«Tutti sperimentiamo la sensazione d’appartenenza a un nucleo che chiamiamo “famiglia”» scrive Mariella Cantella. «Chi non ce l’ha, la cerca. Chi ce l’ha, in alcuni momenti, se ne allontana. Eppure è proprio nella famiglia che sviluppiamo le nostre radici».
Il passato influisce su quello che siamo diventati
Al nuovo appuntamento della rubrica “Incontriamoci tra le righe” hanno scritto il loro intervento 109 amici della community. Il tema era: “La storia della nostra famiglia ha influito su quello che siamo oggi? Quanto sono importanti le radici?”. Un tema che tocca tutti noi e spinge a riflessioni a cui non si dà mai una risposta definitiva.
Nel corso della vita ci si evolve e man mano ci si rende conto di come il passato abbia influito su quello che siamo diventati. E di volta in volta ci domandiamo quanto la nostra storica eredità ci appartenga ancora e determini i comportamenti del presente. E infine, di quale parte del nostro passato ci siamo voluti liberare per poter andare oltre.
«La mia famiglia mi ha insegnato l’arte di costruire giorno per giorno il presente» sostiene Simona Milazzo. «Se la vita non la puoi controllare né prevedere, puoi però imparare a cambiare, ad adattare il tuo modo di essere per sopravvivere e difenderti con le tue forze, variando la prospettiva».
Le radici nutrono, ma nello stesso tempo imprigionano
«C’è un detto che recita così: “la casa può essere un nido o una prigione”» racconta Michela Nuzzacci. «La famiglia e’ parte fondamentale della vita di ognuno di noi. Ti può insegnare, ti può far crescere o demolire».
«Mio padre ha lavorato duramente per crescere i suoi quattro figli con dignità e per garantirci un’istruzione» rivela Rosanna Masciari. «Ricordo con nostalgia le domeniche a tavola, quando il vassoio di paste era il simbolo di quei momenti speciali insieme. Era un modo per festeggiare e condividere, un gesto che parlava di amore e cura. […] Questi ricordi mi accompagnano ogni giorno e mi ricordano l’importanza della famiglia e dei valori che mio padre ci ha trasmesso».
«Le radici nutrono, ma non devono imprigionare» è l’opinione di Monia Farina. Al contrario, Adriana Panetta riflette: «Le radici a volte impediscono la crescita e lo sviluppo individuale, sono come lacci invisibili, e liberarsi di questi lacci non è facile, comporta una serie di comportamenti spesso non graditi, se ti liberi dalle tue radici puoi anche essere rifiutato dalla “tribù”».
«I nonni materni mi hanno cresciuta: lui con la sua pazienza, lei forte, generosa, mai si arrendeva e voleva sempre il meglio per sé e la sua famiglia» ricorda Clelia Del Prete. «Mi hanno insegnato con l’esempio, cosa vuol dire il sacrificio, l’etica nel lavoro, il rispetto per ogni singola persona».
Quello che le radici apportano non è sempre un nutrimento salutare, come spiega Barbara Cerrone: «I genitori non ti trasmettono solo DNA e valori, da loro assimili senza rendertene conto atteggiamenti e, a volte, paure più o meno inconfessate. I bambini sono spugne, si dice, in casa assorbono malumori e gioie anche quando giacciono nascoste tra le pieghe del subconscio».
Eredità costruttive
Ciò che molte persone ritengono di aver ricevuto è di segno positivo. Per esempio,
Ciò che Claudio Foresti racconta: «A mio padre devo la sensibilità sociale e la frequentazione dei sogni. Da mia madre ho ereditato la sensibilità emotiva, anche se allora non mi era ben chiaro cosa fossero le emozioni. Solo molti anni dopo arriverà nella mia vita una donna speciale a convincermi ad iniziare ad affrontare la mia “educazione sentimentale”».
E Fabrizio Cappello: «Nelle mie figlie vedo gesti paterni, somiglianze con i nonni. La genetica non mente. Mia madre, a modo suo, mi ha insegnato la pazienza, la tolleranza, l’accoglienza; mi ha educato alla vita donata. Mio padre è stato esempio di bontà, di onestà, di coraggio; mi ha educato alla dignità. Mia madre mi ha insegnato a vivere, mio padre come si muore. Cosa sarà di me? Non so. Ma non potrò che essere ancora ciò che loro furono. E raccontarlo. Le radici muoiono senza la memoria».
«Quante volte guardandomi allo specchio, rivedo gli occhi di mio padre e il sorriso di mia madre» afferma Mariella Cantella. «E ogni volta che questo accade, comprendo meglio l’indissolubilità con la famiglia e l’importanza delle radici. I miei genitori vivranno per sempre in me. Ed io vivrò per sempre in mio figlio».
