Nulla è mai come sembra. La lezione di Pirandello

by Mauro Toscano

Non esiste una verità assoluta. Ognuno di noi ha la propria, diversa da tutte le altre. Questo rende le persone incapaci di comprendersi l’un l’altra, genera conflitti, sofferenze e caos. Gli esseri umani indossano maschere che cambiano a seconda delle circostanze, quindi è difficile conoscere la loro vera identità. Questi alcuni dei temi più significativi dell’opera di Luigi Pirandello, Nobel per la Letteratura nel 1934, uno degli autori più profondi e complessi della letteratura italiana e del Novecento.

Il dramma dell’incomunicabilità

Pirandello ha ribaltato il modo di vedere e raccontare la realtà, mettendo in scena il dramma dell’incomunicabilità tra le persone e interrogandosi su quale sia la vera essenza della natura umana.

Nei suoi drammi tragicomici, come nella vita vera, nulla è come sembra, tutto è relativo. I suoi personaggi assumono identità differenti a seconda delle situazioni, hanno percezioni diverse del mondo che li circonda. Si affannano a cercare risposte che quasi mai arrivano e quando arrivano sono sempre spiazzanti sia per i personaggi sia per gli spettatori.

In altre parole, in Pirandello i troviamo di fronte a  «…un gioco di specchi, dove la realtà e l’illusione si confondono continuamente» ha commentato lo scrittore e critico francese Jean-Michel Gardair.

La famiglia di Pirandello

Luigi Pirandello nasce il 28 giugno 1867 a Girgenti – antico nome di Agrigento –  nella villa soprannominata “Il Caos”, quasi un segno premonitore dell’atmosfera in cui si svolgeranno gran parte delle sue opere.

La sua è una famiglia borghese benestante. Il padre, Stefano, è un imprenditore nel settore dello zolfo. La madre, Caterina Ricci Gramitto, proviene invece da una famiglia di intellettuali delusi da un Risorgimento che non riesce a risolvere i veri problemi del paese.

Luigi mostra presto un talento naturale e una grande passione per la scrittura. Questo crea contrasti con il padre, che desidera per lui una carriera più stabile e rispettabile, come quella di un avvocato o di un uomo d’affari. Le asfissianti aspettative paterne e l’eredità culturale della madre ispireranno alcune delle tematiche ricorrenti sue opere come la disillusione, la crisi d’identità e la critica delle convenzioni sociali.

Gli anni di studio e di formazione

Durante gli anni del liceo, a Palermo, Luigi inizia a lavorare con il padre. Tuttavia, dopo il diploma, si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma, dove inizia a studiare filologia. Lì entra subito in conflitto con il professore di Lingua e Letteratura latina.

 

Su consiglio del docente di Filologia romanza, con il quale invece instaura un ottimo rapporto, Luigi decide di completare i suoi studi all’Università di Bonn, in Germania. Si laurea in Filologia nel 1891. Tornato in Italia, a Roma, inizia a collaborare con riviste culturali e quotidiani. Scrive racconti e novelle per il “Corriere della Sera” e articoli sulla società e la politica dell’epoca per il “Trisettimanale politico-militare”.

 

La famiglia di Pirandello

La famiglia di Pirandello

Il matrimonio

Nel 1894 sposa, a Girgenti, Maria Antonietta Portulano, figlia di un ricco socio in affari del padre. Nonostante il matrimonio sia combinato per favorire gli interessi dei Pirandello, tra i due giovani nasce veramente l’amore.

La dote della moglie permette alla coppia di avere un tenore di vita agiato e consente loro di trasferirsi a Roma. Dalla loro unione nasceranno tre figli: Stefano, Rosalia “Lietta” Caterina e Fausto Calogero.

Tre anni dopo il matrimonio, nel 1897, Luigi inizia la carriera accademica. Insegna Stilistica all’Istituto Superiore di Magistero di Roma, ma nel frattempo continua a scrivere. Soprattutto poesie e raccolte di novelle come “Beffe della morte e della vita” (1902).

Tracollo economico e follia

Nel 1903, un’inondazione distrugge le “zolfatare” della famiglia Pirandello e l’azienda fallisce. Alle difficoltà economiche che ne conseguono, si aggiunge il dramma della malattia mentale della moglie che svilupperà una forma grave di paranoia. Questa condizione, che influenzerà profondamente l’autore, da un lato lo mette a dura prova, ma dall’altro accelera la sua produzione letteraria e teatrale.

