Thomas Mann, in bilico tra due vite

by Mauro Toscano
Thomas Mann, in bilico tra due vite

Non tutti sanno che Thomas Mann, uno dei pilastri della letteratura mondiale – premio Nobel della letteratura nel 1929 – fu in realtà un uomo in bilico tra due vite. Da una parte quella dello scrittore di successo, con una vita famigliare allineata agli standard borghesi ’epoca. Dall’altro lato, quella di un uomo tormentato da profondi conflitti interiori: Mann celò al mondo i suoi sentimenti omosessuali poiché la società non era pronta ad accettarli. Ed è proprio il conflitto tra le sue due anime che ispirò le sue opere e che hanno fatto di lui uno dei più grandi scrittori del XX° secolo.

Conflitto è la parola chiave

Si potrebbe dire che il conflitto sia proprio la parola chiave, per comprendere Thomas Mann, nella sue opera come nella vita.

Conflitto nei confronti della propria sessualità e di una borghesia a cui apparteneva e che lui considerò decadente perché incapace di adattarsi alla modernità del nuovo secolo. Conflitto con la famiglia di origine e con la propria. Conflitto con la sua identità nazionale: Mann sentiva tedesco e nello stesso tempo profondamente cosmopolita; non ultimo il conflitto tra la sfera privata e quella pubblica di intellettuale impegnato contro il nazismo.

Arte e vita

I contrasti che tormentarono la sua esistenza confluirono nella sua opera fondendosi in un unico grande tema, quello che lui stesso definì il conflitto tra “arte e vita”.

Questo conflitto rappresentava il dramma dell’uomo, diviso tra l’aspirazione a elevarsi spiritualmente e la “cruda” realtà fatta di pulsioni terrene – come potere, denaro, sesso. L’arte, per Mann, era una forma di rifugio dalla banalità della vita borghese, ma anche un modo per comprenderne le contraddizioni.

Thomas Mann e suo fratello Heinrich Mann

Thomas Mann e suo fratello Heinrich Mann

La famiglia d’origine di Thomas Mann

Thomas Mann nacque il 6 giugno 1875 a Lubecca (Germania) in una famiglia borghese e benestante che gli consentì di crescere in un ambiente culturalmente ricco, anche se rigido e conservatore. Lo scrittore ebbe due fratelli e due sorelle (che morirono suicide).

Il padre Thomas Johann Heinrich Mann fu un facoltoso mercante di cereali, oltre che un politico e rigido uomo di fede luterana. Egli fu un uomo autoritario, rigoroso ed emotivamente distante.

Thomas ammirò il pragmatismo del padre, fino a quando non interferì con la sua vita, mortificando le sue aspirazioni artistiche. Il padre non riconobbe a Thomas il talento nella scrittura che individuò invece nel figlio maggiore Heinrich, e immaginò Thomas come il futuro successore nell’impresa familiare.

La madre di origini brasiliane, Júlia da Silva Bruhns, stimolò l’interesse di Mann per la cultura, l’arte e la musica. Lei, cattolica al contrario del padre, era dotata di una grande sensibilità artistica. Il contrasto tra la rigida mentalità tedesca del padre e la vivacità brasiliana della madre ispirò molti dei personaggi di Mann, soprattutto ne “I Buddenbrook”.

Formazione e inizio della carriera letteraria di Thomas Mann

Dopo la morte del padre, nel 1891, in seguito alla vendita dell’azienda di famiglia, i Mann ridimensionarono il proprio tenore di vita. La madre si trasferì a Monaco di Baviera con i figli. Thomas rimase a Lubecca per completare gli studi commerciali, come avrebbe voluto suo padre.

Lo scrittore raggiunse la famiglia a Monaco due anni più tardi e iniziò a lavorare come impiegato presso una compagnia di assicurazioni. Nel mentre, collaborò con la redazione del giornale politico-letterario “Simplicissimus“.