Eredità distruttive
Ma non mancano, inevitabilmente, testimonianze di influssi negativi. Per esempio, Simonetta Micheli ricorda i suoi genitori: «Non mi sgridavano particolarmente, ma i loro sguardi delusi erano insostenibili e venivo sopraffatta da devastanti sensi di colpa. Non mi sentivo mai adeguata. Così, per rimediare, indossavo il mio abituale sorriso con l’aggiunta di parole di scusa e promesse che mai più sarei stata così. Trent’anni ho impiegato per tirar fuori la mia voce e reagire! […] Sono trascorsi altri trent’anni. Ho lavorato a lungo su di me. Ma, ancora, fatico a dire NO».
Rosalia Macri ammette: «Certamente, la famiglia di origine è fondamentale per la formazione dell’individuo. Io non ho avuto un’infanzia serena per cui mi trascino insicurezze e non riesco ancora a stabilire rapporti solidi con i conoscenti».
Costruire un’identità autonoma
Possiamo però riuscire a non accettare passivamente ciò che viene trasmesso dalla famiglia, secondo alcuni amici della community. «Siamo un mix di cose ereditate, ricevute sì, ma poi siamo sempre noi i capitani della nostra nave» è il parere di Roberta Durbiano.
Lavinia Buonavita afferma invece: «Le radici hanno strutturato la nostra identità, ma noi possiamo comunque smontare alcune parti e ricostruirne di nuove» e Ketty Calabria riassume: «Grazie, famiglia, voi mi avete fornito gli attrezzi, ma la libertà di scelta di come vivere è solo mia».
«Si impara a pensare, parlare e vivere nella famiglia d’origine» scrive Anna Maria Funari. «Poi si arriva a voler volare da soli, a volte anche sovvertendo ogni ordine predefinito»
Ecco i commenti più significativi
Ecco i commenti più significativi che abbiamo ricevuto per la rubrica #IncontriamociTraLeRighe dagli amici della community de Il piacere di raccontare.
Sara Aglan
Francesca Aloisi
Francesca Bacchiocchi
Maria Cristina Baccini
Monica Balducci
Davide Barbanera
Elisabetta Bellucci
Filomena Benevento
Nicoletta Bernardelli
Michela Bilotta
Milena Borghi
Alessandra Brenzini
Veronica Bruno
Lavinia Buonavita
Ketty Calabria
Lina Sonia Campedel
Sara Cancellara
Mariella Cantella
Patrizio Capano
Fabrizio Cappello
Gabriella Casarella
Stefano Cavallini
Mariella Celeste
Rossella Cellura
Barbara Cerrone
Adele Colacino
Antonietta Corona
Anna Gloria Corsi
Carolina Costa
Irene Cursi
Clelia Del Prete
Maria Cristina Di Salle
Roberta Durbiano
Roberta Eugeni
Salvatore Fabiano
Monia Farina
Claudio Bernardino Foresti
Nadia Figini
Giusy Finocchiaro
Antonia Flavio
Anna Maria Funari
Luigi Gallucci
Marilisa Gasturi
Sarima Gianetti
Maria Luisa Ghinassi
Lia Grassi
Salvatore Grasso
Giovanni Grossi
Ilaria Guidotti
Stefania Hepesein
Giacinta Isorni
Laura La Sala
Giulietta Lamberti
Silva Landini
Iolanda Lippolis
Rosalia Macri
Adele Maddaloni
Mariarosa Malavolti
Franca Mancini
Laura Marini
Rosanna Masciari
Miriam Mazziotti
Giovanna Mazzoli
Francesco Mendogni
Pierangelo Merzagora
Simonetta Micheli
Simona Milazzo
Maria Anna Militano
Vanessa Montani
Stefania Natali
Michela Nuzzaci
Patrizio Paganin
Adriana Panetta
Romana Perna
Liliana Picone
Anna Pilato
Raimondo Polidoro
Valeria Pritoni
Veronica Previtali
Patrizia Reffi
Vanessa Riina
Paola Rubinaccio
Marisa Russo
Carmen Seia
Gianni Storari
Antonello Taranto
Grazia Tasini
Cosimo Damiano Tesoro
Giovanna Tola
Concetta Trio
Luisa Turri
Ivan Velardi
Lucilla Vezzi
Stefania Villani
Lory Vince
Ornella Volpicelli
Annarita Zaccarelli
Gianluca Zaccarelli
Erika Zomer
