Giorgio Armani, chi è autorevole non ha bisogno di urlare

by Elena Salem
Giorgio Armani, l’autorevolezza non ha bisogno di urlare

Qualche giorno fa ci ha lasciato Giorgio Armani, emblema della moda italiana in tutto il mondo. Armani non ha solo rivoluzionato il modo di vestire, ma ha anche inciso profondamente sul costume e sulla cultura degli ultimi decenni. Un linguaggio estetico – di eleganza e sobrietà – che non ha bisogno di eccessi per rappresentare forza espressiva e bellezza. Come l’autorevolezza che si conquista senza urlare, con la stima indotta dalla capacità di influenza, attraverso la forza delle argomentazioni e la lucidità del pensiero.

Moda come linguaggio della cultura

La moda non è soltanto un modo di vestire. La moda è il linguaggio dei tempi e ha una diretta rappresentazione sulla cultura e il costume. Ogni epoca traduce valori, ansie e aspirazioni collettive anche attraverso gli abiti che le persone indossano.

Per semplificare, nel Rinascimento, i velluti e i broccati rappresentano il potere, lo status e la ricchezza. Con gli anni ’20, gli abiti corti e le linee dritte inviano i primi segnali di emancipazione femminile in rottura con la rigidità vittoriana della precedente epoca.

Durante gli anni ’60, minigonna e jeans rappresentano simboli di ribellione giovanile e libertà sessuale.  Negli anni ’70, le donne vestono con tailleur, pantaloni o gonne, che consentono loro di svolgere l’attività professionale e la vita di tutti i giorni con maggiore praticità.

Insomma, la moda non si limita a seguire il costume: lo crea e lo orienta, diventando parte integrante della cultura visiva e simbolica. Un po’ come il cinema e la letteratura, la moda racconta e allo stesso tempo rappresenta i comportamenti delle persone. Gli abiti comunicano appartenenza o protesta delle persone che li indossano alla società della quale fanno parte.

Moda, identità e narrazione di sé

La moda è anche costruzione dell’io. Non è un caso se parliamo di “stile personale”: i vestiti sono il primo biglietto da visita, raccontano chi siamo o chi vogliamo sembrare. E questo a prescindere da mezzi che abbiamo a disposizione per il nostro guardaroba. Possiamo comprare gli abiti al mercato, o nei grandi magazzini, ma quando ci vestiamo, decidiamo cosa metterci, qual è il nostro stile personale.

In questo senso, moda e cultura si incontrano nel territorio della narrazione di sé.

Gia Carangi per Giorgio Armani

La modella Gia Carangi per Giorgio Armani

Lo stile Giorgio Armani

Torniamo ora allo stile di Armani che comunica un’autorevolezza che non urla e non ostenta, che si fa notare con discrezione per la bellezza e la sobrietà delle sue linee. Non a caso, riferendosi alle sue creazioni, si parla di Minimalismo elegante: linee pulite, palette neutre (grigi, beige, blu), tessuti morbidi e naturali. La sua forza è stata togliere il superfluo al nostro modo di vestire: meno orpelli, più sostanza.

Armani ha rivoluzionato la giacca maschile negli anni ’70, togliendo imbottiture rigide e spalline, per dare fluidità e comfort. Era un modo nuovo di considerare l’abito. Non come un’armatura, ma piuttosto come una pelle.

Le sue collezioni hanno anche attenuato i confini tra maschile e femminile. L’uomo Armani è sobrio, non eccessivamente virile, e la donna Armani è elegante, autorevole, senza bisogno di esibizionismi o di ostentare il proprio corpo.

Il power dressing di Giorgio Armani

È negli anni ’80 che esplode il concetto di power dressing, ovvero il potere dell’abbigliamento. Vestirsi in modo da trasmettere potere, competenza e autorità. E questo, a maggior ragione per le donne che entravano in massa nel mondo del lavoro. Sono passati alla storia i look indossati da attrici come Diane Keaton o, sul grande schermo, da Sigourney Weaver in Una donna in carriera: tailleur Armani, capelli raccolti, portamento deciso e sicuro di sé.  Il tailleur Armani diventa un simbolo. Spalle decise, linee sobrie, pantaloni o gonne rigorose. Non è un semplice vestito, ma un’armatura psicologica. 

Un’eredità culturale

Oggi Armani è un impero che spazia dall’alta moda agli hotel, ma la sua vera eredità è culturale: aver insegnato che l’eleganza non è rumore, ma misura. Il suo stile ha educato generazioni a capire che il potere non deve gridare, ma può essere indossato con la stessa calma con cui si indossa una giacca perfettamente tagliata.

Giorgio Armani resta il simbolo di un’Italia che ha saputo trasformare la sobrietà in status, e che ha imposto al mondo l’idea che, per essere autorevoli, non serve urlare. Basta vestire Armani.

Nell’immagine di copertina, Giorgio Armani con Sophia Loren.

Ecco qui una galleria degli abiti più iconici indossati dalle star del palcoscenico

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