Ecco gli amici che hanno scritto le storie più belle, ispirandosi al dipinto di Frances Bell

by Ginevra Borgnis

Basta uno sguardo per far nascere una storia. A volte è un dettaglio appena accennato – un riflesso nello specchio, la testa inclinata di una giovane donna, una luce negli occhi – che apre mondi nascosti dietro la superficie di un dipinto.

Il dipinto come punto di partenza 

Nel caso dell’opera di Frances Bell, dalla quale amiche e amici della community dovevano trarre ispirazione, gli spunti erano ovunque. Davanti al quadro, ognuno di voi ha trovato un varco diverso per entrare nella scena e trasformarla in racconto: c’è chi ha colto un particolare all’apparenza irrilevante, chi ha letto un’ombra più scura nello sguardo del protagonista maschile.

L’importanza dell’osservazione

Per chi scrive, l’osservazione è tutto: è la lente che permette di far emergere ciò che il mondo non mostra, ma suggerisce. E spesso l’originalità dello sguardo dello scrittore è l’ago della bilancia tra un racconto efficace e uno che resta in superficie.

Da questo esercizio di interpretazione, sono nati racconti che esplorano la parte più umana del dipinto — quella che non si vede, ma si intuisce. Tra le storie proposte, alcune si sono distinte per la capacità di andare oltre la semplice descrizione della scena, costruendo spaccati di vita e tensioni emotive che il quadro evoca senza svelare

Questo Laboratorio è tra i più complessi — e insieme tra i più affascinanti — tra quelli proposti alla nostra community, poiché è facile cedere alla tentazione di descrivere l’opera con dovizia di particolari, concentrandosi sull’impatto visivo e sulle emozioni ma trascurando così la storia. 

La luce, l’ambientazione, l’atmosfera emotiva: tutto chiama lo sguardo.
Ma una storia non nasce dalla descrizione dei dettagli: nasce da ciò che manca.

Il dipinto deve essere un trampolino, non il centro del racconto.
Un invito a immaginare ciò che non vediamo: le vite che precedono e seguono quell’istante, le emozioni taciute, le verità sospese.

È dunque importante ricordare che il dipinto deve essere un’ispirazione per la creatività, un punto di partenza per sviluppare una narrazione compiuta, e non il baricentro del testo.

Rileggere, riscrivere, lasciar decantare il testo

Ogni testo è una creatura fragile, che dopo la prima stesura necessita sempre di ulteriori premure e attenzioni; anche la storia più originale, se trascurata, perde di efficacia.

È quindi imprescindibile rileggere sempre i propri testi in cerca di sviste ed errori, meglio ancora se a distanza di qualche giorno.

«Scrivere è riscrivere» soleva ripetere Ernest Hemingway come un mantra ai suoi allievi. E per la riscrittura non si riferiva solo alla forma. Negli ulteriori passaggi di correzione, la storia prende vita, la trama si definisce meglio e i personaggi si caratterizzano con più precisione.

In altre parole, rileggere permette di scovare errori, affinare il ritmo, rendere più limpida la voce narrativa.

Meglio ancora farlo dopo qualche giorno, quando il testo non ci appartiene più del tutto e possiamo guardarlo con occhi nuovi.

Tempo verbale e punto di vista: la bussola di ogni storia

Tra gli strumenti più importanti nella cassetta dello scrittore ci sono l’unità del tempo verbale e la coerenza del punto di vista

L’unità di forma è tra gli elementi fondanti di una storia. Quando si sceglie un tempo verbale per la propria narrazione, questo deve poi essere mantenuto per tutta la sua durata, adeguando di conseguenza anche la consecutio temporum della grammatica e degli eventi. 

Lo stesso discorso vale per il punto di vista; se si decide di raccontare la storia attraverso lo sguardo di un personaggio, deve rimanere lo stesso almeno per tutta la durata della scena, soprattutto in testi brevi come quelli dei nostri Laboratori.

Scegliere una direzione — e mantenerla — è un atto di disciplina narrativa.

I racconti del Laboratorio 

Roberta Bertoldi racconta con delicatezza il rapporto spezzato tra due fratelli che, nonostante le incomprensioni e il tempo trascorso lontani, ritrovano un legame autentico nel momento di maggiore dolore, simbolicamente rappresentato dal ritorno a casa del vecchio cane di famiglia. 

