Andrea Camilleri, la storia di un successo tardivo, ma travolgente

by Mauro Toscano
Andrea Camilleri, la storia di un successo tardivo, ma travolgente

Oggi ricorre il centenario della nascita di Andrea Camilleri, lo scrittore siciliano che ha conquistato una fama internazionale. Ma il successo è arrivato tardi.  Nel 1994 pubblica,  a 69 anni, La forma dell’acqua, ma non è stato un boom. Camilleri dovrà  aspettare fino al 1999 (a 73 anni compiti) per vedere riconosciuto il valore delle sue opere. 

Il successo esplode negli anni Duemila

Il successo esplode negli anni 2000, grazie alla fortunata serie televisiva RAI, interpretata da Luca Zingaretti nei panni del Commissario Montalbano e supervisionata dallo stesso Camilleri che sarà trasmessa in oltre 65 paesi, con ascolti record che superano i 10 milioni di spettatori (a puntata) in Italia.

Da allora anche il successo editoriale è travolgente e inarrestabile e il suo protagonista conquista milioni di lettori in tutto il mondo. 

Dal 1994 al 2020 Camilleri pubblica 28 romanzi con protagonista il commissario, più diverse raccolte di racconti. Il primo è La forma dell’acqua (1994), l’ultimo Riccardino (uscito postumo nel 2020).

Il linguaggio di Camilleri è parlato

 La scrittura di Camilleri è parlata, come nella tradizione orale. Ci sembra che sia lui stesso a raccontare, con quella voce profonda – graffiata dal fumo delle inseparabili sigarette – e con quel curioso intreccio di italiano e dialetto siciliano. Una lingua nuova, che riflette però un’identità culturale autentica e millenaria.

Al centro delle sue storie c’è la Sicilia

Al centro delle sue storie c’è la Sicilia, ma con una visione più ampia che abbraccia tutto il Paese. La descrive con amore, ma senza sconti, non solo attraverso i luoghi ( inventati, ma verosimili), ma attraverso la grande umanità che emanano i suoi personaggi e le sue storie.

Il Commissario Montalbano è simbolo di giustizia, di ironia e il suo conflitto con il potere e con la burocrazia è l’espressione di un’Italia che ancora non vuole rassegnarsi all’ingiustizia. Quelle di Camilleri non sono solo storie, ma raccontano la “Storia” con le sue verità più scomode.

Infanzia e adolescenza 

Camilleri nasce il 6 settembre 1925 a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento, in una famiglia borghese. È figlio unico. Il padre Giuseppe è un appuntato del Regio Esercito, in seguito maresciallo dei Carabinieri. Nella memoria dello scrittore, rappresenta la figura l’autorità severa ma giusta. Camilleri lo descrive come un uomo rigoroso, legato all’ordine e alla disciplina, ma anche intelligente e silenziosamente affettuoso. 

La madre Elvira Ardone, molto legata alle tradizioni familiari, ha un ruolo importante nell’infanzia e nella formazione dello scrittore. Camilleri la ricorda come una donna forte, dotata di senso pratico e di uno spirito vivace, qualità che in parte si ritrovano anche nei suoi personaggi femminili.

Andrea cresce durante il fascismo in un clima di propaganda permanente e disciplina militare. Ben presto sviluppa un pensiero critico nei confronti di quell’ideologia che si rafforza sino a diventare opposizione totale con l’esperienza diretta della seconda guerra mondiale in cui affronta i bombardamenti, la paura, la fame e assiste allo sbarco degli Alleati nel 1943 con quello stupore di cui troveremo traccia in molte delle sue opere.

Un giovane Andrea Camilleri

Un giovane Andrea Camilleri

Formazione e la passione per la scrittura

Frequenta il liceo classico a Agrigento, ma viene espulso nel ’43 per aver lanciato un uovo contro un professore per protesta. Non conseguirà mai il diploma, ma è proprio negli anni del Liceo che inizia a scrivere poesie, ispirandosi ad autori come Ungaretti e Quasimodo. 

Nel 1945, a vent’anni, vince un concorso di poesia. È affascinato dal mondo del teatro e legge moltissimo. Nel 1949, si presenta all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica di Roma portando con sé alcune sue poesie e scritti teatrali. 

