La parabola tragica della scultrice Camille Claudel: genio incompreso e vittima del suo tempo

by Mauro Toscano
Camille Claudel - Isabelle Adjani

La storia di Camille Claudel – una giovane scultrice dal talento straordinario che fu rinchiusa dalla sua famiglia in un manicomio – è la parabola tragica di genio, passione e ingiustizia. Camille era una donna e come tale non aveva il diritto di vivere liberamente la sua vita come artista – per l’epoca. Metteva a repentaglio la sua reputazione e quella della sua famiglia.

L’ambiente familiare e la sua vocazione

Camille Claudel nacque l’8 dicembre 1864 a Fère-en-Tardenois, in Francia, in una famiglia borghese. L’ambiente familiare dei Claudel non era affettivo. L’educazione della ragazza e dei suoi fratelli fu molto rigida. Gli unici valori contemplati erano l’impegno, l’onestà e il senso del dovere.

Fin da bambina, Camille dimostrò un talento straordinario per la scultura, modellando figure in argilla. A soli 12 anni era in grado di riprodurre perfettamente la figura umana.

La madre Louise non approvava la sua “idea poco femminile di diventare un’artista”.

Il padre invece ne fu favorevolmente colpito e si rivolse, per un parere, a Alfred Boucher (1850-1934), un noto scultore e pittore dell’epoca che visitò regolarmente la famiglia Claudel a Nogent-sur-Seine, che incoraggiò i suoi genitori a supportare la sua formazione artistica.

"L'accidente", scultura di Camille Claudel

“L’accidente”, scultura di Camille Claudel

La formazione

Nel 1881, la famiglia Claudel si trasferì a Parigi, permettendo a Camille di frequentare l’Académie Colarossi, una delle poche istituzioni aperte alle donne in un’epoca in cui l’École des Beaux-Arts le escludeva. Qui affinò la sua tecnica e conobbe altre artiste emergenti.

La scultrice affittò uno studio, in condivisione con altre ragazze per lo più inglesi, dove Alfred Boucher passava una volta a settimana per correggere il loro lavoro.

Grazie al sostegno di Boucher, Camille riuscì a sviluppare uno stile personale, caratterizzato da un realismo intenso e da un’attenzione particolare alla resa delle emozioni e del movimento.

In questo periodo Camille creò la sua primissima opera, “L’Accidente”, un gruppo scultoreo in terracotta che raffigurava un bambino che cadeva dalle braccia della madre.

Octave Mirbeau, uno dei critici d’arte più influenti del suo tempo disse di lei:

«Ho visto meraviglie di intelligenza e sentimento. Ho visto l’audacia, la fantasia, la forza, il fuoco eroico dell’arte, la conoscenza accurata dei muscoli e il senso profondo delle linee che formano corpi e volumi. Camille Claudel è qualcosa di unico, una rivolta della natura: un genio femminile»

"La porta dell'Inferno", scultura di Auguste Rodin

“La porta dell’Inferno”, scultura di Auguste Rodin

L’incontro con Rodin

Nel 1883 Boucher si trasferì in Italia e consigliò a Auguste Rodin di prendere Camille Claudel come sua allieva.

Questo incontro segnò una svolta decisiva nella vita professionale e sentimentale della giovanissima scultrice.

Auguste Rodin, considerato il padre della scultura moderna, autore di opere celebri come “Il Pensatore”, “Il Bacio” o “Le porte dell’inferno”, rimase subito ammaliato dal talento della diciannovenne Camille che, in breve tempo, diventò non solo sua allieva e modella, ma anche amante nonostante i 24 anni di differenza di età.

Rodin le trasmise tutta la sua conoscenza e le affidò compiti complessi, come la modellazione delle mani e dei piedi di alcune delle sue sculture più importanti come ad esempio “La Porta dell’Inferno”.

Auguste Rodin

Auguste Rodin

La relazione tra Camille Claudel e Auguste Rodin

La loro relazione fu intensa e caratterizzata da una grande intesa artistica, ammirazione reciproca e passione, ma fu anche segnata dalla gelosia della giovane per il Maestro, la cui reputazione, peraltro, era quella di un donnaiolo.

Camille arrivò addirittura a fargli firmare un “contratto” nel quale Rodin si impegnava a non accettare altre studentesse all’infuori di lei, a proteggerla nei circoli artistici e infine a sposarla.

Insomma, Camille lo avrebbe voluto tutto per sé. Ma c’era un problema: Rodin si considerava già impegnato in una relazione (pubblica, anche se non ufficiale) con Rose Beuret, sua modella e musa dal 1864.

Auguste non volle lasciare Rose, anzi la sposò poco prima della sua morte nel 1917, ma questo avvenne molto tempo dopo la rottura della loro relazione.

Camille Claudel

Camille Claudel

La fine della loro relazione

La storia tra Camille e Rodin iniziò a deteriorarsi e nel 1893 la scultrice prese definitivamente le distanze da lui.

Si concentrò sul suo lavoro, esasperata dai critici che si ostinarono a non riconoscerne l’indipendenza artistica dal maestro. Camille si batté per affermare la propria autonomia da Maestro.