Comincio a scrivere e a pubblicare racconti. Il primo, “Gefallen”, nel1894, suscitò l’ammirazione di un affermato poeta dell’epoca, Richard Dehmel che lo spinse a continuare a scrivere e a studiare per diventare giornalista. Mann iniziò a frequentare corsi parauniversitari di storia e letteratura a Monaco senza però completarli.

Scrittore a tempo pieno

Nel 1895 Mann decise di abbandonare quell’impiego borghese per dedicarsi interamente alla scrittura. Nel 1898 pubblicò la sua prima raccolta di racconti, “Il piccolo signor Friedman“ e, dopo un periodo trascorso in Italia con il fratello Heinrich, iniziò a lavorare al romanzo “I Buddenbrook”, pubblicato nel 1901 e che nel 1929  gli valse il Nobel per la Letteratura.

In quest’opera, forse la più famosa, Mann si ispirò proprio alle vicissitudini dell’azienda di famiglia per raccontare lo sgretolamento della borghesia del suo tempo, con una riflessione sul cambiamento psicologico dell’individuo.

Thomas Mann con sua moglie, Katia Pringsheim

Thomas Mann con sua moglie, Katia Pringsheim

Il matrimonio

Nel 1905 Mann sposò Katia Pringsheim, figlia di una ricca famiglia ebraica. Katia accettò la sua omosessualità senza giudicarlo e gli diede quella stabilità necessaria per dedicarsi interamente alla scrittura.

Il loro matrimonio non fu di facciata. Esso fu l’unione di due menti brillanti, un’unione basata sul rispetto reciproco e anche sull’amore, ma non fu privo di tensioni. Thomas fu spesso emotivamente distante e Katia dovette affrontare gravi problemi di salute che la costrinsero a lunghi periodi di riposo. Entrambi ebbero relazioni extraconiugali che complicarono ulteriormente le cose. Nonostante ciò, rimasero uniti sino alla morte dello scrittore.

La moglie fu di ispirazione per molti dei personaggi di Thomas Mann. Il più famoso è Claudia Chauchat, simbolo di erotismo ne “La montagna incantata” (1924). Nel 1909 Thomas pubblicò “Sua Altezza Reale“ un romanzo sui temi del potere e della decadenza, evocati anche ne “I Buddenbrook“, ma con un approccio più ironico e romantico.

Nel 1912 scrisse uno dei suoi racconti più celebri, “La morte a Venezia“, in cui affrontò il tema dell’omosessualità.

La moglie, Katia Pringsheim, e i suoi figli

La moglie, Katia Pringsheim, e i suoi figli

L’omosessualità custodita nei “Diari”

Mann non parlò mai apertamente della propria omosessualità. Per la società borghese della sua epoca era non soltanto inaccettabile, ma anche illegale. L’autore affidò ai suoi “Diari” la rivelazione dei suoi sentimenti omosessuali.

Sentimenti come quelli per Klaus Heuser, un ragazzo conosciuto durante una vacanza di famiglia sull’isola di Sylt, nel mare del Nord. A lui si ispirò il personaggio di Tadzio, il giovane di cui il protagonista di “Morte a Venezia” s’invaghisce.

La Prima Guerra Mondiale e il cambiamento nelle convinzioni politiche

All’inizio della guerra nel 1914, Mann sostenne la causa tedesca nel suo saggio “Pensieri di guerra”, in aperto contrasto con il fratello Heinrich che invece fu un convinto pacifista. Nel 1918, alla fine del conflitto, nelle sue “Considerazioni di un apolitico”, criticò la democrazia occidentale moderna per abbracciare tesi neoconservatrici. Le stesse che sfociarono nel nazismo di cui Mann divenne poi un grande oppositore.

In quello stesso periodo scrisse “La montagna incantata”, pubblicato nel 1924, e che segnò definitivamente il cambiamento della sua posizione politica da reazionario a sostenitore della democrazia.

Il premio Nobel e la fuga dalla Germania

Nel 1929, i “Buddenbrook” gli valsero il Premio Nobel per la letteratura.

