Cosa ha da insegnarci oggi Confucio

by Mauro Toscano
Ritratto di Confucio delle Accademie Cinesi della dinastia Ming, XVII° secolo.

Più che un filosofo, Confucio è stato un maestro di vita e i suoi insegnamenti sono considerati ancora oggi un punto di riferimento della cultura orientale (cinese, giapponese, coreana e vietnamita) e non solo. Nato in Cina nel 551 a.C, Confucio sostiene che la moralità dell’individuo costituisca la base su cui costruire una società giusta. Padre del Confucianesimo, è uno dei pensatori più citati al mondo.

La filosofia di Confucio

La sua filosofia si basa sui concetti di umanità, giustizia, saggezza e fede. Sottolineò l’importanza delle virtù morali personali e delle corrette relazioni sociali.

Per quanto riguarda il ruolo della famiglia, Confucio attribuiva grande importanza alla famiglia come nucleo fondamentale della società. Enfatizzò il rispetto per gli anziani e l’obbedienza filiale.

Promosse l’idea che l’educazione fosse un’auto-coltivazione essenziale per il miglioramento personale e la società. Credeva che ogni individuo dovesse impegnarsi nella propria auto-coltivazione e miglioramento.

La moralità dell’individuo

Secondo Confucio, ogni individuo dovrebbe aspirare a diventare uno “Junzi” – e cioè un “Uomo nobile” – per contribuire, con le proprie virtù morali, all’armonia e al benessere della famiglia – in quanto nucleo fondamentale della società – della comunità e della nazione, che sono in primo piano rispetto all’esistenza del singolo.

L’Uomo nobile

L’Uomo nobile agisce secondo Giustizia e mette l’Etica prima degli interessi personali. Dimostra Amore e compassione, capisce e rispetta i sentimenti e le prospettive degli altri. È perennemente alla ricerca della Saggezza attraverso lo studio e si evolve in base a ciò che impara, attraverso la Riflessione. È Sincero e Coerente e segue norme di cortesia e rispetto degli altri. Si propone agli altri con Umiltà ed è consapevole dei propri limiti.

Onora i riti e le cerimonie che regolano le relazioni sociali e politiche.

Lavora continuamente per migliorare sé stesso con l’Auto-coltivazione. Vive in Armonia con la natura e con i suoi simili risolvendo pacificamente i conflitti.

Ricerca Pace interiore ed Equilibrio tra emozioni, pensieri, e azioni. Difende ciò che è giusto, anche se questo può danneggiarlo personalmente. Infine, è Fedele e devoto ai superiori, agli amici e alla società, e si impegna nell’assolvere i doveri verso la propria Famiglia. I membri più giovani di una famiglia devono rispettare, obbedire, curare e amare gli anziani, mentre questi ultimi devono provvedere ai giovani, educarli e offrire loro opportunità di successo.

Statua di Confucio al Tempio Confuciano di Shangai, Cina.

Statua di Confucio al Tempio Confuciano di Shangai, Cina.

L’Uomo Piccolo

A differenza dell’Uomo Nobile, lo “Xiaoren“ è meschino, guidato solo ed esclusivamente da interessi personali, si abbandona alle emozioni e tende ad essere egoista, ingannevole e manipolatore. Non possiamo non pensare, guardando quello che ci succede intorno, che se ci fossero più “Junzi” e meno “Xiaoren”, forse vivremmo in un mondo migliore.

La storia di Confucio

Come per tutti i grandi pensatori dell’antichità, esistono solo frammenti di informazioni relativi alla sua storia. Quello che sappiamo è che il nome cinese di Confucio è Kǒng Fūzǐ. “Fūzǐ” significa Maestro, quindi “Kǒng Fūzǐ” può essere tradotto come “Maestro Kong” in seguito latinizzato, dai Gesuiti, in Confucius per poi diventare Confucio nella lingua moderna.

Confucio nasce nel 551 a.C. a Qufu, nella provincia di Shandong (sulla costa orientale della Pianura del Nord della Cina) da una famiglia nobile decaduta. Dopo la morte del padre, la famiglia cade in povertà. Nonostante ciò, Confucio riceve una buona istruzione, studiando antichi testi cinesi e mostrando sin da giovanissimo interesse per la filosofia e la politica.

Confucio inizia la sua carriera come funzionario minore nello Stato di Lu. Grazie alle sue capacità, sale rapidamente di grado, ricoprendo diverse posizioni amministrative.

