L’Intelligenza Artificiale produce idee. Tante. Veloci, forse anche troppe. Sono apparentemente nuove. Ma quasi sempre riconoscibili. Familiari. Già viste, anche se non sappiamo dire dove. Questa non è una debolezza tecnica, ma è una proprietà strutturale del funzionamento dell’IA.
Il concetto di idea creativa
Guardate l’immagine che ho generato, riproduce la classica lampadina che rappresenta il concetto dell’idea creativa. E’ il trionfo della banalità. Non perché sia sbagliata, ma perché è un’immagine già pronta: un segno che abbiamo imparato a riconoscere senza più interrogarlo.
Un’esplorazione combinatoria
I modelli generativi dell’IA apprendono riconoscendo schemi ricorrenti all’interno di enormi archivi di testi e immagini già esistenti. Non osservano il mondo direttamente, ma ciò che del mondo è già stato raccontato, fotografato, descritto. Non attraversano l’esperienza, ma generano testi, immagini, stili già stabilizzati. Il risultato non è imitazione meccanica, ma nemmeno invenzione nel senso forte del termine. È esplorazione combinatoria di ciò che esiste già, una navigazione ad alta velocità nello spazio del già dicibile.
Questo produce una forma particolare di creatività che è fluida, coerente, adattiva, abbondante ma raramente destabilizzante. L’Intelligenza Artificiale varia, rimescola, estende. Quasi mai rompe i canoni perché non saprebbe come farlo.
“L’innovazione è una ribellione che è andata a buon fine”
La creatività umana nasce spesso da attriti, da errori, incomprensioni, conflitti interni, collisioni tra modelli incompatibili. Da crisi percettive, non da continuità statistica. Le idee davvero nuove non emergono perché sono probabili, ma perché sono improbabili e resistono. Alberto Felice De Toni dice che l’innovazione è una ribellione che è andata a buon fine.
L’Intelligenza Artificiale, invece, ottimizza la probabilità. È costruita per produrre output plausibili, non per violare le aspettative profonde. Anche quando sorprende, lo fa entro cornici riconoscibili.
Può sorprendere in superficie, senza però costringerci a cambiare davvero punto di vista. Insomma: raramente mette in crisi il modo in cui guardiamo le cose. La sua creatività è liscia. Senza fratture. Senza attrito e spesso piatta. Non è un limite contingente. È il prezzo della sua potenza.
L’Intelligenza Artificiale eccelle nell’ottimizzazione
Ogni modello generativo è una gigantesca macchina che restituisce ciò che, nel tempo, è stato accettato, ripetuto, stabilizzato. Non nel senso politico, ma nel senso conoscitivo del termine, perché restituisce ciò che, in media, funziona. Ciò che è stato ripetuto abbastanza da diventare stabile. Ciò che è già passato attraverso filtri editoriali, sociali, estetici.
Per questo l’Intelligenza Artificiale eccelle nell’ottimizzazione, in tutte quelle attività in cui conta trovare rapidamente una forma efficace e riconoscibile. E fatica nella deviazione radicale. Non perché non possa produrre forme strane, ma perché non può sapere cosa sia davvero inaccettabile, irricevibile, fuori cornice. Non ha accesso al rischio. Solo alla distribuzione. Il suo spazio creativo è vasto, ma è uno spazio chiuso.
Una creatività riconoscibile, ma raramente originale
Qualcuno potrebbe a questo punto affermare che l’Intelligenza Artificiale produca contenuti mediocri, ma non è sempre così, al contrario, spesso produce contenuti molto buoni. Il problema è che produce lo stesso tipo di buono, con variazioni superficiali. Uno stile diffuso, una voce neutra, una creatività riconoscibile anche quando sembra originale. È una forma di omologazione raffinata, che non appare subito come tale.
