Paul Cezanne cambia il modo di rappresentare la realtà, aprendo le porte al Cubismo

by Maria De Giorgio
Paul Cezanne cambia il modo di rappresentare la realtà, aprendo le porte al Cubismo

In questo articolo ripercorriamo la vita e l’opera di Paul Cézanne, nato ad Aix-en-Provence il 19 gennaio 1839, per rispondere a una domanda: come voleva rappresentare la realtà? Attraverso la sua formazione, l’amicizia con Émile Zola, l’incontro con Camille Pissarro e l’Impressionismo, le nature morte, i Giocatori di carte e le numerose vedute della Montagna Sainte-Victoire, l’articolo mostra come Cézanne non volesse limitarsi a riprodurre ciò che vedeva, ma cercasse di comprendere e costruire sulla tela le forme, i volumi e lo spazio. Una ricerca destinata a cambiare la pittura e a influenzare profondamente artisti come Pablo Picasso e Georges Braque, aprendo la strada al Cubismo.

«Monet è solo un occhio, ma che occhio!». Con questa celebre battuta Paul Cézanne riconosce la grandezza di Claude Monet, ma allo stesso tempo mostra quanto fosse diversa la propria idea di pittura.

Monet osserva come la luce trasformi continuamente ciò che ha davanti agli occhi. Cézanne cerca qualcosa di diverso. Vuole capire come sono fatte le cose e come occupano lo spazio. Una mela, una casa o una montagna non sono per lui soltanto soggetti da riprodurre: sono forme da osservare e da ricostruire sulla tela.

Non gli basta dipingere ciò che osserva. Vuole capire come rappresentare la realtà.

Questa ricerca porta conseguenze enormi. Cézanne comincia progressivamente a mettere in discussione alcune delle regole con cui i pittori hanno rappresentato lo spazio per secoli. Dopo di lui, artisti come Pablo Picasso e Georges Braque porteranno quella ricerca ancora più avanti, fino a scomporre le forme e a rappresentare gli oggetti da punti di vista diversi, con il Cubismo. 

La giovinezza di Cézanne e l’amicizia con Émile Zola

Paul Cézanne nasce ad Aix-en-Provence il 19 gennaio 1839. Suo padre, Louis-Auguste Cézanne, prima commerciante e poi banchiere, immagina per lui un futuro sicuro e lontano dall’arte. La madre, Anne-Elisabeth-Honorine Aubert, sostiene invece maggiormente la sua passione per il disegno e la pittura.

Il giovane Paul vorrebbe diventare artista, ma il padre insiste perché scelga una professione più stabile. Nel 1859 Cézanne si iscrive così alla facoltà di Giurisprudenza di Aix-en-Provence, continuando però a frequentare anche la scuola di disegno della città.

A incoraggiarlo a scegliere definitivamente la pittura è Émile Zola, conosciuto durante gli anni di scuola ad Aix e diventato uno dei suoi amici più stretti. Zola si trasferisce a Parigi e nelle lettere invita più volte Cézanne a raggiungerlo e a tentare la strada dell’arte.

Ciclo delle stagioni, 1860

Il viaggio di Cézanne verso Parigi

Nel 1861 Cézanne riesce finalmente a convincere il padre e parte per Parigi. Frequenta l’Académie Suisse, una scuola libera dove gli aspiranti artisti possono esercitarsi nel disegno dal vero, e prova a entrare all’École des Beaux-Arts, senza riuscirci.

L’esperienza parigina, però, è molto diversa da quella che aveva immaginato. Cézanne si sente insicuro, si confronta con altri giovani artisti più preparati di lui e comincia a dubitare delle proprie capacità. Dopo pochi mesi torna ad Aix-en-Provence, dove accetta di lavorare nella banca del padre.

L’esperienza dura poco. Cézanne continua a dipingere e capisce definitivamente che la banca non può rappresentare il suo futuro. Nel 1862 torna a Parigi deciso a dedicarsi alla pittura.

Cézanne e le prime opere

Cézanne non frequenta regolarmente un’accademia d’arte, ma trascorre molto tempo al Louvre, dove osserva e copia i dipinti dei maestri del passato. Studia il modo in cui vengono rappresentati i corpi, come sono disposte le figure nello spazio e come viene costruita una scena.