 

"Il fu Mattia Pascal", Luigi Pirandello

“Il fu Mattia Pascal”, Luigi Pirandello

Il fu Mattia Pascal

Nel 1904 pubblica il suo romanzo più celebre, “Il fu Mattia Pascal”. La storia di un uomo che, creduto morto, assume una nuova identità per sfuggire all’opprimente condizione in cui vive, per scoprire poi che la libertà è altrettanto insostenibile. L’opera non riceve riconoscimenti specifici, ma verrà riconosciuta e apprezzata nel corso degli anni per il suo contributo alla letteratura italiana e internazionale.

La Prima guerra mondiale

Durante il primo conflitto mondiale (1915 – 1918) il suo primogenito, Stefano, si arruola come volontario e viene catturato nel 1915. Trascorre la prigionia prima a Mauthausen e poi in Boemia. Pirandello cercherà in ogni modo di liberarlo arrivando a rivolgersi direttamente a Papa Benedetto XV. Stefano sarà però rilasciato solo nel 1918. Nel 1919 pubblica una raccolta di otto novelle, “Novelle della grande guerra”.

La rivoluzione del teatro

Intorno agli anni ‘20 del Novecento il teatro diventa lo strumento espressivo più importante dall’autore dal quale nasceranno i suoi testi più rappresentativi.

“Così è (se vi pare)”, messa in scena per la prima volta nel 1917, ha come tema centrale la relatività della realtà, uno degli argomenti che ricorrono più frequentemente nella sua produzione letteraria.

“Sei personaggi in cerca d’autore” (1921) stravolge i canoni della rappresentazione teatrale. In questa pièce, i personaggi protagonisti sono consapevoli di trovarsi in una rappresentazione teatrale e cercano di sfuggire al controllo dell’autore. Introduce qui, per la prima volta, il concetto di “teatro nel teatro”, ovvero il teatro che parla di sé stesso gettando le basi del “teatro dell’assurdo” sviluppato poi dallo scrittore francese Samuel Beckett (una delle sue opere più celebri è “Aspettando Godot” del 1949).

“Sei personaggi in cerca d’autore” provoca inizialmente reazioni contrastanti, tuttavia, in seguito, l’opera sarà riconosciuta come fondamentale nello scenario teatrale del XX° secolo, portando l’autore siciliano alla fama e al Nobel.

Nel 1922 al teatro Manzoni di Milano, va in scena per la prima volta “Enrico IV”, un’altra pietra miliare del teatro di Pirandello. Un dramma nel quale l’autore racconta la follia del protagonista e la sua fuga dalla realtà.

Pirandello con nipoti

Pirandello con nipoti

Pirandello e il fascismo

Nonostante la sua adesione al partito fascista (1924), che sarà oggetto di aspre critiche, Pirandello si trova spesso in contrasto con l’ideologia del regime. Questo fa venire meno l’auspicato sostegno di Mussolini al suo Teatro d’Arte che fonda a Roma nel 1925, e lo rende bersaglio di attacchi continui da parte della stampa dell’epoca, totalmente asservita al potere.

 

Il Nobel per la Letteratura

Nel 1926 pubblica un altro romanzo, divenuto celebre, “Uno, nessuno e centomila”, una storia in cui Pirandello racconta la crisi di identità dell’uomo contemporaneo attraverso le vicissitudini del protagonista Vitangelo Moscarda.

La vicenda prende avvio quando Vitangelo si rende conto di come le persone lo vedano in “centomila” modi completamente diversi. Così, il protagonista cerca di liberarsi da quelle maschere che la società gli impone per trovare la sua vera identità, ovvero essere “nessuno”.

 

Nel 1934 Pirandello riceve il Nobel per la Letteratura, non per un’opera specifica, ma per “il suo ardito e ingegnoso rilancio dell’arte drammatica e teatrale”. Un riconoscimento che consacra la sua fama a livello internazionale. Nonostante il successo, la sua vita personale continua a essere segnata dal dolore per la malattia mentale della moglie, che viene internata in una clinica psichiatrica.

 

Luigi Pirandello e Albert Einstein

Luigi Pirandello e Albert Einstein

La relatività e l’incontro tra Pirandello ed Einstein

Poco prima della sua morte, nel 1935, Pirandello incontra a Princeton il celebre fisico teorico, Albert Einstein, per un colloquio privato. Due grandi pensatori del ‘900 che condividono una visione critica del mondo e della sua relatività, sebbene in ambiti completamente diversi.

Lo scrittore rivoluziona il modo in cui percepiamo il mondo che ci circonda con “la relatività della verità”. Il fisico, con la “teoria della relatività”, cambia radicalmente la concezione stessa dell’universo.