Disilluso dalla corruzione politica, Confucio lasciò il servizio pubblico e si dedicò all’insegnamento, attraendo numerosi discepoli.

Viaggia attraverso vari Stati cinesi, offrendo i suoi consigli ai governanti su come migliorare la moralità dei loro regni e la governabilità. Anche se non furono sempre bene accolte – fu costretto all’esilio – le sue idee modellano la cultura, la politica e l’educazione cinese della sua epoca.

Immagine di Confucio

Immagine di Confucio

Confucio vive cercando di rispettare i suoi stessi principi

Confucio vive cercando di applicare i suoi stessi principi. Non si ritiene un innovatore, anzi, proprio nei Dialoghi sostiene di non aver inventato nulla di nuovo – «io non creo, trasmetto» e vede il proprio ruolo nella società come protettore, interprete e divulgatore della saggezza e degli antichi.

Muore nel 479 a.C., ma la sua influenza continua a crescere nei secoli successivi a tal punto che, a oltre duecento anni di distanza, durante la dinastia Han (206 a.C. – 220 a.C.) il Confucianesimo diventa la filosofia ufficiale dello Stato Cinese.

Le Cento Scuole di Pensiero

Durante il periodo delle feroci lotte di potere tra dinastie – che culminarono con l’unificazione della Cina nel 221 a.C. –  le idee del pensatore cinese iniziano ad assumere, grazie ai suoi discepoli e agli studiosi, la forma di un pensiero filosofico vero e proprio.

Il Confucianesimo entra così a far parte delle Cento Scuole di Pensiero insieme a Taoismo (armonia con la natura e rinuncia ai beni materiali), Scuola dello Yin e Yang (opposti complementari e concezione dualistica nella natura), Logismo (semantica), Moismo (amore universale e uguaglianza sociale) e Legismo (la legge e l’autorità del sovrano).

Ritratto di Confucio

Ritratto di Confucio

Le contestazioni al Confucianesimo

La filosofia di Confucio verrà osteggiata, anche con violenza, durante la persecuzione delle scuole filosofiche, avvenuta sotto la dinastia Quing (1664-1912). Con la fine di questa dinastia, che coincide con l’avvento, nel 1912, della Repubblica di Cina, il Confucianesimo cessa di essere la filosofia ufficiale di stato.  Anche nel corso della Rivoluzione Cinese (1927-1949) e con la salita al potere del Partito Comunista Cinese di Mao Zedong, il confucianesimo è ampiamente criticato e in molti casi perseguitato. I leader comunisti lo vedono infatti come il simbolo della Cina feudale e delle vecchie strutture di potere contro le quali combattono.

L’influenza di Confucio nella Cina moderna

Negli ultimi decenni, la Cina ha intrapreso un percorso di modernizzazione e liberalizzazione economica che ha portato a una crescita senza precedenti. Nonostante ciò, l’influenza di Confucio rimane forte nella cultura cinese e il suo pensiero viene ampiamente rivalutato.

Il Nuovo Confucianesimo, che di fatto consiste nell’attualizzazione dei principi originali del pensatore cinese, è utilizzato dai politici come strumento identitario e collante sociale.

La virtù della fedeltà e della devozione ai superiori si adatta perfettamente alla struttura gerarchica del partito comunista che mantiene saldamente il controllo.

Valori basilari, come educazione, auto-miglioramento, famiglia, relazioni sociali, pilastri del pensiero di Confucio, sono ancora vivi negli usi e costumi del popolo cinese.

Le opere

Le opere attribuite a Confucio sono conosciute come i Cinque Classici Confuciani e sono il risultato delle trascrizioni dei suoi discepoli e di successive rielaborazioni avvenute nell’arco di secoli dopo la sua morte. 

"I quattro classici", Confucio

“I quattro classici”, Confucio

“Classico delle odi“. Raccolta di poesie antiche che riflettono la vita sociale e le tradizioni.

“Classico dei documenti“. Raccolta di documenti storici che narrano gli eventi della Cina antica.

“Classico dei mutamenti“. ”I mutamenti della dinastia Zhou”, ritenuto il primo dei testi classici sin da prima della nascita dell’impero cinese. È considerato il libro della saggezza.

“Annali delle primavere e degli autunni“. Cronaca ufficiale dei conflitti dell’ultima parte del periodo delle “primavere e degli autunni” (722-481 a.C.)

“Libro dei riti“. Descrive le forme sociali, i riti antichi e le cerimonie di corte della dinastia Zhou.

