Tutti i più grandi artisti si sono cimentati nel ritrarre donne che leggono. L’arte è costellata di dipinti di fanciulle immerse nella lettura di un libro. E la cosa appare alquanto curiosa, se non altro in contraddizione con il ruolo che nel corso dei tempi era affidato alle signore giovani e meno giovani, ancelle del focolare e, in ogni caso, senza alcun peso o influenza nella società.
Certo ci sono donne che sono riuscite ad andare controcorrente e a conquistarsi un ruolo nella società, ma la tendenza generale le voleva entro le mura domestiche, lontane dalle università, in ogni caso escluse dalla sfera pubblica.
Eppure leggere non è un’attività neutra, come il ricamo o la decorazione della casa. Attraverso la lettura una persona amplia i propri orizzonti, cresce e si emancipa. Evidentemente non la pensavano così gli uomini, visto che leggere era una delle poche attività concesse alle loro consorti.
L’immagine rassicurante della donna lettrice era in linea con le convenzioni sociali
Artisti come Raffaello, Botticelli e Vermeer hanno rappresentato numerose lettrici, proprio in virtù del fatto che questa attività rimandava a un’immagine di quiete e tranquillità. Questo vale soprattutto per l’Europa occidentale, dove la lettura al femminile veniva accettata, nella misura in cui appariva compatibile con un ruolo passivo e armonico con il contesto familiare.
Invece in un mondo che voleva le donne confinate tra le mura domestiche, i libri hanno probabilmente contribuito ad aprire un varco sulla conoscenza e sulla consapevolezza della propria identità.
Tra le pagine dei romanzi, dei saggi, delle lettere, le donne hanno scoperto sé stesse, il mondo, e la possibilità di essere altro.
L’arte lo ha raccontato, spesso senza accorgersene, ritraendole raccolte in salotti, stanze, giardini. Ma dietro quella quiete, si preparava il lento processo della loro emancipazione.
Molti dipinti mostravano giovani donne immerse nella lettura, quasi sempre in ambienti domestici. Gli artisti volevano trasmettere un’idea di raccoglimento e di quiete che rassicurasse la società dell’epoca.
La lettura femminile nel corso della storia
Già nell’antichità classica, sculture e affreschi greci e romani mostravano figure femminili con rotoli o tavolette cerate, gli strumenti utilizzati all’epoca per scrivere e leggere i documenti istituzionali. Un esempio celebre è il “Ritratto di giovane donna con tavoletta cerata e stilo” (I secolo d.C.) da Pompei, noto come “Saffo pompeiana”. Questa immagine, spesso interpretata come simbolo di cultura e introspezione, mostra una giovane donna intenta a scrivere o leggere, segno di una consapevolezza intellettuale rara nell’immaginario femminile dell’epoca
Nell’Alto Medioevo (dal 476 D.C. all’anno 1000), la lettura femminile era prerogativa quasi esclusiva della classe religiosa o della classe regnante, come testimoniano i manoscritti miniati raffiguranti monache nei loro scriptoria. Un esempio emblematico è quello di Herrad di Landsberg, badessa e autrice dell’enciclopedia illustrata Hortus Deliciarum (1175 circa), in cui si rappresentano donne colte, dedite allo studio e alla trascrizione dei testi sacri. Queste immagini, seppur rare, documentano l’esistenza di luoghi di cultura femminile, seppur limitati al mondo monastico.
Dal Rinascimento al XVIII secolo
Nel Rinascimento, pittori come Sandro Botticelli, Raffaello e Antonello Da Messina hanno raffigurato donne con libri, come nella Annunciata di Antonello Da Messina (1475), in cui la figura della Madonna era rappresentata con un libro tra le mani, colta nell’atto di interrompere la lettura per rivolgere l’attenzione all’angelo. L’uso del libro come attributo iconografico segnalava purezza, sapienza e meditazione.
È con il XVIII secolo che il dibattito sull’educazione femminile si fece più acceso. Pensatori come Jean Jacques Rousseau e Mary Wollstonecraft intervennero in modi opposti sulla questione. Il primo limitava l’educazione femminile a fini domestici, la seconda invocava pari dignità educativa tra maschi e femmine. In pittura, nuove rappresentazioni di lettrici tradussero queste tensioni.
Ecco alcuni esempi
Ragazza con libro (1750) di Pietro Antonio Rotari rappresentava una donna che distoglie lo sguardo da un libro che stava leggendo, come se fosse stata ritratta in una fotografia ante-litteram.
Un altro esempio celebre fu La lettrice in abito bianco (1776) di Jean-Honoré Fragonard. Una giovane donna appariva completamente assorta nella lettura di un libro non specificato, in un momento di riflessione e raccoglimento.
La lettura come strumento di emancipazione
Il XIX secolo ha segnato una svolta per l’emancipazione femminile, soprattutto in Europa occidentale. In questo periodo, si assistette alla diffusione del genere del romanzo, in particolare in Inghilterra e Francia, dove autrici come Jane Austen, le sorelle Brontë, George Eliot e George Sand conquistarono un ampio pubblico, sia maschile che femminile. I loro romanzi, che mettevano al centro donne complesse e intelligenti, contribuirono a legittimare l’idea di una lettura femminile attiva, partecipe e critica.

