Che cosa significa “semplicità” nella scrittura?

by Drew Oldman
Semplicità scrittura Dipinto di Vicente Romero Redondo

La ricerca della semplicità è un tema che riguarda tutti coloro che prendono la penna in mano o si siedono davanti ad una tastiera, che siano esordienti oppure no. Attraversa epoche e movimenti culturali a cominciare da Virgilio per arrivare fino a Raymond Carver, il maestro del racconto americano, passando per il grande Hemingway. E oggi diventa una scelta quasi obbligata in un mondo, sovraccarico di informazioni, nel quale il tempo di lettura è sempre più ridotto.

Ma cosa intendiamo per “semplicità” della scrittura?

“La buona prosa deve essere trasparente come il vetro di una finestra”, scrive George Orwell nel saggio “La politica e la lingua inglese”, pubblicato nel 1946 con l’intenzione di mettere in discussione il linguaggio politico inglese dell’epoca, ma stabilendo di fatto un principio valido per ogni forma di letteratura: la scrittura deve essere chiara al punto che il lettore quasi non si accorga delle parole, ma si concentri solo sul significato.

La ricerca della semplicità non riguarda solo la letteratura, ma abbraccia anche il vasto territorio della divulgazione culturale o scientifica. Ovunque cioè ci sia il bisogno e l’intenzione di rendere concetti, idee, informazioni e anche emozioni accessibili a un pubblico più ampio e, comunque non di specialisti di una materia.

Non solo una questione di stile, ma di etica e responsabilità

Per molti scrittori la semplicità nella scrittura non è solo una questione di stile, ma di etica e responsabilità, un segno di rispetto per i lettori, una sorta di democraticizzazione della cultura, non più riservata ai pochi.

La semplicità per Italo Calvino

Nel 1988 viene pubblicata, postuma, una raccolta di lezioni che Italo Calvino avrebbe dovuto tenere all’Università di Harward nel 1985, se non fosse mancato improvvisamente proprio prima del loro inizio.

Si tratta delle famosissime Lezioni americane: Sei proposte per il prossimo millennio”.

Ogni lezione prende spunto da un valore che Calvino considerava importante per la letteratura in vista del nuovo millennio: leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità, coerenza (l’ultima lezione è stata solo progettata e non realizzata).

In particolare le prime tre, forniscono, con buona approssimazione, una solida base di partenza per tentare di definire la semplicità nella scrittura.

"Le lezioni americane", Italo Calvino

“Le lezioni americane”, Italo Calvino

Le lezioni americane

Nella prima lezione, Calvino fornisce diversi significati di “leggerezza” nella scrittura, ma soprattutto la vede in contrapposizione alla pesantezza della vita e di una certa letteratura. La leggerezza per Calvino non significa superficialità o banalità. Al contrario, implica precisione (nella scelta delle parole) e determinazione nel linguaggio con il fine di trattare temi complessi con grazia e semplicità.

La leggerezza per l’autore è sottrazione, eliminare i pesi superflui per lasciare solo ciò che è essenziale. Questo vale sia per la struttura della narrazione sia per la scelta delle parole (non solo giuste, ma semplici e di uso comune). La prosa leggera è trasparente e fluida, e permette al lettore di percepire il significato del testo senza sforzo.

Nella seconda lezione, la “Rapidità”, Calvino coglie uno degli aspetti più cruciali della scrittura moderna: deve adattarsi ai tempi sforzandosi di essere veloce e concisa. Ne l’“Esattezza” poi, si scaglia contro l’appiattimento del linguaggio: “Mi sembra che il linguaggio venga sempre usato in modo approssimativo, casuale, sbadato, e ne provo un fastidio intollerabile”.

L’antidoto, secondo l’autore è, per l’appunto, l’esattezza, che significa: avere ben chiaro il piano dell’opera e organizzare con logica e linearità i contenuti; utilizzare immagini vivide e memorabili, ma nitide; adottare un linguaggio preciso “come lessico e come resa delle sfumature del pensiero e dell’immaginazione”; e infine attuare una meticolosa e continua revisione del testo

In tutte le Lezioni Calvino sottolinea la sua predilezione per testi brevi. E sottolinea l’importanza del ritmo, anche nelle narrazioni in prosa.

