Una cantina di libri

by Roberto Borgia

Anche a voi dicono mai “ma cosa ne compri degli altri di libri che hai già tanti di libri da leggere”? È vero in effetti, di libri ancora da leggere ne ho parecchi, ma qualche giorno fa ho sentito una spiegazione che mi ha molto rincuorato. Si paragona la propria biblioteca di libri non letti a una cantina di vino. 

Una collezione preziosa

Secondo questa spiegazione, i libri non letti sarebbero come dei vini che vengono prodotti al momento giusto – non si tratta di accumulo ozioso, ma di una collezione preziosa che matura nel tempo, pronta a essere stappata quando la vita, l’umore o un bisogno interiore lo richiedono. Proprio come un buon Bordeaux o un Barolo invecchiano in cantina sviluppando aromi complessi, i libri inattesi sulla mensola attendono la loro “annata perfetta” per rivelare sapori e aromi inaspettati.

“Vini d’annata che il tempo rende divini”

Questa metafora non è nuova e trova eco in grandi pensatori e scrittori, che hanno spesso celebrato i libri come elisir che migliorano con l’attesa. Pensate a Umberto Eco, il grande bibliofilo che nella sua “Storia della bellezza” evocava le biblioteche come scrigni di tesori eterni, paragonabili a “vini d’annata che il tempo rende divini”. Eco, con la sua casa-labirinto di oltre 30.000 volumi, molti mai sfogliati, difendeva ferocemente il diritto di possedere libri non letti: «Il mio desiderio di leggere è inversamente proporzionale al numero di libri letti», diceva, intendendo che la pila dei “non letti” alimenta la gioia della scoperta futura, come bottiglie sigillate che promettono un banchetto futuro.

Non tutti devono essere bevuti subito

Schopenhauer, filosofo del diciannovesimo secolo, lo spiegava con lucidità tagliente nel suo saggio “Sulla lettura e sui libri”. «Acquistare libri è un piacere fine a se stesso, simile a quello di collezionare vini rari» scriveva Schopenhauer,  «non tutti devono essere bevuti subito, ma tenuti in riserva per il momento propizio». Per il filosofo tedesco, la libreria non letta è una “cantina filosofica” che nutre l’intelletto, evitando la fretta del consumo moderno.

Immaginate. Proprio come un Chianti Classico del ’79 che, lasciato riposare, sprigiona note di sottobosco e spezie. Nel tempo, un libro come “La montagna incantata” di Thomas Mann – lì sulla mensola da dieci anni – potrebbe un giorno curare un malessere dell’anima con la sua capacità di introspezione. D’altronde Mann descriveva il tempo come “un vino che inebria e confonde”.

Vini teologici che maturano nell’oscurità 

Non è solo teoria: la letteratura stessa trabocca di analoghe metafore. In “Il nome della rosa” di Eco, la biblioteca monastica è un «vincolo di botti infinite», dove ogni volume è un vino teologico che matura nell’oscurità, rivelandosi solo agli eletti al momento giusto. 

O considerate Nathaniel Hawthorne, che in “La casa dei sette abbaini” paragona i libri a “vini forti che richiedono decantazione”. «Un buon libro, come un nobile vino, deve essere assaporato lentamente, dopo che gli anni ne hanno distillato l’essenza». 

Il tesoro vero emerge dal tempo

Anche Stevenson, ne “L’isola del tesoro”, lascia intravedere questa idea attraverso il dottor Livesey, che colleziona mappe e volumi come un enologo i suoi cuvée, sapendo che il tesoro vero emerge dal tempo.

E che dire di Petrarca, padre del Rinascimento, che nel suo “Secretum” confessava: «I libri sono come vini generosi: alcuni si bevono giovani e freschi, altri invecchiati diventano nettari divini»? Lui, che accumulava manoscritti latini come un cantiniere ossessionato, leggeva solo ciò che il cuore reclamava in quel preciso istante. 

Libri come champagne d’annata

O Virginia Woolf, ne “Una stanza tutta per sé”, che evoca le biblioteche come “cantine di prose fermentate”, dove i classici non letti – da Jane Austen a George Eliot – attendono come Champagne d’annata, pronti a esplodere di bollicine intellettuali quando la musa bussa.

Il piacere dell’attesa

Questa prospettiva rincuora perché sposta il focus dal senso di colpa al piacere dell’attesa. La vostra pila di libri non è un rimprovero, ma un patrimonio enologico: un Flaubert che matura come un Sauternes per dolcezza malinconica, un Kafka che invecchia come un Amarone per la sua intensità amara.

Come diceva Montaigne negli “Essais”: «I miei libri sono i miei vini, e io il loro sommelier: li apro quando il palato della vita ne ha sete». Così, la prossima volta che qualcuno vi rimprovera per un nuovo acquisto, rispondete con un sorriso: la vostra cantina è piena di annate leggendarie, e il momento di ogni degustazione arriverà, perfetto e inebriante.

*In copertina illustrazione realizzata da Roberto Borgia

Sono cresciuto in una casa piena di libri. Sarà per questo che adoro le biblioteche ma soprattutto le librerie, girare fra gli scaffali e i ripiani pieni di libri, sfogliarli, respirarli.
Sono figlio di due ex camperisti con la passione per i viaggi. Sarà per questo che ho scelto una professione che mi portasse a girare, incontrare persone di paesi diversi, conoscerne le tradizioni, la cultura.

La curiosità stimolata dai viaggi e dalle letture ha aiutato. L'essere curioso mi porta ad informarmi sulle novità, a trovare strade diverse per fare le cose e a capire, anche per sommi capi, come funzionano le cose. Fare le cose come le abbiamo sempre fatte non fa per me.

Sono un convinto sostenitore dell'apprendimento continuo, credo sia qualcosa per cui tutti dovremmo trovare del tempo e leggere libri aiuta ad allargare i propri orizzonti, ricaricarsi e rifocalizzarsi, dare nuovo impulso alle proprie. Leggere mi rilassa, mi rende "pieno", mi fa "viaggiare con la mente".

A gennaio 2022 ho aperto un gruppo su LinkedIn, Il Club del Libro. Ho scoperto che il libro è uno strumento potentissimo di condivisione, di socialità, e sapere che un mio commento o una mia recensione faccia sì che un libro venga letto, ancor più se da una persona che da un po' non leggeva, mi da una scarica di felicità (altro che dopamina) che non ha paragoni.

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