Silvio D’Amico, uno dei più influenti critici teatrali italiani del Novecento, intuisce il suo potenziale e gli concede un permesso speciale per essere ammesso come “unico allievo regista”, nonostante la mancanza del diploma di maturità. 

Gli fa ottenere anche una borsa di studio permettendogli così di completare il percorso e diplomarsi nel 1952, gettando le basi per la sua lunga carriera nel teatro e nella televisione. 

Il teatro e la televisione

Andrea Camilleri sul set de "Il tenente Sheridan"

Andrea Camilleri sul set de “Il tenente Sheridan”

A partire dagli anni ’50, Andrea Camilleri lavora come regista teatrale e autore televisivo in RAI, dove si specializza nella trasposizione di opere letterarie e nella creazione di sceneggiati di grande impatto e getta le basi dello sceneggiato televisivo italiano, un genere che fonde narrazione letteraria, regia teatrale e linguaggio cinematografico.

Tra i suoi lavori più noti figurano “Le inchieste del commissario Maigret” di Georges Simenon, “Il Tenente Sheridan” e, più tardi, “La Piovra”, serie che ha segnato un punto di svolta nella rappresentazione televisiva della criminalità organizzata. 

Camilleri si distingue soprattutto per la sua capacità di portare il teatro sul piccolo schermo con testi di autori come Luigi Pirandello, Giovanni Verga, Samuel Beckett ed Eduardo De Filippo. Considera Pirandello il suo maestro e gli dedica, nel 2000, la biografia romanzata “Biografia del figlio cambiato”. 

Con Eduardo invece nasce una profonda amicizia, iniziata sul palcoscenico e consolidata durante le riprese, dove Camilleri ricopre anche il ruolo di delegato alla produzione per le prime otto commedie dell’autore napoletano trasmesse dalla RAI.

Lavora anche come consulente culturale e regista per numerosi programmi di prosa, documentari e trasmissioni radiofoniche. Insegna regia presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, formando generazioni di attori e registi, tra cui Luca Zingaretti, futuro volto del Commissario Montalbano. 

Nel 1978 pubblica il suo primo romanzo, “Il corso delle cose” che passa quasi inosservato, ma viene adattato per la TV con il titolo La mano sugli occhi, segnando il suo primo passo verso la narrativa. 

Andrea Camilleri e la moglie Rosetta Dello Siesto

Andrea Camilleri e la moglie Rosetta Dello Siesto

Il matrimonio con Rosetta e la famiglia

È nel mondo del teatro, che incontra Rosetta Dello Siesto. Una giovane assistente alla regia trapiantata da Milano a Roma dove si è laureata in Filosofia all’Università “La Sapienza”.

Si sposano nel 1957 dando vita ad una relazione che durerà oltre sessant’anni sino alla morte di lui. 

Lo scrittore spesso definisce il suo rapporto con la moglie come il vero pilastro della sua esistenza. Sono inseparabili e condividono una vita privata lontana dai riflettori, fatta di complicità, rispetto e una costante collaborazione intellettuale.

“Non c’è rigo che io abbia pubblicato che non sia stato letto da lei”.

Dalla loro unione nascono tre figlie Andreina, Elisabetta e Mariolina, che gli regalano quattro nipoti e una pronipote.

La svolta letteraria e il successo di Camilleri

Dopo decenni di lavoro nel teatro e nella TV, Camilleri torna alla narrativa. Tra il 1980 e il 1994 pubblica alcuni romanzi storici, tra cui: “La strage dimenticata” (1984), “La stagione della caccia” (1992), “Il birraio di Preston” (1995). 

Questi romanzi, ambientati nella Sicilia dell’Ottocento, iniziano ad attirare l’attenzione di pubblico e critica. Ben lontani dal modello tradizionale del romanzo ottocentesco, i romanzi storici di Andrea Camilleri reinventano il genere fondendo realtà e finzione con uno stile teatrale, ironico e profondamente umano.

Raccontano la storia dal punto di vista degli ultimi, partendo da fatti spesso dimenticati che evocano temi universali come l’ingiustizia, la manipolazione, la guerra e usano, come linguaggio, un’insolita mescolanza di dialetto siciliano e italiano.