La macchina personalizza i contenuti, per questo non possiamo parlare di standardizzazione grezza, perché è estremamente raffinata. Non copia, ma convergenza. Il risultato è una cultura sempre più liscia, coerente, ben formata e sempre meno spigolosa, instabile, disturbante. Ognuno può disporre in pochi istanti di una pletora di immagini, testi, anche di ottima qualità, ma raramente originali, nel senso più stretto del termine.
Una macchina dell’esplorazione del già noto
Più aumenta la capacità generativa dell’algoritmo, più diminuisce lo spazio della deviazione autentica. Perché la generazione automatica tende a saturare lo spazio delle possibilità vicine, rendendo statisticamente irrilevanti le traiettorie lontane.
Non siamo davanti a una macchina creativa nel senso storico del termine, ma a una macchina di espansione dello spazio già noto. Una tecnologia di esplorazione, non di scoperta. Di variazione, non di rottura. Di adattamento, non di mutazione. E’ comunque una creatività, di tipo combinatorio. Questo non la rende inutile. La rende pericolosamente fraintendibile. La colpa però non è della macchina, ma del modo in cui vi rapportiamo.
Il problema non è l’Intelligenza Artificiale, ma è il modo in cui ci rapportiamo alla tecnologia
Il rischio non è che l’Intelligenza Artificiale sostituisca la creatività umana, ma che la addestri a diventare come lei, più fluida, più veloce, più coerente e meno disposta a sostenere attrito cognitivo, ambiguità, dissonanza, tempo improduttivo.
Se l’Intelligenza Artificiale diventa il nostro primo generatore di possibilità, ciò che cambia non è la qualità delle risposte, ma il perimetro delle domande. Inizia una lenta contrazione dell’immaginabile. Non per censura, ma per saturazione. Quando tutto è disponibile, nulla è veramente distante.
Che cosa intendiamo per creatività
Continuiamo a chiedersi se l’Intelligenza Creativa possa essere creativa, quando invece dovremmo interrogarsi sul tipo di creatività che stiamo normalizzando.
Se chiamiamo creatività la capacità di produrre variazioni coerenti, l’Intelligenza Artificiale è creativa. Se chiamiamo creatività la capacità di rompere cornici percettive, generare nuovi regimi di senso, aprire possibilità non previste, allora no e non per limiti computazionali, ma per architettura cognitiva.
Non si comporta diversamente da molti linguaggi contemporanei, che preferiscono il riconoscibile al rischioso. Le pubblicità che vediamo in televisione oggi, sono infatti un accumulo di banalità che funzionano, a cui molte persone hanno smesso di prestare attenzione.
L’Intelligenza Artificiale non abita l’ignoto. Lo mappa retroattivamente. Non produce sinfonie, ma variazioni sul tema. Tutto questo però non dipende dall’algoritmo, ma solo ed esclusivamente da noi. La responsabilità è solo nostra se non siamo in grado di portare la macchina a generare qualcosa di radicalmente nuovo.
La creatività autentica
Il creativo non dovrebbe preoccuparsi di generare più idee, ma di definire ciò che merita di esistere. La creatività più autentica dovrebbe sorprendere, violare aspettative, disturbare assetti, creare instabilità, non sicurezza pacificata.
Se pensiamo che l’Intelligenza Artificiale sia un concorrente della creatività umana, non abbiamo capito molto. Non serve a niente chiedere all’Intelligenza Artificiale di essere più creativa. La questione non è chiedere alla macchina di essere più creativa, ma chiederci perché siamo diventati meno disposti a esserlo noi..
La risposta c’è sempre, ma è la domanda che manca.
Nell’immagine di copertina, immagine realizzata da Maurizio Goetz.
Sono un Imagination Designer e Corporate Visioneer, lavoro nei processi di innovazione dello sguardo strategico delle persone e delle organizzazioni, addestrando l'immaginazione strategica di professionisti e team. Aiuto i professionisti ad usare l'immaginazione progettuale per aggiornare la propria visione e sviluppare nuove competenze.
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