“Lo aveva scelto per caso, quel libro. O forse era stato lui a scegliere lei”: questo l’incipit di dell’ultima sfida del Laboratorio di scrittura “Continua tu la storia”. Un romanzo impolverato, una cartolina nascosta tra le sue pagine e una frase che sembra scritta apposta per chi sta leggendo. Da lì un indirizzo, una data e la curiosità che vince la paura. Mistero, nostalgia, l’eco di un incontro forse impossibile. Come sempre accade, i racconti arrivati in redazione hanno sviluppato mondi diversi: alcuni hanno scelto la via del ricordo, altri quella dell’avventura, altri ancora del sogno.
Le storie che nascono da un incontro
C’è chi ha fatto del mistero una corsa contro il tempo.
Patrizio Paganin ha costruito un racconto dal ritmo teso, in cui la protagonista si ritrova, quasi senza accorgersene, dentro una trappola. L’atmosfera è realistica, le immagini forti, la tensione ben calibrata. È un racconto che devia dal tono originario dell’incipit, ma riesce comunque a catturare per la sua energia narrativa e la capacità di rendere concreta la paura.
Altri hanno scelto la via del sentimento, come Giovanna Nilo, che ci accompagna in una casa di campagna dove Chiara scopre, a poco a poco, una verità familiare sepolta. Il suo è un racconto limpido, in cui la sorpresa finale — la rivelazione del vero padre e di una lettera custodita nel tempo — arriva con naturalezza.
C’è poi Silvia Arfinengo, che ha voluto giocare con la dimensione simbolica del teatro. Il biglietto misterioso porta la protagonista non a un incontro privato, ma su un palcoscenico dove ogni parola diventa parte di una scena più grande. Il suo è un racconto onirico e metanarrativo: un’idea originale, ricca di fantasia e leggerezza.
Gaetano Lesandrino ha proposto una storia diversa, meno legata all’incipit e più complessa. La protagonista solitaria segue l’appuntamento indicato dal foglio, attraversando gesti quotidiani e piccoli rituali interiori. Arrivata sul luogo, trova uno specchio e nuovi post-it che le rivelano una verità inattesa e dolorosa: ricordare sempre che l’unica persona di cui fidarsi è solo sé stessa. Una storia intensa, che esplora il percorso interiore della protagonista alla (ri)scoperta della propria malattia.
E, infine, Sonia Pisani: la sua protagonista, Serena, segue un segnale, un libro, un nome, fino a un locale dove due anziani ballano. Quel momento sospeso, così quotidiano e fragile, si apre lentamente fino a rivelare un segreto d’amore e di perdita. Il libro trovato in biblioteca diventa un ponte tra vite che si sono smarrite, e la sorpresa finale non è un colpo di scena, ma una verità che scalda. È forse la storia più compiuta, quella in cui mistero ed emozione si intrecciano con equilibrio.
La scrittura come rivelazione
In questo laboratorio è di fondamentale importanza l’efficacia della conclusione.
Un finale non serve solo a chiudere, ma a far risuonare tutto ciò che è stato raccontato prima, la nota che rimane nell’aria dopo che la musica si ferma.
Molti testi hanno saputo trovare quel punto giusto di rivelazione; altri, invece, si sono lasciati sfuggire l’occasione, avviandosi verso un epilogo troppo rapido o sviluppando idee prevedibili.
Ma è proprio da questi tentativi che si impara: ogni parola allena la mano, ogni racconto insegna qualcosa per il successivo.
Qualche consiglio per chi scrive
Ogni laboratorio lascia in eredità una piccola lezione. Da questa esperienza, sono emersi alcuni suggerimenti che vale la pena ricordare:
Lasciate che la storia accada, non forzatela. Se l’incipit suggerisce un’emozione di attesa, seguitela: non serve trasformarla in dramma per darle peso.
Date spazio al tempo. Un racconto breve non significa una corsa: ogni scena ha bisogno di respiro, fosse anche solo una riga che consenta al lettore di sedimentare ciò che accade.
Fidatevi delle parole semplici. Le emozioni arrivano più forti quando non si vestono di troppi aggettivi, espressioni scontate o di frasi che abbiamo già sentito mille volte.
Pensate al finale come a una chiave. Deve aprire un significato, non chiuderlo: il lettore deve sentire che la storia continua a vivere anche dopo l’ultima riga.
Un invito a continuare
Anche questa volta, il Laboratorio “Continua tu la storia” ha mostrato come la scrittura sia un’occasione d’incontro: con gli altri, ma soprattutto con sé stessi.
Un libro trovato per caso, una frase dimenticata, un indirizzo scritto in fretta possono diventare il punto di partenza di un viaggio interiore.
Ringrazio di cuore tutte le Amiche e gli Amici Sostenitori che, anche questa volta, hanno partecipato con entusiasmo e coraggio.
Vi aspettiamo ai prossimi appuntamenti dedicati a voi: una Lezione (17 novembre dalle 19 alle 21) e un Laboratorio (24 novembre dalle 19 alle 21) per chi vuole mettersi in gioco e imparare a strutturare meglio la sua storia. Un metodo brevettato da Il piacere di raccontare, sperimentato per la prima volta in Italia. Cliccate qui per iscrivervi ai due incontri riservati.
La scrittura è una porta che si apre solo dall’interno.
E, qualche volta, basta un libro dimenticato in biblioteca per trovarne la chiave.
Ecco i nomi degli amici della community che hanno scritto i testi più efficaci
Ecco qui sotto i nomi e i testi che abbiamo scelto per il Laboratorio di scrittura “Continua tu la Storia” dagli amici della community de Il piacere di raccontare.
Silvia Arfinengo
Gaetano Lesandrino
Giovanna Nilo
Patrizio Paganin
Sonia Pisani
Lettura e selezione dei racconti sono a cura di Elena Salem e Ginevra Borgnis