Mathias Morhardt, giornalista e critico d’arte franco-svizzero, noto per il suo impegno sociale, svolse un ruolo significativo nel promuovere l’autonomia artistica di Camille.

Il giornalista pubblicò la prima biografia di Camille nel 1898 sulla rivista “Mercure de France” e cercò addirittura di convincere Rodin a non interferire più con il lavoro della scultrice.

Mathias non fu il solo a sostenerla, con lui ci furono anche Eugène Blot, editore e amico di Camille, e Louis Vauxcelles critico d’arte e gallerista parigino che non esitò a definirla “una scultrice di genio”.

Claudel ricevette diverse commissioni tra le quali una dello stato francese, che poi non onorò il proprio impegno. Le difficoltà finanziarie e la mancanza di riconoscimento la portarono a un progressivo isolamento.

Camille Claudel al manicomio

Camille Claudel al manicomio

Il declino psicofisico di Camille e l’internamento in manicomio

La salute fisica e mentale di Camille Claudel peggiorò dopo la separazione. Lei si isolò completamente. Continui attacchi di disperazione la portarono a distruggere molti dei suoi lavori.

Il 10 marzo del 1913 venne internata a Ville-Evrard (nel Val-de-Marne) su richiesta della madre e con il consenso del fratello. Venne poi trasferita all’ospedale psichiatrico di Montdevergues nel 1914 dove rimase fino alla morte, trent’anni più tardi.

Durante il periodo di internamento, Camille visse in completa solitudine, abbandonata dalla sua famiglia, a eccezione del fratello Paul, che le fece visita occasionalmente anche se lei lo considerava un traditore che le impedì di rinascere.

Nel 1914, quando Auguste Rodin organizzò l’istituzione del proprio museo all’interno dell’Hôtel Biron a Parigi, Mathias Morhard richiese la creazione di una stanza per Camille. Rodin diede l’approvazione, ma Paul Claudel fu categoricamente contrario.

La condizione mentale di Camille continuò a deteriorarsi. La sua forza creativa era ormai spezzata, non lavorava più.

Le sue opere iniziarono a essere riconosciute…

Tra il 1934 e il 1938 le opere di Claudel vennero esposte al Salon des Femmes Artistes Modernes. Un’esposizione annuale organizzata dalla Société des Femmes Artistes Modernes, fondata nel 1930 da Marie-Anne Camax-Zoegger per promuovere le opere di artiste donne, sia francesi sia internazionali come Suzanne Valadon, Tamara de Lempicka e Marie Laurencin.

Ma Camille ormai non era più in sé. Vent’anni di vita nel manicomio l’avevano distrutta fisicamente e psicologicamente

La morte di Camille Claudel

Camille Claudel trascorse gli ultimi anni in uno stato di profonda rassegnazione e sconforto. La scultrice morì il 19 ottobre 1943, all’età di settantotto anni.

A causa della guerra (secondo conflitto mondiale), Camille venne inizialmente sepolta nel cimitero di Montfavet, in una sezione riservata agli internati dell’ospedale. Successivamente, i suoi resti vennero trasferiti in un ossario comune dello stesso cimitero. Le sue spoglie furono gettate in una fossa comune e nessuno dei suoi famigliari venne mai a reclamarle.

Dalle prime esposizioni al Musée Camille Claudel

Nel 2017, a Nogent-sur-Seine (Francia) – dove la sua carriera artistica era iniziata a soli 12 anni – venne realizzato il Musée Camille Claudel, per celebrare e preservare la sua eredità.

Le sue opere sono oggi esposte in tutto il mondo, dal Musée D’Orsay e il Musée Rodin di Parigi, al Courtauld Institute of Art di Londra, al National Museum of Women in the Arts (Washington, D.C), al Philadelphia Museum of Art, e al J. Paul Getty Museum in Los Angeles.

Il 14 settembre 2024 in occasione del 160° anniversario della sua nascita, il Musée Camille Claudel ha organizzato la mostra “Camille Claudel al lavoro: Sakountala”,  che si è conclusa il 12 gennaio 2025.

Juliette Binoche in "Camille Claudel 1915"

Juliette Binoche in “Camille Claudel 1915”

L’eredità di Camille Claudel

La storia di Camille ha ispirato diverse opere cinematografiche e letterarie.

“Camille Claudel” (1988), diretto da Bruno Nuytten e interpretato dall’attrice francese Isabelle Adjani, si è concentrato sulla sua relazione con Auguste Rodin (interpretato da Gérard Depardieu) e sulle difficoltà che ha affrontato come donna e artista.

In “Camille Claudel 1915” (2013) per la regia di Bruno Dumont, Juliette Binoche ha interpretato Camille nel periodo dell’internamento e ha offerto uno sguardo intimo sulla sua solitudine e sul suo tormento interiore.

“Camille Claudel: Une Femme” di Anne Delbée è uno dei testi più noti sulla sua vita.

Nell’immagine di copertina, Isabelle Adjani nel film “Camille Claudel” di B. Nuytten.

Ecco una galleria delle opere più significative


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