Un discorso a parte va fatto per i “Dialoghi” che non sono inclusi nei Cinque Classici perché non hanno la struttura di un’opera vera e propria, ma sono piuttosto un insieme di concetti e idee espressi da Confucio in diversi momenti della sua vita e trascritte dai suoi discepoli. I “Dialoghi” sono contenuti nei I libri contenuti nei Quattro Classici Confuciani, insieme a “La grande scienza“, “Il giusto mezzo” e “Il libro di Mencio“. 

I “Dialoghi” di Confucio

I “pensieri” di Confucio sono stati raccolti dai suoi discepoli nei “Dialoghi“ (anche noti come Analects) e costituiscono, insieme ai cinque classici attribuiti al filosofo, il fondamento del Confucianesimo. Tuttavia, ai più, il filosofo cinese è noto per i suoi detti. Aforismi (frasi brevi) che riflettono in poche parole la sua saggezza e che, nel linguaggio popolare moderno, sono spesso preceduti dall’espressione “Dice il saggio”.


Ecco le 30 citazioni più note di Confucio

      • «Scegli un lavoro che ami, e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua»
      • «Se vedi un affamato non dargli del riso: insegnagli a coltivarlo»
      • Zigong domandò: «C’è una parola che faccia da guida per tutta la vita?». Il Maestro disse: «È la reciprocità. Quel che non desideri per te, non farlo agli altri»
      • «La nostra gloria più grande non sta nel non cadere mai, ma nel risollevarci sempre dopo una caduta»
      • «Non preoccuparti se gli altri non ti apprezzano. Preoccupati se tu non apprezzi te stesso»
      • «Quando si è in un pasticcio, tanto vale goderne il sapore»
      • «Il vero signore è simile ad un arciere: se manca il bersaglio, ne cerca la causa in sé stesso»
      • «Mi chiedi perché compro riso e fiori? Compro il riso per vivere e i fiori per avere una ragione per cui vivere»
      • «Ogni giorno esamino me stesso su tre questioni: Se agendo per gli altri sono stato leale. Se trattando con gli amici sono stato sincero. Se metto in pratica ciò che trasmetto agli altri»
      • «Gli errori dell’uomo superiore sono simili alle eclissi di sole e di luna. Tutti se ne accorgono quando sbaglia, e tutti lo ammirano quando si ravvede»
      • «Non c’è uomo che non possa bere o mangiare ma, sono in pochi in grado di capire che cosa abbia sapore»
      • «Ogni cosa ha la sua bellezza ma non tutti la vedono»
      • «L’uomo che sposta le montagne comincia portando via i sassi più piccoli»
      • «Non parlate mai di voi stessi: né in bene, perché nessuno vi crederebbe, né in male, perché vi si crederebbe fin troppo»
      • «Non correggere i nostri errori è come commetterne altri»
      • «E’ più vergognoso non fidarsi dei propri amici, che venire traditi da essi. Se ascolto dimentico, se leggo ricordo, se faccio capisco»
      • «Anche un viaggio di mille miglia inizia con un passo»
      • «Saggezza, compassione e coraggio sono le tre qualità morali universalmente riconosciute»
      • «Dimentica le offese, non dimenticare mai le cortesie»
      • «Ho imparato che la calma è molto più destabilizzante della rabbia, che un sorriso disarma molto più di un volto corrugato, ho imparato che il silenzio di fronte ad un’offesa è un grido che fa tremare la terra»
      • «Ho imparato che come un amore rifiutato non si perde ma torna intatto a colui che voleva donarlo»
      • «Ci sono due errori che si possono fare lungo la via verso la verità: non andare fino in fondo, e non iniziare»
      • «Non si può aprire un libro senza imparare qualcosa»
      • «Quando vedi una persona degna, pensa a come imitarla. Quando vedi una persona indegna, esamina te stesso»
      • «Imparare senza pensare porta a nulla; pensare senza imparare è pericoloso»
      • «È meglio accendere una piccola candela che maledire l’oscurità»
      • «Chi conosce tutte le risposte… Non si è fatto tutte le domande»
      • «Si hanno due vite. La seconda comincia il giorno in cui ci si rende conto che non se ne ha che una» 
      • «Non fare del bene se non sopporti l’ingratitudine»
      • «Che vanità, voler penetrare il bersaglio quando tiri con l’arco. Ci sarà sempre uno più forte di te. L’unica cosa che conta è la correttezza del gesto»
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