Mi innamoro degli sconosciuti

by Marianna Porcaro
Mi innamoro degli sconosciuti - Dipinto di Aldo Balding

Mi innamoro degli sconosciuti. Di chi, in attesa dell’autobus, sfoglia un libro con discrezione, senza occupare più spazio del necessario e con quel semplice gesto ricorda che esiste un modo di stare al mondo che non chiede nulla e, proprio per questo, lascia dietro di sé una traccia lieve e buona.

Mi innamoro del barista che porge il caffè insieme a un “buongiorno” che non pesa, che non pretende di cambiare la giornata ma la raddrizza di un millimetro, quanto basta per farle prendere una luce diversa.

E del passeggero seduto davanti, di cui non vedo il volto e a cui, dal modo in cui sposta la borsa e fa nascere un piccolo respiro per gli altri, invento un passato intero: i nonni in campagna, una casa piccola piena di libri, una promessa fatta e mantenuta senza testimoni.

Mi innamoro degli sconosciuti - Dipinto di Ricardo Sanz

Dipinto di Ricardo Sanz

Questo amore è facile perché non conosce le antipatie

Questo amore è facile perché non conosce le antipatie, le idee che dividono, le stanze in disordine o i difetti ripetuti che finiscono per stancare anche i santi. È un amore che accade in me, non in loro.

Non mi innamoro della persona che incontro per un istante, mi innamoro del sentimento che si accende mentre la guardo, del racconto che comincia e non è obbligato a trovare una fine, della possibilità di una storia che rimane sospesa dove tutto è ancora gentile e nessuno deve dimostrare niente. Dura il tempo di un cioccolatino come certi sapori dell’infanzia, continua a tornare quando meno te lo aspetti.

Succede anche al lavoro, forse soprattutto lì, dove le parole pesano e le abitudini rischiano di trasformarsi in muri. Mi innamoro di chi ascolta davvero e aspetta il proprio turno senza alzare la voce, di chi riformula un’obiezione per renderla costruibile, di chi aggiunge un pezzo al pensiero dell’altro invece di sottrarglielo.

Non è un amore che cambia la vita

Non è un amore che cambia la vita, non sposta le montagne e non riscrive i calendari, ma colora le ore, toglie una spigolosità alle cose, rende abitabile anche il corridoio più lungo. Forse metà della bellezza di una persona si indovina dal modo in cui occupa il mondo con la voce, con i gesti, con l’attenzione che riserva a chi le è accanto, e quando la incontri, anche solo per un istante, ti rimane addosso una specie di gratitudine quieta.

Basta poco, alla fine: un saluto che rispetta, una domanda gentile, un credito di fiducia dato senza contropartite. In quell’interstizio, l’amore per gli sconosciuti trova la sua casa provvisoria, e noi troviamo il modo più semplice e più umano per stare insieme.

In copertina, dipinto di Walter Langley

Ho una laurea in Scienze della Comunicazione, un master in Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni e un secondo in HR Management: perché raccontare il mondo non mi basta, voglio anche comprenderne le dinamiche più profonde, umane, relazionali, viscerali.
Scrivo per dare un senso a ciò che senso non ha, per mettere ordine nel caos dei dettagli che sfuggono, per restituire dignità ai silenzi e alle sfumature. Quando scrivo, non lo faccio per insegnare cosa pensare, ma per tentare di capire. Ogni testo è una scena, ogni parola è parte di un ragionamento.
Appassionata di cinema, fotografia e musica, vivo di letteratura, arte e cultura come altri vivono di pane. Divoro libri, spettacoli, mostre e tutto ciò che riesce a smuovere qualcosa sottopelle. Collaboro con diverse riviste su temi culturali e diritti civili, seguo progetti di cinema e spettacolo come freelance e curo la comunicazione per aziende che vogliono raccontarsi davvero, e non solo apparire.
Il mio punto di vista? Sempre umano. Sempre irrinunciabilmente sensibile.
Ho un debole dichiarato per le relazioni: non quelle che si dicono, ma quelle che accadono. Creo connessioni tra parole e persone perché è lì che tutto inizia davvero: nel punto esatto in cui una voce trova ascolto e un pensiero trova casa.

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