"I promessi sposi", Alessandro Manzoni

“I promessi sposi”, Alessandro Manzoni

La semplicità in Manzoni e Hemingway

Sono in molti, tra autori e critici – prima e dopo Calvino – a sostenere che uno stile semplice possa essere un mezzo potente per esprimere idee profonde e comunicare con un pubblico più ampio. Tra questi troviamo due giganti della letteratura. 

Alessandro Manzoni (1785-1873), una delle voci più importanti del Romanticismo italiano, è una figura emblematica nella ricerca della semplicità e dell’efficacia della comunicazione.

Con “I promessi sposi, la sua opera più famosa, pubblicata in versione definitiva nel 1840, dopo anni di continue revisioni, non solo semplifica il linguaggio, ma contribuisce significativamente alla formazione della lingua italiana moderna. Manzoni infatti, partendo dall’analisi dei numerosi e diversi dialetti che si parlavano all’epoca nel nostro Paese (l’unificazione dell’Italia avverrà solo nel 1861), si sforza di creare un linguaggio unico e condiviso, chiaro e comprensibile ovunque sulla penisola.

Ma questa ricerca, in Manzoni, non è solo stilistica, è anche tematica. Per lui la chiarezza e la semplicità sono essenziali per esprimere la verità, sia storica sia morale.

"Il vecchio e il mare", Ernest Hemingway

“Il vecchio e il mare”, Ernest Hemingway

Ernest Hemingway (Nobel per la letteratura 1954) è noto per la sua prosa minimalista. La sua scrittura è un modello di semplicità ed economia linguistica. Il suo Il vecchio e il mare, che gli valse il Nobel, è forse uno dei più concreti esempi di come una prosa, fatta di frasi brevi che vanno dritte al punto, di parole di immediata comprensione, possa trasmettere profondità emotiva e complessità psicologica.

I benefici della semplicità nella scrittura per il lettore

Non c’è dubbio che il fine ultimo di questa ricerca di essenzialità da parte di un autore sia quello di avvicinarsi il più possibile al proprio pubblico per migliorare l’esperienza della lettura.

Un linguaggio semplice rende il testo accessibile a tutti, evita ambiguità e fraintendimenti. Permette di concentrarsi sull’essenza del messaggio. Mantiene alto il coinvolgimento emotivo e l’identificazione con i personaggi. Le idee diventano più facili da ricordare.

Usare meno parole non solo fa risparmiare tempo, ma rende il messaggio ancora più forte. Aiuta a superare barriere linguistiche e culturali perché può essere adattato in altre lingue senza perdere il suo significato e la sua forza.

Semplicità e chiarezza nella scrittura sono molto più difficili, eppur si deve

Scrivere in modo chiaro e conciso è molto più difficile. Lo afferma Blaise Pascal (matematico, fisico, filosofo e teologo del 17° secolo) quando dice: “Questa lettera è stata più lunga perché non ho avuto il tempo di farla più breve.” Una citazione più volte ripresa da Voltaire e da Mark Twain ai quali viene a volte attribuita.

Anche Calvino, sempre nella sua lezione sull’ “Esattezza” (nelle “Lezioni americane“), rivela quanto sia più faticoso ottenere una prosa semplice e chiara. Ovviamente al netto del concepimento dell’idea stessa dell’opera.

Un gesto d’amore nei confronti del lettore

E sono molti gli autori che concordano con lui descrivendo il proprio lavoro come l’ossessiva ricerca di un equilibrio perfetto tra una forma trasparente e il suo contenuto. Per ognuno di loro, tagliare, aggiungere, tagliare ancora, rifinire il testo fino a che non risulti affilato come una spada è un mantra, una sfida continua in cui cambiare una parola significa influenzare a catena tutto il resto, come le tessere di un domino.

Uno sforzo enorme insomma, un vero e proprio gesto d’amore dello scrittore nei confronti del lettore. Perché ne riconosce il ruolo di unico vero destinatario di ciò che scrive e perché, in quanto tale, si sforza di fare in modo che ciò che vuole raccontargli gli arrivi senza distorsioni, esattamente come l’ha pensato.

In copertina, dipinto di Vicente Romero Redondo.

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