Che cos’è la felicità? E la gioia? Ne riflettono gli amici della community. Un’occasione per guardare dentro di sé…

by Elena Salem

«La felicità è un attimo che ti sfiora come una brezza, la gioia una scintilla che accende tutto, ti scuote le ossa, ti fa cantare l’anima» scrive Clelia Del Prete. Per molti, riflettere su queste due parole non è solo un esercizio di stile, ma un invito a guardare dentro di sé. Scoprire dove abita la serenità quotidiana e riconoscere quei lampi improvvisi che ci fanno sentire vivi.

Per il nuovo appuntamento di “Incontriamoci tra le righe”, abbiamo proposto agli amici della community de Il piacere di raccontare una domanda solo in apparenza semplice: Che cosa è per voi la felicità? E che differenza c’è tra felicità e gioia?
Gli amici hanno ripercorso episodi di vita vissuta, i momenti e le emozioni che li hanno segnati per sempre.

A volte le emozioni si mescolano e si confondono

A volte le due emozioni si mescolano e si confondono, come le correnti dello Stretto di Messina che due volte al giorno fanno incontrare il mar Tirreno e lo Ionio. «Avete visto le linee bianche che appaiono all’improvviso sulla superficie del mare?» si chiede ancora Clelia. «Ecco, quello è l’attimo fuggente, il momento in cui posso dire di essere nella gioia piena e felice. Il mare canta e rimescola le acque. E con lui i miei pensieri, il respiro, la vita».

Fanny Recagni descrive la felicità come una forma di intimità: «Non è uno stato d’animo né un traguardo, ma il momento in cui smetti di voler cambiare le cose e cominci a sentirle, anche quando non rispecchiano i tuoi desideri».

È silenziosa, quasi invisibile, presente in un respiro profondo, nella luce che filtra da una finestra, nel sapore lento di un caffè. La gioia, invece, è «Uno scatto fotografico, breve e intenso, l’abbraccio di un figlio che ti corre incontro, una risata fino alle lacrime». A volte felicità e gioia si incontrano, ma la prima insegna a restare, a sentire di più, non a volere di più.

Anche Monica Guardino ha sperimentato la felicità in momenti semplici: una passeggiata solitaria in una mattina di primavera, «Senza traguardi né feste, solo io, in equilibrio per un attimo tra il dentro e il fuori». La gioia, invece, l’ha trovata in eventi precisi: una laurea, il ritrovo con un’amica. «Se la gioia è un fuoco d’artificio che accende il cielo, la felicità è il silenzio che segue, il calore che resta dentro».

C’è chi è sempre alla ricerca della felicità

Mattia Sala riflette su quanto sia difficile essere felici: «C’è chi ci riesce per natura e chi, per natura, è sempre alla ricerca della felicità, con il rischio di perdersi nel rincorrerla». La gioia, per lui, è un gesto, un sorriso, una ricompensa che non sempre va a braccetto con la felicità più profonda. «La felicità risiede dentro di noi e solo noi possiamo ricercarla, a volte con un aiuto».

Con parole poetiche, Matteo Masotti paragona la gioia a una «Leggiadra farfalla, agognata dall’uomo, compresa da pochi», che si posa per un istante sull’animo quieto e poi svanisce come soffice neve.

Per Silvia Tellar Pandon, felicità e gioia sono “due gemelle omozigote”, che amano confondere chi le osserva. «Felicità è più riflessiva, ama i colori pastello e ha un sorriso timido e luminoso, mentre Gioia ti travolge con colori accesi, corre velocissima, si stanca subito e sparisce per poi tornare quando meno te lo aspetti». «Entrambe», confessa, «Vorremmo tenerle sempre con noi».

Ricordi che restano nel tempo

Mariella Cantella racconta come la ricerca della felicità accompagni ogni vita. Per lei la felicità è fatta di grandi eventi – il primo bacio, il giorno delle nozze, la nascita di un figlio – ma anche di momenti semplici: un aperitivo con un’amica, una cena in riva al mare, una camminata solitaria all’alba. «I momenti felici li puoi creare vivendo il qui e ora», dice. La gioia, invece, è l’emozione universale che accompagna e amplifica i periodi positivi, «Una scia che ti invade, regalandoti un sentimento di profonda gratitudine».

Il poeta Pino Chisari ci porta nell’incanto dell’infanzia: una bambina che balla tra polvere e foglie, ignara del mondo, «Sa solo essere felice», senza pensare al futuro che il destino ha già tracciato.

Per Anna Granà, la felicità è «Uno stato di equilibrio, indipendente dalla durata», mentre la gioia è «L’istante in cui perdi l’equilibrio, un sussulto di felicità». Entrambe, sottolinea, non seguono mode né convenzioni.

La nascita di un figlio

Fortunata Belgioioso ricorda la nascita della figlia come una felicità piena e definitiva: «Un vestito invisibile fatto d’amore che non si consuma», un momento in cui il tempo si ferma. Anni dopo, una gioia diversa l’ha sorpresa quando, per il suo compleanno, ha ricevuto un cucciolo di bassotto: «Un musetto scuro, due occhi lucidi che mi guardavano come se mi conoscessero già (…) Ho riso come una bambina con una gioia improvvisa, leggera e contagiosa».

Rosanna Masciari rievoca un ricordo d’infanzia: un bar affollato, il padre che la chiama e la presenta con orgoglio a un amico, cingendole le spalle. «Quella sensazione di sicurezza e protezione è diventata la base della mia visione del mondo, una fonte di felicità che non mi ha mai abbandonato» scrive Rosanna. E poi aggiunge: «La felicità può essere silenziosa e duratura, come una brace che continua a scaldare, mentre la gioia è spesso un lampo che ci sorprende e ci fa ridere a voce alta. Due sentimenti diversi, eppure inseparabili, che insieme compongono la trama della vita».

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Ecco i commenti più significativi

Ecco i commenti più significativi che abbiamo ricevuto per la rubrica #IncontriamociTraLeRighe dagli amici della community de Il piacere di raccontare.

Fortunata Belgioioso

Mariella Cantella 

Pino Chisari

Clelia Del Prete

Anna Granà

Monica Guardino

Rosanna Masciari

Matteo Masotti 

Fanny Recagni

Mattia Sala 

Silvia Tellar Pandon

 

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