«E come lo sporco si scioglieva lentamente nell’acqua, anche loro si sciolsero pian piano. Si guardarono negli occhi. E ci trovarono dentro tutti i giochi, le risate, i progetti, i segreti della loro infanzia» scrive Roberta. La sua narrazione intreccia gesti quotidiani e silenzi, restituendo la complessità degli affetti familiari.

Marina Bizzarri affronta il tema della crisi emotiva e sociale in una coppia, portando alla luce la verità difficile di un uomo che, sopraffatto dalla ludopatia, confessa alla moglie le bugie a lungo raccontate e la propria fragilità.

«Da mesi recito una commedia. Mi alzo la mattina, mi preparo, ma appena tu sei uscita io rientro a casa. Sono pieno di debiti e non so come uscirne» racconta Marina.

Il testo mostra come la speranza possa sempre rinascere dalle ceneri, quando c’è amore.

Mara Fiorio esplora con stile evocativo la malinconia di un amore perduto, costruendo un’atmosfera sospesa tra ricordi luminosi e un presente crepuscolare. 

Marina scrive: «Accarezzo le pareti che non mi riconoscono, in cerca di una luce ambrata che forse è già passata. Vorresti dirmi qualcosa, ma le parole, ormai, sarebbero di troppo. L’aria è densa di ciò che non è stato, di promesse che non abbiamo mai avuto il coraggio di fare. Attendo arresa stanca immobile».

Roberta Falciani dipinge con sincero realismo il dolore di una donna che lotta contro la perdita del marito. 

«Lo sguardo di Anna era vuoto, chiuso nel cono di immagine creata dai suoi occhi. Una vetrina senza oggetti, senza sfondo, senza anima. Riempita di nulla. Seduta per terra, abbandonata sul cuscino, lasciava il fianco appoggiato al muro, quasi cercasse un sostegno al dolore, più che al corpo».

Sul finale, la forza che scaturisce dall’amore per la figlia e dalla necessità di non abbandonare chi resta, anche se il cammino sembra impossibile da affrontare.

Stefano Ruzzini racconta il cuore di una crisi coniugale con parole schiette e realiste, puntando sull’equilibrio tra dialogo e silenzi. «Il problema è che non ci capiamo più, Giulio. Anzi sei tu che non mi capisci. Mi manca l’aria. E non sento più il tuo amore».

Il suo racconto mette in mostra l’irrealizzabile confronto tra una moglie che desidera dare un’ultima chance al proprio matrimonio e un marito insofferente davanti al suo bisogno di amore e complicità. 

Infine, Monica Musso propone una descrizione intensa e potente della violenza domestica, riflettendo sulla tossicità di una relazione che giustifica la brutalità fisica attraverso i traumi infantili e un distorto bisogno di equità.

«Quando lui aveva finito e lei appariva perduta in un riflesso lontano , e non piangeva , e non gridava , ma attonita fissava un’ immagine non sua , lui sentiva un senso di giustizia nuova penetrare in quel suo vuoto totale». Una riflessione su ruoli e dinamiche oggi tristemente attuali.

La scrittura è un cammino

Nel complesso, i testi mostrano varie declinazioni del tema centrale del dipinto: la sospensione tra presenza e assenza e il bisogno di riconnessione al di là del dolore. Nonostante alcune imperfezioni tecniche, l’energia emotiva e la capacità di evocare atmosfere significative hanno premiato questi racconti.

Scrivere è un cammino: tentativi, errori, progressi, nuove consapevolezze. Ogni pagina ci avvicina un po’ di più alla nostra voce.

Ogni pagina ci avvicina un po’ di più alla nostra voce.

Anche le storie meno rifinite contribuiscono a costruire una visione più chiara di noi stessi e del mondo che ci circonda, ma è di fondamentale importanza curare i propri testi attraverso la rilettura e, se necessario, la riscrittura.

Continuiamo insieme questo cammino di crescita e di incontro, con la curiosità e il coraggio di esplorare nuovi spazi creativi, lasciandoci guidare dalle immagini e dalla forza delle parole

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Ecco i nomi degli amici della community che hanno scritto i testi selezionati

Di seguito, i nomi e i testi che abbiamo scelto questa volta per il Laboratorio di Scrittura “Ispirati al dipinto”.

Roberta Bertoldi

Marina Bizzarri

 

Maria Fiorio

Roberta Falciani

 

Monica Musso

Stefano Ruzzini

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