Con l’ascesa del nazismo nel 1933, Mann fu costretto a lasciare la Germania per le sue posizioni contro il regime e a rinunciare alla cittadinanza tedesca. Si trasferì nel 1938 a Princeton, New Jersey, e poi a Los Angeles, California, nel 1941.

Divenne cittadino americano tre anni dopo. È dagli USA che Mann lavorò attivamente contro il nazismo. Tenne, tra gli altri, i “Discorsi alla Germania“, in cui denunciò le atrocità del regime, incoraggiando la resistenza e il supporto agli intellettuali rifugiati.

Nel romanzo “Doctor Faustus“, pubblicato nel 1947, Mann utilizzò la figura del protagonista, un compositore disposto a vendere l’anima al diavolo pur di raggiungere la grandezza assoluta, come allegoria della Germania nazista.

Gli ultimi anni di Thomas Mann

Dopo la guerra, Mann tornò in Europa nel 1952 e si stabilì nei pressi di Zurigo (Svizzera). Continuò a scrivere fino alla sua morte. In questo periodo scrisse “Confessioni del cavaliere d’industria Felix Krull“, un romanzo iniziato nel 1911 e pubblicato nel 1954.

Thomas Mann morì di arteriosclerosi il 12 agosto 1955 a Kilchberg, sul lago di Zurigo. Poco prima della sua morte, il Politecnico Federale di Zurigo gli conferì la laurea ad honorem.

"I Buddenbrook", Thomas Mann

“I Buddenbrook”, Thomas Mann

Due dei suoi romanzi più celebri

Approfondiamo due dei suoi romanzi più conosciuti.

I Buddenbrook

Il romanzo racconta la storia e il declino di una famiglia della borghesia mercantile di Lubecca. I membri della famiglia sono incapaci di adattarsi a un mondo che, per effetto della Rivoluzione industriale, cambia troppo velocemente dal punto di vista materiale e morale.

Questo conflitto tra tradizione e modernità genera pressioni sociali, divisioni interne, matrimoni infelici e relazioni disfunzionali che porteranno, nell’arco di quattro generazioni, alla dissoluzione dei Buddenbrook.

L’ultimo discendente, Hanno, è un bambino sensibile e fragile che morirà prematuramente di tifo. La sua giovane età, la sua debolezza fisico – mentale e la sua passione per la musica, ereditata dalla madre Gerda, segnano il definitivo declino della famiglia. Hanno è l’incarnazione del conflitto tra l’arte, le aspirazioni dell’individuo, e la vita, i limiti imposti dalla realtà.

La montagna incantata

"La montagna incantata", Thomas Mann

“La montagna incantata”, Thomas Mann

Hans, un giovane ingegnere di Amburgo, si reca al sanatorio per malati di tubercolosi di Berghof, sulle alpi svizzere, per far visita al cugino Joachim, in cura lì. Hans ha in mente di trattenersi solo per tre settimane, ma, a causa di un’infezione tubercolare, rimarrà nella clinica per sette anni.

Durante quel soggiorno diventa parte della comunità del sanatorio popolata da personaggi provenienti da ogni parte d’Europa, ognuno con la propria storia. La vita a Berghof, sospesa in un tempo irreale, diventa per Hans la normalità e gli dà modo di riflettere sulla malattia, sul tempo, sulla morte, ma soprattutto su sé stesso.

Hans è affascinato dall’acceso dibattito tra due personaggi del romanzo, Leo Naphta e Ludovico Settembrini, che evoca il conflitto tra razionalismo (il progresso scientifico) e misticismo (gli ideali spirituali) proprio dell’epoca.

In quei sette anni il protagonista subisce una trasformazione profonda: da giovane ingenuo e superficiale diventa un uomo maturo e riflessivo che si trova però ad affrontare un nuovo cambiamento, lo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

Hans decide di partire e di arruolarsi nell’esercito tedesco. Mann lascia il lettore in sospeso non rivelando il suo destino.

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