Il killer di angoli

by Roberto Borgia
Il killer di angoli

Parlando di segnalibri, prima o poi emerge una distinzione quasi inevitabile: ci sono lettori che usano segnalibri eleganti, magari in seta, e lettori che infilano tra le pagine uno scontrino del 2014, una cartolina o qualsiasi cosa capiti a portata di mano. E poi ci sono quelli che fanno le orecchie alle pagine. Confesso: appartengo a questa seconda categoria, e senza grandi sensi di colpa.

So bene che esiste, nell’immaginario di molti lettori, una sorta di girone infernale riservato ai “killer di angoli”, situato tra chi parla al cinema e chi mette l’ananas sulla pizza. Ma, a pensarci meglio, questa distinzione dice qualcosa di più di una semplice abitudine. Dice il modo in cui viviamo i libri.

Il modo in cui viviamo i libri

C’è chi li protegge, li conserva, li tiene intatti come oggetti preziosi. E chi, invece, li attraversa, li piega, li segna, li porta con sé fino a farli diventare parte della propria esperienza. La differenza non è tra giusto e sbagliato. È tra due forme di relazione.

Due forme di relazione

Un libro perfetto, senza pieghe né segni, conserva la sua bellezza. Ma un libro vissuto racconta qualcosa in più: il punto in cui ci siamo fermati, la frase che abbiamo voluto ritrovare, il momento in cui quella storia ha incrociato la nostra.

Come scriveva Jorge Luis Borges, «ho sempre immaginato il paradiso come una specie di biblioteca». E in ogni biblioteca, accanto ai volumi intonsi, ci sono libri che portano addosso il segno del passaggio umano. Non sono meno preziosi. Anzi, forse lo sono di più.

Una pagina piegata, uno scontrino dimenticato, una sottolineatura fatta in fretta: sono tracce. Piccoli indizi di un incontro avvenuto davvero. In questo senso, la lettura non è mai un gesto neutro. È un’esperienza che modifica, che lascia segni, dentro e fuori dal libro. Forse è per questo che, alla fine, non importa tanto come scegliamo di “tenere il segno”. Importa che quel segno esista.

Sono le tracce a dare valore

Questa riflessione, apparentemente leggera, porta con sé qualcosa di più profondo. Anche le persone, in fondo, sono un po’ come libri. Ci sono quelle ancora “intatte”, che devono ancora essere attraversate dalle esperienze, e quelle già piene di pieghe, di sottolineature, di capitoli vissuti. Persone che hanno imparato, spesso anche attraverso errori, e che portano addosso il segno del tempo.

Tendiamo a pensare che la perfezione stia nell’essere senza difetti, senza segni, senza incrinature. Ma, proprio come nei libri, è spesso il contrario: sono le tracce a dare valore. Un libro mai aperto non ha ancora detto nulla. Una vita senza segni non ha ancora insegnato molto.

Il punto non è scegliere tra l’integrità e l’esperienza, ma riconoscere che è proprio nell’incontro tra queste due dimensioni che nasce qualcosa di vivo: uno sguardo più ampio, una comprensione più profonda, una relazione più autentica.

Tenere il segno

Forse, allora, il vero problema non è fare o non fare le orecchie alle pagine. È capire cosa vogliamo conservare. Non la perfezione dell’oggetto, ma la memoria dell’incontro. Non l’idea di un libro intatto, ma quella di un libro che ha viaggiato con noi.

E, allo stesso modo, non l’illusione di una vita senza segni, ma la capacità di riconoscere il valore delle esperienze che ci hanno attraversato. Perché, alla fine, ciò che conta davvero — nei libri come nelle persone — non è quanto siano rimasti intatti, ma quante volte sono stati capaci di non farci perdere il segno.

*In copertina illustrazione realizzata  con l’Intelligenza Artificiale

Sono cresciuto in una casa piena di libri. Sarà per questo che adoro le biblioteche ma soprattutto le librerie, girare fra gli scaffali e i ripiani pieni di libri, sfogliarli, respirarli.
Sono figlio di due ex camperisti con la passione per i viaggi. Sarà per questo che ho scelto una professione che mi portasse a girare, incontrare persone di paesi diversi, conoscerne le tradizioni, la cultura.

La curiosità stimolata dai viaggi e dalle letture ha aiutato. L'essere curioso mi porta ad informarmi sulle novità, a trovare strade diverse per fare le cose e a capire, anche per sommi capi, come funzionano le cose. Fare le cose come le abbiamo sempre fatte non fa per me.

Sono un convinto sostenitore dell'apprendimento continuo, credo sia qualcosa per cui tutti dovremmo trovare del tempo e leggere libri aiuta ad allargare i propri orizzonti, ricaricarsi e rifocalizzarsi, dare nuovo impulso alle proprie. Leggere mi rilassa, mi rende "pieno", mi fa "viaggiare con la mente".

A gennaio 2022 ho aperto un gruppo su LinkedIn, Il Club del Libro. Ho scoperto che il libro è uno strumento potentissimo di condivisione, di socialità, e sapere che un mio commento o una mia recensione faccia sì che un libro venga letto, ancor più se da una persona che da un po' non leggeva, mi da una scarica di felicità (altro che dopamina) che non ha paragoni.

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