Luca Zingaretti nei panni del Commissario Montalbano

Luca Zingaretti nei panni del Commissario Montalbano

Il commissario Montalbano

La vera svolta arriva nel 1994 con la pubblicazione de “La forma dell’acqua”, primo romanzo della lunga serie dedicata al commissario Salvo Montalbano, ispirato sia al detective del belga Georges Simenon (1903-1989), Maigret, sia all’autore spagnolo Manuel Vázquez Montalbán (1939-2003) noto soprattutto per i suoi romanzi gialli che hanno come protagonista il detective Pepe Carvalho, una figura che mescola ironia, cultura e impegno politico.

Il personaggio di Montalbano, intuitivo, sarcastico, amante della cucina e della giustizia, conquista rapidamente i lettori. Dopo il successo della fiction, Camilleri pubblica 28 romanzi di Montalbano, che verranno tradotti in oltre 40 lingue con oltre 30 milioni di copie vendute.

Il successo esplode negli anni 2000, grazie alla fortunata serie televisiva RAI, interpretata da Luca Zingaretti e supervisionata dallo stesso Camilleri che sarà trasmessa in oltre 65 paesi, con ascolti record che superano i 10 milioni di spettatori (a puntata) in Italia.

 Nel 2025, in occasione del centenario della sua nascita, la RAI celebrerà Camilleri con una programmazione speciale e integrale della serie Montalbano a partire dal 9 settembre, a testimonianza del suo impatto duraturo sulla cultura televisiva italiana.

"La concessione del telefono", Andrea Camilleri

“La concessione del telefono”, Andrea Camilleri

L’impegno civile di Camilleri e i romanzi storici

Parallelamente, Camilleri continua a scrivere romanzi storici e civili, raccolte di racconti, saggi e articoli. Tra le sue opere più significative di questo periodo: La concessione del telefono (1998) in cui racconta la lotta di un contadino siciliano per ottenere un telefono, simbolo di modernità e dignità, contro la burocrazia oppressiva e il potere locale. 

Il re di Girgenti (2001) la storia di un giovane che, a inizio Novecento in Sicilia, sfida le ingiustizie sociali e il potere locale, cercando di affermare la propria dignità in un contesto di povertà e oppressione. 

La presa di Macallè (2003), un romanzo storico che narra gli eventi legati alla spedizione italiana in Etiopia alla fine del XIX secolo, focalizzandosi sulle battaglie e le tensioni coloniali, raccontate attraverso uno sguardo critico e umano. 

Il casellante (2008), un altro romanzo storico che racconta la storia di un casellante ferroviario, immerso nella Sicilia dell’Ottocento coinvolto nelle tensioni sociali e politiche dell’epoca.

 L’altro capo del filo (2016) – su immigrazione e soprattutto sulle difficoltà e le tensioni che emergono quando culture diverse si incontrano.

“Ora dimmi di te” (2018), lettera alla bisnipote Matilda sulla vita e i valori. 

Camilleri non ha mai smesso di esprimere le sue opinioni sulla politica, sulla giustizia, sull’informazione, sulla memoria storica.

“Ho imparato a diffidare del potere, in qualunque forma si presenti.”

 Camilleri non ha mai nascosto la sua insofferenza per l’autoritarismo e la manipolazione. Si è sempre definito un uomo di sinistra, antifascista e profondamente legato alla Costituzione italiana. Sul piano religioso si dichiara “non credente ma rispettoso” ateo quindi, ma con un grande rispetto per la spiritualità e la cultura religiosa. 

La cecità e “Riccardino” 

Andrea, a causa di una malattia degenerativa ereditaria che colpisce la retina, inizia a perdere la vista progressivamente a partire dagli anni 2000, fino a diventare quasi completamente cieco. Ma continua a scrivere dettando le sue opere a voce.

“Io scrivo per non diventare cieco.”

Dirà in un’intervista. Scrivere è per lui un modo per continuare a vedere il mondo, per restare connesso con la realtà e con gli altri. L’ultimo romanzo della saga di Montalbano, “Riccardino”, già completato nel 2005, viene volutamente pubblicato postumo nel 2020, come “romanzo-testamento”. In questo libro, scritto in un periodo in cui l’autore è già consapevole della propria fragilità, Camilleri riflette sul tempo che passa, sulla vita, e sull’ importanza di raccontare, tracciando una sorta bilancio esistenziale. 

