La libreria interiore

by Roberto Borgia

Ci sono libri che ti afferrano alla gola. Altri ti parlano piano, quasi con pudore, come certe persone che capisci solo dopo anni. E poi ci sono quelli che restano lì, come un promemoria sulla scrivania dell’anima: “Ricordati di essere onesto. Ricordati di essere gentile. Ricordati di essere”. Questa settimana ho riletto alcune pagine sparse. Non un romanzo intero, ma frasi che sono come gocce di miele, dolci e necessarie. Ne ho raccolte cinque, una per ciascuna virtù che vorrei portare con me nei giorni che verranno.

Onestà è «dire la verità anche quando fa male. La verità non ha bisogno di urla. Basta saperla dire guardando negli occhi». Marguerite Yourcenar. L’onestà è un rischio, sempre. È scegliere di non piacere a tutti. È scrivere (o vivere) senza cercare l’applauso. È la frase di Natalia Ginzburg che dice: «Preferisco dire stupidaggini sincere che bugie ben dette». Penso a “Lessico famigliare”, e mi chiedo: quanto siamo onesti davvero con chi amiamo?

Coerenza cioè tenere fede a sé stessi anche quando costa. «Non si può essere se stessi a metà» scrive Albert Camus. La coerenza non è rigidità. È fedeltà. A un’idea, a una scelta, a una promessa fatta a vent’anni, magari scritta su un quaderno stropicciato. Ne parla anche Primo Levi: «Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario». Coerenza è continuare a conoscere, anche quando il mondo cambia.

Gratitudine ovvero riconoscere che non siamo arrivati fin qui da soli. «La gratitudine è la memoria del cuore», dice Jean-Baptiste Massieu (attribuita da Victor Hugo). 

Ogni libro che ci ha migliorati, ogni persona che ci ha detto una parola gentile al momento giusto… Ogni gesto che ci ha fatto sentire meno soli: non dimentichiamolo. In “Una vita come tante”, Hanya Yanagihara scrive: «Non puoi salvarti da solo». Ecco: la gratitudine è sapere che non dobbiamo farlo.

Gentilezza è la forma più nobile del coraggio. «Sii gentile, perché tutti stanno combattendo una battaglia di cui non sai nulla», racconta Ian Maclaren.

Raymond Carver, nel suo testamento poetico “Late Fragment”, si chiede: «Did you get what you wanted from this life?” E risponde: “I did. […] To call myself beloved, to feel myself beloved on the earth». La gentilezza non è una strategia. È una vocazione. È l’unico modo per far sentire qualcuno “beloved on the earth”.

Consapevolezza – essere presenti, davvero. «La felicità non è qualcosa che si rimanda al futuro. È qualcosa che si costruisce ora» scrive Thich Nhat Hanh.

Virginia Woolf in “Le onde” scrive: «Io sono fatta e disfatta continuamente. Diverse persone tirano da diverse parti. E questo è il miracolo». Essere consapevoli è accettare quel miracolo. Respirare, leggere una frase, ascoltare un silenzio. Rendersi conto che non tornerà.

Un invito alla lentezza. Non serve leggere cento libri. Ne bastano cinque, letti così: con la cura di chi sbuccia una mela per offrirla a qualcuno. 

Sono cresciuto in una casa piena di libri. Sarà per questo che adoro le biblioteche ma soprattutto le librerie, girare fra gli scaffali e i ripiani pieni di libri, sfogliarli, respirarli.
Sono figlio di due ex camperisti con la passione per i viaggi. Sarà per questo che ho scelto una professione che mi portasse a girare, incontrare persone di paesi diversi, conoscerne le tradizioni, la cultura.

La curiosità stimolata dai viaggi e dalle letture ha aiutato. L'essere curioso mi porta ad informarmi sulle novità, a trovare strade diverse per fare le cose e a capire, anche per sommi capi, come funzionano le cose. Fare le cose come le abbiamo sempre fatte non fa per me.

Sono un convinto sostenitore dell'apprendimento continuo, credo sia qualcosa per cui tutti dovremmo trovare del tempo e leggere libri aiuta ad allargare i propri orizzonti, ricaricarsi e rifocalizzarsi, dare nuovo impulso alle proprie. Leggere mi rilassa, mi rende "pieno", mi fa "viaggiare con la mente".

A gennaio 2022 ho aperto un gruppo su LinkedIn, Il Club del Libro. Ho scoperto che il libro è uno strumento potentissimo di condivisione, di socialità, e sapere che un mio commento o una mia recensione faccia sì che un libro venga letto, ancor più se da una persona che da un po' non leggeva, mi da una scarica di felicità (altro che dopamina) che non ha paragoni.

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