Tre funerali

Pirandello muore il 10 dicembre 1936 a Roma, per una polmonite. Nonostante la sua volontà di avere una cerimonia semplice, avrà tre funerali. Solo il primo, che viene celebrato a Roma due giorni dopo la morte, sarà dimesso come avrebbe voluto.

Nel 1947, il sindaco di Agrigento rivendica i suoi resti e l’urna funeraria viene trasportata nella città siciliana con un aereo militare americano e conservata nella casa natale dello scrittore.

Nel 1962 le sue ceneri vengono deposte all’interno del monumento funebre, dove riposano tutt’ora, sempre ad Agrigento. A questa terza cerimonia saranno presenti autorevoli personalità del mondo della letteratura, come Leonardo Sciascia e Salvatore Quasimodo.

Lo stile

La particolarità dello stile di Pirandello risiede nella sua abilità di rappresentare il dramma della condizione umana attraverso situazioni apparentemente comiche. L’umorismo, descritto dettagliatamente nel suo saggio L’umorismo (1908) rappresenta un elemento fondamentale della sua poetica.

 

L’autore usa l’umorismo come uno strumento di riflessione, che permette di rivelare le incongruenze della vita di tutti i giorni. Le sue storie non sono mai lineari, a causa dei frequenti salti temporali e cambi di prospettiva. Nonostante sia punteggiato da espressioni in dialetto siciliano, il linguaggio nelle sue opere è sobrio.

 

"Così è (se vi pare)", Luigi Pirandello

“Così è (se vi pare)”, Luigi Pirandello

I pilastri del teatro di Pirandello

Sono numerose le opere dell’autore siciliano. Sette romanzi, 45 opere teatrali, 246 novelle che verranno raccolte sotto il titolo “Novelle per un anno”, una raccolta incompleta nata dall’intenzione dell’autore di pubblicare una novella al giorno per un intero anno, senza però riuscirci.

La prima edizione è del 1922, non le contiene tutte e sarà poi completata e pubblicata postuma nel 1937. Ecco qui sotto alcuni dei suoi drammi più famosi, riconosciuti come i pilastri del teatro mondiale.

 

Così è (se vi pare)

La storia inizia con l’arrivo del Signor Ponza e di sua suocera, la Signora Frola, in una tranquilla cittadina di provincia. La comunità locale è subito incuriosita dalla loro vicenda, soprattutto perché si vocifera che con loro sia arrivata anche la moglie del Signor Ponza, che però nessuno ha mai visto. Questo alimenta le speculazioni e i pettegolezzi degli abitanti, desiderosi di scoprire la verità.

La Signora Frola sostiene che la moglie del Signor Ponza sia sua figlia, ma che il genero, geloso, la tenga segregata. Il Signor Ponza afferma che la donna è la sua seconda moglie, la prima è deceduta, e che la Signora Frola, impazzita dal dolore, si rifiuta di accettarlo.

Alla fine, la moglie del Signor Ponza appare in scena, ma indossa un velo che le copre il volto e dichiara che per lei è indifferente essere considerata la figlia della Signora Frola o la seconda moglie del Signor Ponza. L’opera si conclude senza una soluzione definitiva, lasciando il pubblico in bilico tra le due verità.

"Sei personaggi in cerca d'autore", Luigi Pirandello

“Sei personaggi in cerca d’autore”, Luigi Pirandello

 

Sei personaggi in cerca d’autore

Un gruppo di attori è impegnato nelle prove di una commedia. All’improvviso, sei personaggi – padre, madre, figlio, figliastra, giovinetto e bambina – fanno irruzione nella platea del teatro per poi salire sul palcoscenico.

Questi personaggi, creati da un autore che li ha poi abbandonati, chiedono al capocomico di rappresentare la loro storia per dare un senso alle loro esistenze. Iniziano così a condividere, coinvolgendo il pubblico, i loro drammi personali.

La tensione tra i personaggi e gli attori aumenta, rivelando la complessità delle loro identità e l’inutile ricerca di una verità assoluta. Il finale affida al pubblico il compito di trarre le proprie conclusioni.

Ecco qui l’elenco delle sue opere più importanti:

Romanzi

L’Esclusa (1901)

Il fu Mattia Pascal (1904)

Uno, nessuno e centomila (1926)

Teatro

Così è (se vi pare) (1917)

Il berretto a sonagli (1917)

Sei personaggi in cerca d’autore (1921)

Enrico IV (1922)

I giganti della montagna (1937, incompiuta)

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