“La lettrice in abito bianco” (1776) di Jean-Honoré Fragonard
Parallelamente, le donne iniziarono ad accedere progressivamente all’istruzione, inizialmente a livello elementare e, più tardi, in alcune aree urbane e borghesi, anche secondario e universitario.
In Italia, la Legge Casati del 1859 rese obbligatoria l’istruzione elementare per entrambi i sessi, dai 6 ai 9 anni. Sebbene l’accesso all’istruzione superiore fosse ancora molto limitato per le donne, questa legge fu una tappa cruciale per la diffusione dell’alfabetizzazione femminile.
In Francia e Inghilterra, le riforme educative seguirono traiettorie simili: nacquero scuole femminili borghesi nelle grandi città come Parigi e Londra, spesso fondate da educatrici o filantrope, che offrivano un’istruzione che andava oltre il semplice addestramento domestico.
Esempi noti includono le scuole fondate da Louise-Cécile Descamps in Francia e le “ladies’ colleges” come il Bedford College e il Girton College in Inghilterra, legati al movimento per l’istruzione universitaria femminile.

“La lettrice” (1865-70) di Pierre-Auguste Renoir
Con il passare del secolo, le lettrici acquisirono un ruolo sempre più centrale nel panorama culturale
Anche l’editoria iniziò a pubblicare testi pensati per un pubblico femminile, come i romanzi educativi, i libri di buone maniere e le riviste illustrate. Testi come The Governess (1749) di Sarah Fielding o La nuova Eloisa (1761) di Rousseau, pur con obiettivi diversi, rappresentano esempi di letture rivolte alle donne, spesso centrati sul tema della formazione morale e affettiva.
Ne fu un esempio La lettrice (1865-70) di Pierre-Auguste Renoir, in cui il soggetto femminile, Marguerite Legrand, era immerso nella lettura con un’espressione concentrata, quasi distante dallo spettatore. L’ambientazione cambiò: la donna non era più ristretta all’intimità domestica, ma collocata in spazi pubblici come il Caffè Guerbois e il Café de la Nouvelle Athènes, due luoghi parigini centrali della vita culturale francese verso la fine del XIX secolo, punti di ritrovo degli Impressionisti, quali Monet, Degas e lo stesso Renoir. In questo contesto, anche le donne assunsero una nuova visibilità, mostrate in ambienti urbani, autonome e pensierose.
Altri artisti come Ramon Casas e Vittorio Corcos rappresentavano soggetti anche disinteressati, annoiati, con uno sguardo sulla modernità. In La giovane decadente (1899), Casas dipinse la sua modella Madeleine Boisguillaume distesa su un letto mentre leggeva un libro dalla copertina gialla, considerata “moderna e sovversiva” e che i giovani leggevano alla fine del ‘900.
L’arte e la libertà conquistata
I dipinti che rappresentavano le lettrici cambiarono ulteriormente con il XX° secolo. Le donne rappresentate non furono più figure domestiche, ma dinamiche e impegnate. Il lungo e articolato percorso verso l’emancipazione si espresse attraverso il suffragismo, l’accesso progressivo all’università e la partecipazione al lavoro intellettuale.

“Kizette” (1928) di Tamara De Lempicka
Il movimento suffragista si sviluppò tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, con momenti emblematici come la fondazione della National Union of Women’s Suffrage Societies in Inghilterra (1897) e il diritto di voto conquistato dalle donne in paesi come la Nuova Zelanda (1893), il Regno Unito (1918 per le donne sopra i 30 anni, poi esteso nel 1928) e successivamente in Francia e Italia dopo la Seconda guerra mondiale.
L’apertura alle università
Nel 1869 il Girton College a Cambridge fu il primo collegio femminile universitario nel Regno Unito, e negli anni successivi anche in Italia e Francia alcune donne iniziarono a iscriversi ai corsi universitari, sebbene con molte restrizioni. A ciò si affiancò la crescente partecipazione delle donne alla vita culturale e professionale. Giornaliste, scrittrici, insegnanti e scienziate come Marie Curie divennero figure di riferimento.
Il rapporto con la lettura diventò simbolo di una nuova libertà culturale. Le opere di artisti come Mary Cassatt o Berthe Morisot non mostravano più donne passive, ma protagoniste della loro stessa narrazione. Cassatt, in particolare, fu tra le prime a ritrarre madri e figlie immerse nella lettura, rendendo quel gesto quotidiano un atto di trasmissione del sapere.
In Kizette (1928) Tamara De Lempicka ritrae sua figlia Kizette con lo sguardo diretto allo spettatore nel giorno della sua prima comunione, con un libro aperto.

“Donna che legge” (1935) di Pablo Picasso
La Donna che legge (1935) di Pablo Picasso vede una donna in una pausa di riflessione. La mano è rilassata, il libro è aperto ma non su una pagina particolare. La mano che regge il libro sembra il libro stesso. La donna non è concentrata sulla lettura, ma bensì è distratta.
Un lento processo verso l’emancipazione
La lettura è stata la chiave di un cambiamento più profondo e duraturo. Gli artisti hanno inconsapevolmente documentato il processo di emancipazione. Le rappresentazioni delle donne passarono da semplici figure raccolte nei loro libri a vere e proprie testimoni di un’epoca di trasformazione.
Nell’immagine di copertina, dipinto di James Christensen




