Parlando di segnalibri, prima o poi emerge una distinzione quasi inevitabile: ci sono lettori che usano segnalibri eleganti, magari in seta, e lettori che infilano tra le pagine uno scontrino del 2014, una cartolina o qualsiasi cosa capiti a portata di mano. E poi ci sono quelli che fanno le orecchie alle pagine. Confesso: appartengo a questa seconda categoria, e senza grandi sensi di colpa.
Storie da raccontare
Ci pensiamo davvero, ogni tanto, a quanto siano difficili le relazioni? Crediamo di essere “liberi” mentre siamo, in parte, conseguenze. Conseguenze non dichiarate di ciò che gli altri sentono, di ciò che chiedono, di ciò che temono. Eppure ci bastiamo, o almeno ci raccontiamo che ci basta, perché la famiglia, per definizione, è casa. La famiglia è quel posto mentale dove immagini che il perimetro non cambi, dove la presenza altrui sia un diritto acquisito, mio padre, mia madre, i miei fratelli, le mie sorelle, mio marito, mia moglie saranno lì. Per sempre. È giusto così. È naturale così. Solo che non è vero.
Anche a voi dicono mai “ma cosa ne compri degli altri di libri che hai già tanti di libri da leggere”? È vero in effetti, di libri ancora da leggere ne ho parecchi, ma qualche giorno fa ho sentito una spiegazione che mi ha molto rincuorato. Si paragona la propria biblioteca di libri non letti a una cantina di vino.
Libertà viene dal latino libertas, che a sua volta deriva da liber, libero, ma anche “appartenente al popolo dei liberi”. Già qui c’è qualcosa che ci riguarda da vicino, la libertà come modo di stare al mondo. Un movimento continuo tra ciò che siamo, ciò che facciamo e ciò che scegliamo di non fare.
- Storie da raccontare
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by Elena Salemby Elena SalemIl piacere di raccontare entra in una nuova fase della sua storia. Una fase in cui si può semplicemente partecipare, oppure scegliere di appartenere.
Negli ultimi anni la nostra community online è diventata un luogo unico nel suo genere. Un laboratorio culturale vivo, libero, inclusivo, dove ogni giorno migliaia di persone leggono, scrivono, creano. Si riconoscono e vengono riconosciute. Utopia nasce da due radici greche. Ou topos che significa non luogo. Eu topos che significa buon luogo. Tommaso Moro gioca con questa ambivalenza nel 1516 e ci consegna un’idea doppia di utopia. Orizzonte desiderabile e insieme assenza di coordinate. Da allora l’utopia è guida e alibi. Ci promette un domani migliore e intanto ci allontana dall’unico terreno verificabile che è l’oggi.
Ci sono giorni in cui leggere un libro non basta. Serve leggere di libri, leggere di chi legge, leggere di chi impila volumi sul comodino come se fossero sacchi di sabbia contro la piena.
Giorni in cui ci sentiamo un po’ come quelli che non riescono a star lontani dalle librerie, che usano i titoli come date nella memoria (“quel Natale lessi La montagna incantata”), e che, in fondo, sanno che certe storie le leggiamo per abitare altre vite, ma anche per capire un po’ meglio la nostra.
E allora oggi vi propongo una piccola selezione di libri che parlano di libri, e dei loro lettori. Romanzi, epistolari, memoir… letture che ci fanno sentire visti, compresi. A volte presi un po’ in giro (ma con affetto).Contraddizione, una parola che mi ha sempre affascinata. Viene dal latino contra-dicere, “parlare contro”. Ma più la ascolto, più sento che quel “contro” è il punto in cui due verità…
Mi innamoro degli sconosciuti. Di chi, in attesa dell’autobus, sfoglia un libro con discrezione, senza occupare più spazio del necessario e con quel semplice gesto ricorda che esiste un modo…
Nuovi mosaici scoperti ancora a Zeugma e straordinariamente intatti, nonostante fossero sommersi dalle acque del fiume Eufrate. Gli scavi dell’equipe di ricercatori guidati dall’archeologo Kutalmış Görkay, professore all’Università di Ankara,…