua opera continua a essere letta, rappresentata, riscritta. Ma al di là della ricorrenza, perché Shakespeare ci riguarda ancora? Chi era, spogliato dalle leggende che l’hanno trasformato in un mito, l’uomo Shakespeare? I documenti ci consegnano una figura di una concretezza sorprendente.
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Charlie Chaplin ha insegnato al mondo la dignità della sconfitta. E a rialzarsi con grazia
by Elena Salemby Elena SalemOggi Charlie Chaplin, uno dei grandi della storia del cinema mondiale, spegnerebbe le candeline (video all’interno). Eppure, la sua storia comincia molto lontano da Hollywood. Nato a Londra nel 1889, Chaplin cresce in condizioni di estrema povertà. Il padre muore di alcolismo quando lui è ancora bambino, la madre — attrice — viene più volte ricoverata per problemi psichiatrici. Charlie e il fratello Sidney finiscono nelle workhouses, le strutture destinate agli indigenti. È qui che si forma il suo sguardo: osserva le persone, i loro gesti, la loro capacità di resistere. Una materia umana che porterà, anni dopo, dentro il suo cinema.