Camilleri in "Conversazione su Tiresia"

Andrea Camilleri in “Conversazione su Tiresia”

Nel 2017, all’età di 91 anni, debutta come attore nello spettacolo “Conversazione su Tiresia”, monologo teatrale scritto da lui stesso anni prima e trasmesso in prima serata su Rai 1. L’opera prende spunto dalla figura mitologica di Tiresia, il celebre indovino cieco della tragedia greca.

Attraverso un dialogo immaginario, Camilleri riflette su come la cecità possa paradossalmente diventare una forma di chiaroveggenza, in grado di cogliere verità profonde che sfuggono agli altri.

La morte

Andrea Camilleri muore il 17 luglio 2019 a Roma, all’età di 93 anni, in seguito ad un arresto cardiaco. Le sue ceneri sono sepolte a Porto Empedocle.

Il comune ha ribattezzato la cittadina “Porto Empedocle – Vigàta”, il luogo immaginario teatro delle storie del Commissario Montalbano. Rosetta, sua compagna di vita per 62 anni, lo ha seguito il primo maggio del 2025.

L’eredita’

“Un popolo senza memoria è un popolo senza futuro.”

Per Andrea Camilleri, la memoria è molto più di un semplice ricordo: è un dovere civile, una responsabilità collettiva, storica e morale. Ricordare, per lui, significa custodire verità che il tempo o il potere rischiano di cancellare. 

La memoria è il filo conduttore delle sue opere, nei suoi romanzi storici come in quelli di Montalbano in cui celebra la memoria personale del protagonista, affettiva, paesaggistica, persino gastronomica, come un punto fermo che si oppone a un mondo che cambia troppo in fretta. Anche la cecità, diventa uno strumento della memoria: non serve vedere per ricordare.

La scrittura come disciplina: impegno, fatica, pazienza, rinascita

Camilleri considerava la scrittura non un lampo d’ispirazione, ma una disciplina artistica, alla pari della pittura o dello studio di uno strumento musicale. E in effetti, era un geometra dell’arte: costruiva una “pianta” mentale del romanzo, sapendo dove mettere “i vuoti, i pieni, dove va la finestra, dove il giardino…”. Una strutturazione rigorosa, che richiedeva scrivere, riscrivere, rifare, limare… tanta fatica creativa.

Camilleri ha sempre considerato la scrittura un “lavoro” al quale bisognava dedicare molto impegno. «Non c’è un’età per iniziare a scrivere», raccontava lo scrittore. «Bisogna soltanto trovare il momento giusto per sé stessi e avere qualche cosa da raccontare. Scrivere nasce da un bisogno interiore. Da un’esigenza di esprimere “qualcosa” a “qualcuno”, o anche solo a sé stessi. Scrivere, come leggere, è per tutta la vita». 

Lingua vivace, dialetto reinventato… il famoso “licatese”

Una delle magie di Camilleri era la sua lingua: un mix affascinante di italiano, dialetto siciliano (specialmente il “vigatese”, variante immaginaria di quello parlato a Porto Empedocle), e invenzioni sue – coniando parole come “campezisi” (da lui creato, un termine che richiama i contadini ma con una “cadenza” tutta sua).

Antonio Manzini

Antonio Manzini

Il processo creativo della lingua nacque da un momento toccante: raccontando una storia al padre morente in ospedale, si accorge di non riuscire a esprimerla in italiano; allora seguì il suggerimento del padre e la raccontò “come gliel’avevo raccontataio “. Da lì, elaborò un linguaggio bilanciato: non dialettale tout court, né italiano puro, ma una commistione che suona vera, viva, e inclusiva.

Antonio Manzini: allievo, amico del  “maestro”.

Antonio Manzini ha definito Andrea Camilleri suo maestro. La leggeda vuole che Manzini abbia presentato allo scrittore sicuano la prima stesura di un episodio di Rocco Schiavone, ricevendo un elogio. «Ottimo lavoro» avrebbe detto Camilleri a Manzini, «mi complimento con te. Ora devi solo riscriverlo da cima a fondo, c’è ancora molto da mettere a posto». E quando pare Manzini ha fatto tesoro dei consigli del maestro visto il successo delle avventure del suo altrettanto famoso commissario rocco Schiavone,

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