Questa attenzione si ritrova già in alcuni lavori giovanili, come il Ciclo delle Stagioni, realizzato intorno al 1860 per decorare le pareti della casa di famiglia a Jas de Bouffan.

A interessarlo è anche Gustave Courbet, uno dei protagonisti del Realismo francese. Courbet porta nei quadri persone e situazioni della vita quotidiana senza cercare di renderle più belle o nobili. Nel Funerale a Ornans, per esempio, rappresenta un funerale di provincia con decine di persone comuni; negli Spaccapietre dipinge due lavoratori impegnati in un’attività faticosa, senza trasformarli in figure eroiche.

La realtà, anche quando è ruvida e poco elegante, può diventare il soggetto di un grande dipinto.

Bagnante vicino a una roccia. 1866

Cézanne porta questa lezione nella propria pittura. In Bagnante vicino a una roccia, del 1866, il corpo non assomiglia alle figure levigate e idealizzate che il pubblico era abituato a vedere nella pittura accademica. Il bagnante appare pesante, robusto, quasi sgraziato. Le forme del corpo sono accentuate da pennellate dense e marcate e sembrano avere la stessa consistenza della roccia accanto alla quale si trova.

Cézanne non cerca un corpo perfetto. Vuole fare sentire il peso e la presenza fisica di quel corpo.

L’incontro di Cézanne con l’Impressionismo e la lezione di Camille Pissarro

Nel 1872 Cézanne si trasferisce per un periodo a Pontoise, una cittadina non lontana da Parigi dove lavora anche Camille Pissarro. L’incontro con lui cambia profondamente il suo modo di dipingere.

Pissarro lo incoraggia a uscire dallo studio e a lavorare all’aperto, direttamente davanti al paesaggio. Cézanne comincia così a osservare con maggiore attenzione la luce naturale e ad abbandonare progressivamente i colori scuri dei suoi primi quadri.

È una lezione che Cézanne impara dagli Impressionisti, ma che utilizza in maniera personale. Monet osserva soprattutto come la luce modifica continuamente ciò che abbiamo davanti agli occhi. Cézanne vuole invece farci sentire la solidità delle cose.

Lo vediamo nella Casa dell’impiccato, dipinta nel 1873 ad Auvers-sur-Oise. Il titolo può trarre in inganno: nel quadro non compare nessun impiccato. Cézanne rappresenta alcune case lungo una strada di campagna. Non accade nulla: non ci sono persone, carrozze o animali. Le case, il terreno e la collina occupano quasi completamente lo spazio del quadro.

Cézanne partecipa alla prima mostra degli Impressionisti del 1874 e torna a esporre con loro nel 1877. Le sue opere, però, suscitano molte critiche e risultano difficili da comprendere anche a molto artisti dell’epoca.

Casa dell’impiccato, 1873

Cézanne e il suo tormento: dubita del proprio lavoro

Cézanne dubita profondamente del proprio lavoro. Può trascorrere moltissimo tempo davanti allo stesso soggetto, tornare più volte su un dipinto e, nonostante questo, considerarlo ancora incompleto.

Per spiegare ciò che cerca usa spesso una parola: réalisation, “realizzazione”. Cézanne vuole riuscire a trasferire sulla tela ciò che vede davanti a sé e il modo in cui lo percepisce. Il problema è che raramente ha la sensazione di esserci riuscito fino in fondo.

Quando un quadro non corrisponde a ciò che sta cercando, può reagire in maniera drastica: abbandona alcune tele nei campi, ne rovina altre con la spatola e, secondo diverse testimonianze, arriva persino a gettarne alcune dalla finestra.

Cézanne e la natura morta 

Mele, pere, bottiglie, brocche, piatti e tovaglie diventano alcuni dei soggetti preferiti di Cézanne. La natura morta gli offre qualcosa di molto utile: gli oggetti stanno fermi e possono essere osservati a lungo.

Ma Cézanne non vuole semplicemente dipingere una mela in modo che assomigli il più possibile a una mela. Vuole capire come quella mela occupa lo spazio e come cambia a seconda del punto da cui la osserviamo.

