Una finestra è un confine. Lascia passare la luce e offre una vista sul mondo esterno, mettendo in relazione ciò che è dentro con ciò che resta fuori. Per questo appuntamento del Laboratorio di Fotografia de Il piacere di raccontare ha invitato le Amiche e gli Amici a concentrando l’attenzione su questo spazio sospeso, scegliendo una fotografia scattata da dietro un vetro o su una soglia.
Le immagini arrivate raccontano modi diversi di abitare quel limite. Alcune nascono dalla calma della propria casa. Un tramonto che attraversa una tenda, la stanza che cambia tono mentre fuori il cielo si trasforma. Altre si posano su un ingresso consumato dal tempo, dove una panca e un oggetto lasciato lì suggeriscono un passaggio recente.
Ci sono scatti che aprono sull’esterno attraverso un piccolo spiraglio, la stanza lasciata alle spalle in semioscurità. Altri incorniciano case, alberi, cortili, restituendo sul vetro anche il profilo di chi osserva.
E ci sono fotografie in cui la finestra diventa una sorta di quadro. Il mare dietro una tenda, un balcone vissuto, un vaso di fiori colpito dalla luce. Insieme, queste immagini formano un percorso: un modo di guardare che cambia a seconda del punto d’appoggio e della distanza dal vetro.
Molti hanno scelto i riflessi come filo conduttore: la stanza che si sovrappone al paesaggio, le lampade che dialogano con ciò che sta oltre. Altri hanno seguito la luce sulle facciate coperte di foglie, catturandone i cambiamenti rapidi.
In ogni scatto si percepisce una soglia, non solo quella visibile ma anche quella interiore che si attraversa quando ci si ferma davvero a guardare.
Il linguaggio della soglia
Fotografare attraverso un vetro richiede attenzione. Il dentro e il fuori non restano isolati: si influenzano e costruiscono insieme l’immagine. In molti scatti il vetro aggiunge livelli, mescola ombre e trasparenze, suggerisce un passaggio lento tra due dimensioni.
Altri mostrano luoghi familiari — un portone, un corridoio, un oggetto quotidiano — che raccontano una casa abitata. E a volte la finestra diventa un confine simbolico, un invito ad andare oltre ciò che appare, come se il vetro fosse una piccola soglia tra ciò che conosciamo e ciò che ancora deve accadere.
Sguardi che si ispirano
Chi vuole approfondire può trovare spunti in alcuni grandi fotografi. Saul Leiter ha costruito mondi interi partendo da vetri attraversati dalla luce. https://www.saulleiterfoundation.org/
Michael Kenna mostra come la sottrazione possa guidare lo sguardo verso ciò che conta. https://www.michaelkenna.com/
Le finestre, in questo senso, sono un luogo ideale per esercitarsi nell’attesa, ovvero lasciare che la luce faccia il suo lavoro.
La fotografia come passione
Il Laboratorio è aperto a tutti, indipendentemente dallo strumento con cui fotografate. Non è una competizione, ma un’occasione per osservare con più attenzione. Guardare da una finestra significa accorgersi dei piccoli cambiamenti.
Il cielo che vira, le ombre che si allungano, i dettagli che di solito scappano all’occhio. Un vetro può diventare un diario visivo; una soglia, una storia che si rivela poco a poco. Fotografare, qui, è soprattutto un modo di sostare.
Il suggerimento della settimana
Proponiamo un esercizio semplice. Scegliete una finestra che vedete ogni giorno e fotografatela più volte nel corso della giornata: al mattino, quando la luce è più morbida; a metà giornata, quando diventa più diretta; al tramonto, quando cambia colore; e di sera, quando il vetro restituisce l’interno.
Poi provate ad aggiungere qualche piccola variazione. Spostate di pochi centimetri la tenda, aprite o chiudete appena il vetro, avvicinate un oggetto al davanzale, osservate come si trasformano i riflessi. Provate anche a fotografare la stessa finestra in giorni diversi, con la pioggia, con il cielo sereno, con il vento che muove le foglie, con la nebbia che rende tutto più ovattato.
Vi accorgerete che quella finestra non è mai identica a se stessa. E, guardando le immagini una accanto all’altra, forse noterete che a cambiare non è solo la luce: è anche il vostro sguardo, il vostro modo di osservare. Una finestra diventa così un piccolo laboratorio personale, uno spazio in cui esercitarsi ad aspettare, ad accogliere, a vedere davvero.
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Sono un fotografo professionista e docente di fotografia in accademie pubbliche e private. Sono nato e vivo a Milano. Mi sono laureato in Economia e Commercio e ho studiato fotografia con Roberta Valtorta e Giovanni Chiaramonte.
Ho lavorato con molti quotidiani e magazine nazionali ed internazionali.
Ho vinto prestigiosi premi tra cui il World Press Photo, il premio della Provincia di Milano, lo Yann Geffroy Award e il Premio della Federchimica.
Amo profondamente la fotografia e i suoi linguaggi, le sue storie e i suoi protagonisti.
La sua pratica è un modo di riflettere sul mondo, di cercare di capirlo ed accettarlo.
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