La vera storia di Amore e Psiche, capolavoro del Canova e uno dei racconti più affascinanti dell’antichità

by Elena Salem
Amore e Psiche

Amore e Psiche è una delle sculture più emozionanti dell’arte italiana tra Sette e Ottocento e uno dei capolavori assoluti di Antonio Canova. Un’opera in grado di trasformare un mito antico in una riflessione universale sull’amore, sulla paura che esso genera e sulla crescita interiore necessaria per viverlo pienamente.

Il soggetto ha origine dalle Metamorfosi di Apuleio

La storia che Canova decide di scolpire arriva da lontano. La racconta Apuleio nel II secolo d.C. nel romanzo Le Metamorfosi (o L’Asino d’oro), dove occupa una parte centrale.

Le Metamorfosi di Apuleio

Le Metamorfosi di Apuleio

È il racconto dell’amore tra un dio, Eros, e una ragazza mortale, Psiche, e delle prove che entrambi devono affrontare prima di potersi ritrovare.

La commissione e il momento della vita artistica di Canova

Quando Antono Canova (1757 – 1822) si misura con questo soggetto, è all’apice della sua prima maturità artistica: ha già conquistato Roma, è celebrato in Europa come il maestro del Neoclassicismo, ha scolpito il Teseo sul Minotauro e il monumento a Clemente XIV, opere che lo hanno consacrato come lo scultore capace di far “respirare” il marmo.

La prima versione di Amore e Psiche giacenti — oggi all’Ermitage — viene commissionata nel 1787 dal collezionista inglese John Campbell, Duca di Hamilton.

Il momento in cui l’amore torna a essere possibile

Canova sceglie come soggetto un momento preciso del mito: il risveglio di Psiche, quando il dio Eros – Amore – la solleva da terra. La giovane era piombata in un sonno profondo e quasi mortale.

Questo dettaglio è essenziale: Canova non rappresenta il trionfo finale, né il bacio.
Scolpisce il momento di passaggio, quell’attimo fragile in cui l’amore torna e essere possibile.

Pochi anni dopo, Canova realizza una seconda versione del gruppo scultoreo, oggi al Louvre. Non è una replica su commissione. Canova la scolpisce indipendentemente da una richiesta, visto il successo avuto dalla prima opera. E che viene poi acquistata da Giuseppe Bonaparte.
La fortuna dell’opera tra i collezionisti europei mostra quanto quel “gesto sospeso”, quell’”abbraccio incompiuto”, abbia colpito l’immaginario dell’epoca.

Rapimento di Psiche di William-Adolphe Bouguereau

La storia del mito

Psiche è una giovane donna “mortale”, talmente bella da suscitare l’invidia di Venere. Per eliminarla come “concorrente”, la dea ordina a suo figlio Eros, il dio dell’Amore, di farla innamorare di un mostro. Eros però, vedendo Psiche, se innamora perdutamente.

Intanto Psiche viene promessa a una creatura terribile. Condotta su una rupe per essere “sposata” al mostro, ma viene invece salvata dal vento Zefiro, che la trasporta in un palazzo incantato. Qui ogni notte un amante misterioso — Eros — entra da lei e la ama con passione e dolcezza. La rassicura sul loro amore, ma le impone di non guardarlo mai.

Un amore vero, ma fragile

È un amore vero, ma fragile: la fiducia deve vincere la paura. Le sorelle di Psiche — gelose — insinuano il dubbio che l’amante invisibile sia un mostro. Una notte Psiche cede al desiderio di conoscerlo e accende una lampada per vederlo. La luce illumina il volto del dio addormentato, e in un istante Psiche capisce di aver ferito ciò che voleva proteggere.
Una goccia d’olio cade sulla spalla di Eros, lo brucia. Lui si sveglia, si sente tradito perché lei ha infranto il patto, non si è fidata di lui e fugge.

Lo smarrimento di Psiche

Da qui comincia lo smarrimento di Psiche che comincia a vagare nel mondo alla ricerca di Eros e per espiare il suo errore si sottopone alle prove crudeli di Venere. Psiche le supera tutte, ma alla fine piomba in un sonno mortale, che la abbatte come corpo senza vita.

Quell’attimo fragile che Canova decide di scolpire

È qui che Canova entra in scena. Quando Eros ritrova Psiche distesa e immobile, la solleva delicatamente, le sfiora il volto, la richiama alla vita. È l’istante del risveglio, quello in cui l’amore non è ancora salvo, ma sta scegliendo di tornare. L’abbraccio non è ancora un abbraccio: è un movimento verso l’altro.

"Ritratto di Antonio Canova", di Francois Xavier Fabre

“Ritratto di Antonio Canova”, di Francois Xavier Fabre

Non il trionfo dell’amore, ma la sua possibilità

Canova scolpisce proprio questo: non il trionfo dell’amore, ma la sua possibilità. È un amore che ha conosciuto la paura, l’errore, la caduta — e proprio per questo può rinascere. Il suo capolavoro non rappresenta un amore ideale, ma un legame profondamente umano che attraversa difficoltà e paure per poter esistere.

Le braccia dei due formano una X, il marmo diventa morbido come carne, la scena sembra respirare.

Canova sceglie un momento preciso per rappresentare l’unione tra Eros, il Dio dell’amore e Psiche: non l’unione finale, ma l’attimo prima del bacio. Il momento più fragile, più umano, più universale. Le braccia dei due formano una X, il marmo diventa morbido come carne, la scena sembra respirare.

Ed è per questo che Amore e Psiche racconta una storia che ha ancora un significato per noi oggi. Lo smarrimento e i conflitti che attraversiamo tutti, quando impariamo ad amare e a lasciarci amare.

Amore e Psiche ci ricorda che l’amore non vive nell’assenza di paura, ma nella capacità di superarla. In altre parole, l’amore autentico non esiste senza maturazione dell’anima.E la crescita non avviene mai senza dolore, coraggio e consapevolezza.

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Più recenti
Vecchi Le più votate

Potrebbe interessarti

Listen to this article