A volte un tavolo sembra leggermente inclinato. Un piatto appare visto quasi dall’alto, mentre una brocca accanto sembra osservata frontalmente. È come se Cézanne avesse riunito nello stesso quadro ciò che aveva visto da posizioni diverse.

Nella vita, del resto, non osserviamo un oggetto rimanendo perfettamente immobili. Muoviamo la testa, abbassiamo lo sguardo verso un piatto, osserviamo una bottiglia di lato. Cézanne mette così in discussione una delle regole fondamentali della prospettiva tradizionale, che costruiva l’immagine a partire da un unico punto di osservazione.

Per questo alcune sue nature morte possono sembrare strane o persino “sbagliate”: le linee del tavolo non sempre coincidono perfettamente e gli oggetti sembrano inclinarsi in direzioni differenti.

Un quadro, per Cézanne, non deve necessariamente fingere di essere una fotografia della realtà. Può mostrarci anche il modo in cui la osserviamo.

montagna di Saint Victoire

Cézanne e la Montagna Sainte-Victoire

Ciò che Cézanne sperimenta con mele, brocche e piatti ritorna anche nei paesaggi. A L’Estaque, un piccolo centro sulla costa vicino a Marsiglia, dipinge più volte il paese e il paesaggio circostante. Le case diventano forme semplici e compatte, disposte una accanto all’altra.

Ma c’è soprattutto un soggetto sul quale ritorna continuamente: la Montagna Sainte-Victoire, vicino ad Aix-en-Provence.

Cézanne la conosce fin dall’infanzia e la dipinge molte volte nel corso della propria vita, osservandola da punti diversi. In alcuni quadri la montagna domina chiaramente il paesaggio; in altri emerge in lontananza dietro alberi, case e campi. Il soggetto rimane lo stesso, ma Cézanne cambia il modo di organizzare ciò che gli sta intorno.

Le case diventano piccoli volumi, i campi sono costruiti attraverso zone di colore e il profilo della montagna emerge con la sua forma riconoscibile.

Nel 1901 Cézanne acquista un terreno sulla collina dei Lauves, poco fuori Aix-en-Provence, e vi fa costruire uno studio nel quale si trasferisce a lavorare nel 1902. Dalla zona può osservare il paesaggio della Sainte-Victoire e continuare a dipingerlo.

Come con le sue nature morte, Cézanne non cerca mai di realizzare una volta per tutte il quadro definitivo della montagna.

Il testamento artistico di Cézanne

Cézanne porta la stessa attenzione anche nella rappresentazione delle persone. Lo vediamo nei celebri Giocatori di carte, una serie di dipinti realizzati negli anni Novanta dell’Ottocento.

I protagonisti sono uomini comuni, contadini e lavoratori della Provenza, seduti intorno a un tavolo mentre giocano a carte. Cézanne non cerca di raccontare chi siano o che cosa stiano pensando. Li rappresenta concentrati nel gioco, quasi immobili. I loro corpi, le braccia appoggiate al tavolo, i cappelli e persino le carte contribuiscono a costruire l’equilibrio del quadro.

Cézanne continua a dipingere fino agli ultimi giorni della sua vita. Nell’ottobre del 1906, mentre lavora all’aperto nei dintorni di Aix-en-Provence, viene sorpreso da un temporale. Si ammala e muore pochi giorni dopo, il 22 ottobre 1906, a 67 anni.

Cézanne non vedrà fino a che punto la sua ricerca cambierà la pittura. Poco dopo la sua morte, Pablo Picasso e Georges Braque metteranno ancora più radicalmente in discussione il modo tradizionale di rappresentare gli oggetti e lo spazio. Con il Cubismo, uno stesso soggetto potrà essere osservato e rappresentato da punti di vista differenti.

Cézanne aveva aperto quella strada senza arrivare mai al Cubismo.

Per tutta la vita aveva cercato una risposta davanti a soggetti semplicissimi: una mela, una brocca, un uomo seduto a un tavolo, una casa, una montagna. Li osservava, li dipingeva e poi ricominciava, quasi sempre insoddisfatto del risultato.

Cézanne ha cambiato il modo di rappresentare la realtà proprio perché non ha mai smesso di chiedersi come rappresentarla.

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